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Hostages 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Finita l’estate, il caldo e le vacanze si riprende la solita vitaccia. Scuola, lavoro e vicessitudini varie ricominciano con la solita noia e pesantezza. Per noi malati seriali di serie tv però settembre è come un gran bel banchetto da godersi dopo un lungo periodo di dieta. Riprende la stagione telefilmica e le varie tv americane sfornano tanti piccoli pilot nella speranza di non doverli stroncare dopo la prima stagione. E così anche la CBS mette in piazza una nuova creatura: Hostages.
Ben presto la trama e le varie storyline sono messe in piazza lasciando poco spazio alla fantasia del telespettatore che subito capisce che la famigliola perfetta fatta da una dottoressa di successo, un uomo d’affari e da due teenagers è solamente una facciata. Il marito, interpretato da Tate Donovan, (il padre di Marissa in The O.C.), è un adultero e i figli hanno una un problema di gravidanza indesiderata e l’altro un problema di droga. Gli autori non lesinano su nulla e spiattellano immediatamente il filo conduttore della serie tv. Trascorsi i primi 40 minuti, giusto il tempo di terminare l’episodio, la reazione è stata quella di scuotere la testa sospirando perché la fine era finalmente arrivata. Insomma questo pilot presenta problemi sotto diversi aspetti, il cast, gli autori e la trama alquanto labile che rischia di rendere monotona la serie tv e soprattutto è molto difficile portare avanti una stagione intera centrata su una base simile. Il rischio che si corre è quello di vedere i personaggi invischiati in un circolo vizioso che porta inesorabilmente la storia a diventare banale e ripetitiva. Insomma: cosa possono raccontare di diverso in più puntate di quello che hanno già raccontato?
Ma parliamo del cast. Arriva direttamente dal mondo del cinema la protagonista femminile Toni Colette alias Ellen Sanders, per chi non la ricordasse era la sorella bruttina di Cameron Diaz nel film “In Her Shoes”, ovviamente il curriculum cinematografico si arricchisce anche per altri lavori, ma io la ricordo solo in quel ruolo. La sua performance in questa serie tv è alquanto asettica e priva di profondità, stessa cosa vale per il coniuge seriale Tate Donovan/Brian Sanders. Per quanto riguarda l’agente federale, padre di famiglia e amorevole marito al capezzale della moglie in coma, ben presto si trasforma nel sequestratore che complotta con non si sa quante altre persone, per costringere la protagonista ad ammazzare il presidente degli States. A livello di qualità di interpretazione Dylan McDermott risulta freddo e fin troppo superficiale alternando momenti da bullo dell’FBI ad altri di marito in pena per la moglie malata, il problema in tutto ciò è che il suddetto attore ha vinto ed è stato nominato più volte nella categoria “Best Actor in a Drama” ai Golden Globe per la sua performance in The Practice, e i Golden Globe non sono i premi del paese di provincia…
La pecca più grande ad ogni modi si conferma comunque la trama, al di là delle performance degli attori, che potremmo anche giustificarle con il profilo ritratto dagli autori, questo resta l’anello debole della serie tv che potrebbe valerle una fine prematura. Ogni personaggio ha una storia distinta che però risulta banale e putroppo quelli che dovrebbero sembrare i cattivi non lo sembrano poi molto nè a noi a casa nè alla famiglia posta sotto sequestro. Insomma se vuoi apparire credibile come cattivo e vuoi mantenerne la nomea con conseguente rispetto non puoi far vedere al piccolo che non hai ammazzato il cagnolino (la cui interpretazione mi è anche piaciuta) solo perché il piccolo è triste.
In pratica la puntata pilota di questo serial mette subito in luce le lacune che possiede e nonostante nel cast ci siano nomi che hanno creato in passato prodotti di qualità e di una certa importanza (Jerry Bruckheimer vanta nel suo curriculum lavori come Pirati ai Caraibi, Armageddon, Top Gun e Pearl Harbor, solo per citarne alcuni), questo non garantisce qualità e non tutela dal famoso “buco nell’acqua”. Poi ormai si sa che Bruckheimer non è più sinonimo di garanzia di qualità ma solo sinonimo di americanata, e questa è un’americanata colossale che potrebbe funzionare per un film ma non per un serial.

PRO:

  • Le buone intenzioni dei produttori che cercano di creare un prodotto interessante.
  • Non hanno ucciso il cane.
CONTRO:
  • Marito adultero, figlio drogato e figlia incinta, ovviamente la mamma è l’unica “normale”.
  • La trama del serial ci viene spiattellata in men che non si dica, e la suspense viene a mancare quasi immediatamente.
  • Rischio altissimo di storie che dovranno essere tirate per le lunghe per poter durare una stagione.
  • Esempi di recitazione non convincente.
  • Ah, se non ve ne siete accorti i cattivi in realtà non sono cattivi e se continuerete a guardare lo show forse potreste scoprire che c’è una buona causa a muovere i personaggi.

Nell’ultimo periodo il panorama seriale si è arricchito di personaggi e di serial dove il fil rouge è l’ambiguità dei personaggi che hanno una doppia faccia e un doppio ruolo. Sarà anche la moda del momento ma le buone intenzioni non bastano per fare un buon pilot e una buona serie tv. Se avete altri hobby questi 45 minuti dedicateli a quelli.

VOTO EMMY

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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