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Greatness CodeTEMPO DI LETTURA 5 min

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In questi primi mesi del 2020, uno degli eventi televisivi più seguiti – e anche più apprezzati – è stato sicuramente rappresentato da The Last Dance, una docuserie prodotta da ESPN che ripercorre l’ultima stagione di Michael Jordan ai Bulls, analizzando anche la leggendaria carriera di MJ e dei suoi compagni di squadra, in primis Scottie Pippen e Dennis Rodman. Acclamata in maniera pressoché universale dalla critica (anche se giocatori come Pippen non ne sono stati entusiasti), The Last Dance è un prodotto destinato a fare scuola negli anni a venire. A testimonianza della sua rilevanza, è già partita la caccia al suo successore.
Sui media italiani, infatti, la docuserie Greatness Code è stata definita come la risposta di Apple al prodotto di ESPN (e trasmesso da Netflix). Il paragone, però, è improprio non soltanto a livello qualitativo, ma anche perché i due prodotti non possono essere paragonati. The Last Dance, infatti, ha un formato classico, con narratore, intervistati, filmati d’epoca e puntate lunghe almeno 40 minuti e al massimo di un’ora. Greatness Code – prodotta da Apple+ in cooperazione con Uninterrupted (piattaforma creata da Maverick Carter, amico di LeBron James) – è invece composto da sette puntate lunghe circa 6 minuti ciascuna. Da una parte, dunque, abbiamo una docuserie tradizionale; dall’altra, invece, c’è un prodotto che vuole essere innovativo e fuori dagli schemi, ma che può essere paragonato più a dei video su YouTube che a uno show come The Last Dance.

7 LEGGENDE DELLO SPORT RACCONTANO UN GRANDE MOMENTO DELLA LORO CARRIERA


La sinossi di Greatness Code può essere descritta efficacemente dal titolo del paragrafo. In ogni puntata, infatti, una leggenda dello sport si siede sul divano e racconta un momento particolarmente importante della propria carriera, il quale riassume alla perfezione gli elementi che l’hanno resa – per l’appunto – una leggenda. In 6 minuti, dunque, l’obiettivo è quello di far porre allo spettatore una domanda fatidica: la grandezza (in termini sportivi) è una dote innata, o che viene sviluppata? La risposta è che entrambi i fattori sono necessari. Tutti gli atleti intervistati, infatti, hanno un talento notevole ma, nel corso della carriera, hanno anche dovuto sviluppare doti aggiuntive. Il mero talento, come mostrato da molti esempi nella storia dello sport, non è sufficiente per raggiungere la Greatness. 
I sette protagonisti sono, in ordine: LeBron James (giocatore NBA); Tom Brady (giocatore NFL); Alex Morgan (giocatrice di calcio); Usain Bolt (ex velocista); Shaun White (snowboarder); Katie Ledecky (nuotatrice); Kelly Slater (ex surfista). Il primo aspetto da sottolineare è che questo prodotto si rivolge a un pubblico esperto e appassionato di sport. Essendo le puntate lunghe pochi minuti, non c’è tempo per introdurre i personaggi e per fornire elementi di contesto. Molti elementi, dunque, devono essere già conosciuti, se si vuole comprendere appieno il racconto delle sette vicende. Ad esempio, non si può capire l’episodio di LeBron James senza conoscere la sua decisione di andare ai Miami Heat e la clamorosa sconfitta contro Dallas nel 2011. Il recensore che vi scrive non conosceva Kelly Slater, e ha dovuto rimediare a questa lacuna prima di guardare l’ultimo episodio. Un’altra cosa da dire è che 6 dei 7 atleti sono statunitensi (Bolt, invece, è giamaicano).
A differenza di quanto ci si potesse aspettare, alcuni racconti sono incentrati su momenti poco conosciuti degli atleti in questione. Solo Bolt e – in parte – Kelly Slater hanno deciso di concentrarsi su eventi che li hanno resi delle leggende. Ad esempio, Tom Brady – che ha vinto per ben 6 volte il Super Bowl – ha parlato di una partita di Regular Season di 13 anni fa. Da un lato, ciò permette di scoprire dettagli meno noti; al tempo stesso, però, la potenza narrativa è indebolita.
Inoltre, in molti casi la narrazione degli atleti non è riuscita a essere coinvolgente, soprattutto a causa di una ripetizione piuttosto banale di cose che gli appassionati già conoscono (l’esaltazione che si sente quando c’è la gara, l’adrenalina fornita dalle decine di migliaia di persone sugli spalti…). Considerando che, come già detto, questa è una serie per appassionati, si tratta di un problema non da poco. Per questo motivo, le diverse votazioni sono state assegnate soprattutto in virtù della capacità dell’atleta di coinvolgere lo spettatore e farlo immedesimare nei suoi panni, facendogli vivere appieno la situazione in cui si trovavano. Questo obiettivo è stato raggiunto soprattutto dalla grande nuotatrice Katie Ledecky. Sorprende in negativo, invece, LeBron James, atleta straordinario e protagonista di imprese epiche, ma anche personaggio estremamente mediatico e sempre più coinvolto nel mondo dello spettacolo.

LE ANIMAZIONI ATTIRANO L’ATTENZIONE MOLTO PIÙ DEI PROTAGONISTI


Il vero elemento di interesse della docuserie, però, è rappresentato dalle animazioni. Realizzate da Lauren Fisher e dal regista della serie, Gotham Chopra (specializzato in documentari a tema sportivo come Tom vs Time e Religion Of Sports), esse accompagnano e danno vita a ogni frase pronunciata dai sette atleti. Ad eccezione di alcuni momenti in cui non sono sembrate particolarmente incisive – si pensi alla parte finale della prima puntata – queste animazioni sono riuscite a catturare l’attenzione dello spettatore. Del resto, con un formato così breve, era necessario un accompagnamento grafico di questo tipo: mostrare solo spezzoni di filmati d’epoca, infatti, è utile in prodotti più classici – e più lunghi – come The Last Dance. Uno show molto più immediato come Greatness Code, invece, aveva bisogno di qualcosa che attirasse maggiormente l’attenzione. Per questo motivo, è possibile affermare che le animazioni abbiano contribuito grandemente a salvare questa docuserie, permettendole di raggiungere – a malapena – una sufficienza complessiva.

… THEM ALL!


LeBron James 1×01
Tom Brady 1×02
Alex Morgan 1×03
Usain Bolt 1×04
Shaun White 1×05
Katie Ledecky 1×06
Kelly Slater 1×07

 

Erroneamente paragonata a The Last Dance, Greatness Code è una docuserie che va considerata come un prodotto unico nel suo genere. Nonostante delle buone idee di base, un grande parterre di atleti e delle ottime animazioni, il risultato è stato spesso inferiore alle aspettative. Nel complesso, non ci si può spingere oltre una sufficienza (non particolarmente piena). Peccato, sarà per la prossima volta.

Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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