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Homeland 8×07 – Fucker Shot MeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Homeland, avendo iniziato in maniera chiara e diretta il suo percorso in cui la protagonista Carrie avrebbe dovuto ripercorrere in un certo senso i passi di Brodie nella prima stagione, aveva probabilmente mancato leggermente le modalità.
Finora infatti le vicende, come in ogni stagione dello show, avevano per lo più avuto la forma di tasselli preparatori e niente di tutto quello che era andato in onda regolarmente ogni settimana aveva lasciato pensare ad una stagione conclusiva, tutto pareva più che altro orientato soltanto ad un normale avanzamento di un capitolo ulteriore nella vita di Carrie Mathison. Il dubbio risiedeva principalmente in come la trama era stata costruita, riportare nella serie personaggi come Haqqani (già presente nella quarta stagione) non era stata presa con grande positività vista l’occasione dell’ultimo ballo, ma sembra proprio che anche questo nodo si stia pian piano sciogliendo, dando allo spettatore tutti i mezzi per comporre autonomamente un puzzle ordinato e che con tutta probabilità si completerà ancora meglio nelle prossime settimane.
Volendo ordinare gli eventi si può partire da Saul, la sua volontà di garantire che gli Stati Uniti concedano ad Haqqani un processo regolare è uno dei poli principali dell’episodio. Il primo dei suoi contatti con G’ulom si sarebbe anche dimostrata un’idea costruttiva ma, come al solito in Homeland le vie meno consone risultano quelle che poi portano risultati più concreti.
Dopo l’intervento del presidente nel corso del meeting, Saul è costretto a rifugiarsi in un alleato molto insperato ovvero Latif Tasneem che aveva addirittura cercato di uccidere Haqqani nelle puntate precedenti. Tentando di sfruttare la sua amicizia Saul commette un errore molto significativo con “Bunny” che gli fa addirittura notare come il suo ruolo di rappresentate del governo degli Stati Uniti gli calzi a pennello; grande amico quando ha bisogno di qualcosa, grande approfittatore e tiranno quando la situazione è ribaltata. I due, nonostante le riluttanze della donna, riescono alla fine a convincere il giudice a rimandare il processo di almeno una settimana, guadagnando apparentemente tempo prezioso.
Come già chiaro però il pesce puzza dalla testa e proprio a questo questo punto gli sceneggiatori piazzano il colpo grosso, quello che può sicuramente dare la scossa che in molti aspettavano almeno per le vicende di Berenson: non c’è mai stata nessuna negoziazione, Hayes, che aveva richiesto il ritorno a casa del corpo del suo predecessore, non può in realtà reclamarne i resti dopo aver autorizzato il lancio di una bomba che li ha distrutti. Accusando Haqqani della sua morte e sottoponendolo al giudizio di uomini corrotti avrebbe facilmente salvato la sua immagine. In questo caso anche la figura del giudice con cui Saul aveva preso accordi sparisce, venendo rimpiazzata con uno probabilmente al servizio del presidente e che presumibilmente si farà pochi scrupoli nel condannare Haqqani.
Prosegue in contemporanea anche la missione di soccorso di Carrie, anch’essa piena di legami col passato radicati all’interno delle vicende. Come riportato in precedenza una volta Haqqani era il nemico e l’impressione nel vedere la protagonista arrivare in un cimitero pieno di seconde date tutte riportate sulle rispettive tombe nello stesso giorno rimanda proprio a quel momento. Il cerchio pare chiudersi sempre di più: l’area è quella devastata dalla distruzione portata in prima persona proprio da Carrie, che durante la quarta stagione ordinò un bombardamento indirizzato a dei terroristi che finì per fare strage di innocenti, tutto ciò aveva messo fine alle speranze di un accordo di pace tra Warner e il successore di Haqqani.
La visita in sé rappresenta una grossa botta emotiva, che inizialmente era stata percepita in un certo qual modo dall’agente della CIA ma che in questo caso viene moltiplicata agli occhi del pubblico dalla consapevolezza di aver fatto parte del fallimento di un accordo di pace capace di salvare decine di migliaia di vite in più e magari chissà, consegnare agli Stati Uniti una qualche sorta di vittoria. Allo stesso tempo tutta la costruzione sembra anche portare al passato, come succede più o meno in ogni episodio, facendo luce su un qualcosa di relativo alla storia pregressa che influisce pesantemente su quella attuale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il prospetto di un disastro geopolitico attuale causato da una decisione di molti anni prima è la più realistica delle percezioni
  • Il raggiro nei confronti di Saul e il nuovo giudice del processo
  • Il presidente USA che getta la maschera
  • La performance di Claire Danes nelle scene al cimitero
  • Ogni puntata racchiude in sé rimandi al passato e sensazioni che fanno rivivere Homeland e tutto il suo percorso narrativo
  • Niente di particolarmente rilevante

 

Ogni puntata che passa Homeland aggiunge più tasselli, grazie soprattutto a rimandi al passato molto significativi. In questo caso forse troviamo il più forte, almeno a livello emotivo, della protagonista, che rischia di aver provocato un disastro geopolitico incredibile. Lo stato di Carrie e il salvataggio nel finale di Yevgeny sospendono un episodio che preannunciava un disastro che avrebbe condotto Max alla morte. Si attende a questo punto che la situazione, per lui e per Haqqani, si sblocchi, donando al pubblico altri particolari e ritorni di elementi di uno delle migliori serie della storia di Showtime.

 

Two Minutes 8×06 0.71 milioni – 0.1 rating
Fucker Shot Me 8×07 1.09 milioni – 0.2 rating

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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