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Homecoming 2×05 – Meters

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Alex:”When I got back, I knew something was wrong with me, but I couldn’t explain it to anyone.
It was like the people around me were keeping a secret.
Like we were in a movie, and everyone knew we were in a movie except for me. But what I learned is that this happens to almost all of us. Those fucked-up thoughts that you’re thinking right now, that you are feeling, you are not alone, and you are not crazy.
You’re just having a completely sane reaction to some fucked-up circumstances. That’s it.”

 

Se bisognasse trovare un’unico tema attorno a cui racchiudere l’intero Homecoming, il “complottismo” sarebbe probabilmente il primo che verrebbe in mente, con tutte le sue forme e derivazioni. Sam Esmail (non a caso autore di Mr. Robot) avrà pure abbandonato la serie (figurando comunque tra i produttori), ma la sua influenza a riguardo continua a farsi sentire eccome. La seconda stagione, infatti, sta dimostrando di seguire, in perfetta continuità, quanto è stato già sviscerato abbondantemente nella prima. Lo show di Amazon continua quindi a mettere in scena la paranoia dei singoli, la sensazione di accerchiamento che affligge i tanti e in generale quel cospirazionismo che il web 2.0 ha contribuito a diffondere a livello globale.
Un meccanismo di distorsione della realtà, di teorie ora smontate ora confutate, di verità innocue o piuttosto ancor più inquietanti, che in fondo coinvolge alla base la stessa modalità di narrazione. Dopo i primi due episodi che hanno presentato uno scenario dall’angosciante atmosfera, i successivi tre ne stanno raccontando l’antefatto: e cosa hanno insegnato? Che il complotto governativo che sembrava nascondersi dietro all’operazione di Bobby Cannavale e di Julia Roberts, nella prima stagione, è stato non solo brutalmente smentito dall’inserimento di un Leonard Geist totalmente all’oscuro, ma persino “ridicolizzato” dalla sua figura di imprenditore agricolo idealistico e incorruttibile (pur con tutta la sua rudezza caratteriale). Eppure, in uno sviluppo solo successivo, l’ingerenza degli alti vertici militari è incredibilmente arrivata sul serio, con l’entrata in gioco di Francine Bunda (la sempre memorabile Joan Cusack), la quale nel dialogo con Audrey addirittura spinge per un impiego del prodotto ancor più ambizioso (e probabilmente privo di alcun limite morale). E quindi a niente varranno le resistenze del tenace Leonard, pur valide per regalare una delle scene più belle (e intimamente tragiche) della puntata, come certificato dal suo rabbioso discorso interrotto da Audrey nel secondo episodio.
Di come le manovre dei “grandi” arrivano ad influenzare l’esistenza del “piccolo” ne è l’emblema Walter Cruz, da questo punto di vista il vero collante delle due stagioni. La sua parabola all’interno della serie, infatti, riflette ancor più chiaramente l’altalenante approccio narrativo della serie, nonché il comportamento della Geist stessa, nel suo essere dapprima manipolato dal progetto Homecoming, poi temuto dai suoi vertici con l’indagine condotta da Carrasco, poi scovato (solo per essere “dimenticato”) da Ellen Bergman, infine nuovamente sgradito e quindi inseguito da Audrey e dalla sua compagna Alex. Proprio la “recita” di quest’ultima, che si consuma in “Meters”, non fa che incarnare e ripercorrere tutte queste dinamiche, passando dalla (tentata) distorsione della verità ai danni dell’ex-soldato, al sollievo della donna per una paranoia completamente infondata nei suoi confronti (visto che non sembra ricordare nulla dell’Homecoming), fino al suo tradirsi fatalmente su quei “metri” (che, non a caso, danno il titolo all’episodio), svelando il suo inganno e arrivando in maniera controproducente a fomentare ancor più l’ossessione di Walter.
“Meters” è quindi l’episodio in cui non si è mai stati così vicini dall’arrivare finalmente al punto di partenza stagionale, mancando solo di un unico tassello, ossia il momento in cui Alex perde la memoria. Le modalità dell’evento sono comunque già preannunciate dal finale, dal recupero del roll-on della Geist (e dall’acquisto del cocomero, sui titoli di coda). L’aspetto più intrigante di questa narrazione a ritroso è la cura per i dettagli ed indizi disseminati dagli autori, che lo spettatore si diverte a riconoscere man mano che questi vengono collocati al posto giusto, dai palloncini citati dalla Bunda al momento in cui Alex contrassegna le X sulla foto “manomessa”, fino allo stesso roll-on, prima buttato nel cestino poi ripreso a fine puntata dalla stessa donna. Di questo appassionante gioco ad incastro e brillante rovesciamento di fatti e ruoli, va riconosciuto il possibile aspetto negativo, ovvero il rischio di inconsistenza narrativa che spesso simili operazioni finiscono col rivelare, una volta sciolte tutte le controversie.
Homecoming, però, qualcosa di concreto da raccontare sembra averlo eccome, da una ben ragionata psicologia dei suoi protagonisti fino agli arguti riferimenti all’attualità. Ma ancor più importante, forma e contenuto vanno di pari pari passo: basti vedere, per esempio, quella ripresa troppo meccanica che segue l’acquisto del cocomero durante i titoli di coda, davvero troppo artefatta ed “esplicita” nella sua finzione; o ancora la perfetta geometria del terreno di Leonard, che la camera riprende, lentamente, allontanandosi sempre più in alto. Tutti strumenti visivi che stanno a simboleggiare l’umana illusione del controllo, la sua completa fugacità, perfettamente rappresentata dalla vacua lotta di Leonard, destinata a fallire. Se tutto questo, poi, è sufficiente per elevare lo show nel sempre più competitivo pantheon seriale contemporaneo, questo sta probabilmente tanto al gusto personale dello spettatore quanto agli episodi finali in sé, ma per ora rimane comunque meritevole di lode ed interesse.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Homecoming, Sam Esmail e il complottismo, tra finzione e realtà 
  • Il fatidico incontro Walter/Alex, chiave per tutta la stagione 
  • La resistenza, seppur ininfluente, di Leonard 
  • Bunda, ma soprattutto Joan Cusack
  • Forma e contenuto, di pari passo: l’umana illusione del controllo
  • Il gioco ad incastro della narrazione…
  • … il rischio di risultare inconsistente alla fine della fiera 

 

“Meters” diventa un episodio cruciale di questo secondo capitolo, incarnando l’essenza di tutta la serie e registrando il più vicino ricongiungimento delle sue linee temporali. A “salvare” la stagione, per ora, ci pensa una messa in scena ed una narrazione sempre intrigante. Invece per “ringraziare”, o addirittura “benedire” gli autori, servirà la prova del nove, ovvero il superamento del gioco narrativo e l’entrata nel vivo delle sue concrete conseguenze.

 

Soap 2×04 ND milioni – ND rating
Meters 2×05 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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