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Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 1×19 – The Only Light In The DarknessTEMPO DI LETTURA 11 min

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Vediamo solo quello che scegliamo di vedere“. Se per alcuni telefilm è il titolo che può riassumere tutto il concetto della puntata stessa, per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. (ultimamente) sono invece alcune battute recitate dai personaggi dell’episodio, che si prestano come una sorta di morale conclusiva a quanto lo spettatore ha appena visto. Tanti sono gli esempi che confermano quanto questa frase calzi a pennello per molte situazioni di “The Only Light In The Darkness”, come quella di Marcus Daniels (che sceglie di vedere una violoncellista come unica sua soddisfazione in una vita di esperimenti), quella di Skye (che sceglie di vedere il buono in una persona orribile) o quella di Phil Coulson (che sceglie di vedere regole e istituzioni anche quando non ce ne sono).
Noi di RecenSerie scegliamo di vedere una cosa che, da parecchi episodi, è ormai lampante e appare trasparente e cristallina agli occhi di tutti: lo show è cresciuto. Forse sarebbe il caso di non sottolinearlo più, ma ad ogni episodio non si può far altro che notare ed essere estremamente contenti di quanto il serial funzioni bene, ora che ha acquisito questo nuovo status-quo di fuggiaschi/rinnegati; la produzione non sta nascondendo il fatto che, con questa situazione, si stia divertendo un macello a regalarci ad ogni episodio situazioni e risvolti imprevedibili farcite di riusciti colpi di scena e risvolti audaci, facendo di questo diciannovesimo episodio un altro tassello della lunga scia positiva del telefilm. E, grazie ad Odino, non è l’unica cosa che fa bene.
Prima di tutto, lo humor, ridotto finalmente all’osso e utilizzato solo quando le risa sono assicurate, come (per esempio) nella spettacolare battuta di Coulson sulla Forza Oscura. Poi, a sto giro, la produzione rende un filo più interessante (e degno degli occhi degli spettatori) il timido e freddo triangolo Fitz/Simmons/Triplett attraverso una semplice manovra: disseminando disinteressatamente informazioni sul nuovo membro del Team Coulson. L’ex-allievo di John Garrett si dimostra non solo muscoli, ma anche un tipo sveglio, informato e nipote d’arte; questo di sicuro aggiunge pepe e aumenta la palese chimica tra il nuovo arrivato e l’inglesotta, oltre ad aumentare l’invidia e la gelosia da prima elementare di Fitz. Detta così, sembra una di quelle trame secondarie messe li per riempire qualche scena ed arrivare giusti giusti a quaranta minuti di puntata, e infatti è così, è davvero una trama poco rilevante, ma viene trattata utilizzando il fattore soap-opera così dannatamente bene, che lo spettatore non può far altro che essere coinvolto e volerne sapere di più.
E per fare cifra tonda, la produzione se ne occupa pure poco del triangolo Fitz/Simmons/Triplett, così da aumentarne l’interesse. Altra cosa che diventa miracolosamente interessante, è il personaggio di Skye, che (finalmente) potrebbe diventare utile. Della gestione di questo personaggio se ne sono lamentati in molti, noi di RecenSerie compresi, poichè le veniva data troppo spazio quando non aveva niente da dire (se non solo stronzate a nastro); dopo che, come direbbero i mafiosi, l’hanno fatta sparare da Ian Quinn, Skye è stata ridimensionata e integrata maggiormente nel gruppo, piantandola di ergersi a protagonista morale della serie, lasciando spazio ad altri personaggi e permettendogli di crescere e diventare tridimensionali e interessanti.
Che sia una sarcastica rompicoglioni, questo è risaputo, ma non si può dire che non sia furba, ed è forse la sua furbizia (aiutata dai suoi sentimenti) che potrebbe smascherare Ward in questo delicato ma stuzzicante gioco del gatto e del topo o, per rimanere in tema, spia contro spia; nel cliffhanger di fine episodio, Grant Ward riesce a rapire (senza farlo capire nemmeno allo spettatore) Skye facendo leva sui suoi sentimenti, mentre l’hacktivista (dopo aver scoperto il corpo del non troppo compianto Koenig) capisce che è stato lui ad ucciderlo e che ha bisogno di lei per decriptare l’hard disk, anche se non sa perchè. Entrambi ignorano delle cose sull’altro ed entrambi sono abbastanza furbi e scaltri per giocare a questa sinistra partita a scacchi e, quello che c’è di più bello, non è solo quanto sia personale questo scontro/collaborazione tra i due, ma che le possibilità di sviluppo per la faccenda siano infinite; tra l’altro, lo spettatore sa che uno dei due dovrà avere la meglio sull’altro ma, arrivati a questo punto, non si sa che aspettarsi. E a proposito della compianta (?) dipartita di Eric Koenig: questo personaggio non ha fatto in tempo a rendersi ricordabile, ma la sua morte è servita come ulteriore conferma sulla barricata alla quale Ward è fedele. E prima ho forse detto cliffhanger? Si, l’ho detto. E quello legato alla coppia di frenemies Skye/Ward non è l’unico all’interno di “The Only Light In The Darkness”.
Altri grandi colpi di scena sono legati al personaggio di May che, di episodio in episodio, non ha fatto altro che diventare un personaggio sempre più sfaccettato, guadagnandosi il titolo di badass del gruppo; la sua decisione di andarsene e il cliffhanger in cui si rende protagonista, non fanno altro che confermare il titolo che le è stato conferito e che si terrà per un bel pò! Non finirò mai di dire che ricorda un sacco il Wolverine dei begli anni ’80, quel Wolverine che ancora non aveva una serie personale, che non era ancora famoso come lo è oggi e che aveva coniato il termine stesso di badass facendo parte degli X-Men. In un certo senso, queste due scene in cui si rende protagonista, fanno capire più cose, rispetto a molte altre scene, su quanto questo diciannovesimo episodio prepari il terreno per gli ultimi episodi della prima stagione; come faccio ad esserne così sicuro? Beh, May sta cercando di mettersi in contatto con Maria Hill. Questo dovrebbe dire tutto!
E ora arriviamo finalmente al momento che tutti voi stavate aspettando: Audrey Nathan, la violoncellista. Il celeberrimo amore perduto di Phil Coulson, che qui fa il suo ufficiale debutto in carne e ossa. Com’è stato? Onestamente, potevano giocarsela meglio, e questo non solo dispiace un po’, ma è anche l’unico aspetto negativo dell’episodio (che non influisce sull’alto voto positivo della puntata). Da quando fu citata in Avengers, i fan non hanno fatto che speculare su di lei, cercando di darle un volto, un nome, una voce e, in sostanza, cercando di crearsi un’immagine, proprio come si fa con un personaggio di un libro. La comparsa di Amy Acker nei panni di Audrey, dal punto di vista fisico, ha di sicuro spaccato i fan: chi ne è stato soddisfatto, chi invece è rimasto deluso perchè troppo distante dall’immagine mentale e prettamente personale che s’era fatto su di lei; noi di RecenSerie, però, preferiamo concentrarci sul suo inserimento a livello narrativo che è (a nostro parere) alquanto discutibile.
Quando la celebre musicista appare sullo schermo, allo spettatore fa salire strane sensazioni: l’impressione che, da qualche parte, l’abbia già vista; questo “fattore familiarità” è stato scatenato dal fatto che, bene o male, questo personaggio è stato spesso citato all’interno dei vari canali con protagonista l’Agente Coulson e qualsiasi cosa a lui legato, cosa che ha permesso di sicuro la nascita di una certa confidenza con il personaggio. Dall’altra parte, invece, queste sensazioni appaiono abbastanza forvianti quando ci si rende conto che questa è la sua prima apparizione in carne e ossa, che è qui che facciamo ufficialmente la sua conoscenza e, sentire questa sensazione di familiarità, quello a cui assistiamo è più un’apparizione speciale, una sorta di “collaborazione in via del tutto eccezionale”, piuttosto che un debutto.
Forse, complice il fatto che il diretto interessato non sia coinvolto in prima persona, aiuta alla creazione di queste strane e disturbante sensazioni, ma purtroppo il risultato è questo; peccato anche che i due non abbiano un confronto, ma le ragioni di Coulson sono più che legittime. Audrey Nathan si risolleva un po’ quando viene messa in salvo da Triplett e Simmons, aprendosi con loro e rivelando in una scena profondamente toccante i sentimenti per il personaggio del sempre più in parte Clark Gregg.

 

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo
Lo specchietto con le nostre solite citazioni all’interno dell’episodio. Shall we start?
  1. Come “T.A.H.I.T.I.“, “Yes Men“, “End Of The Beginning“, “Turn, Turn, Turn” e “Providence” quest’episodio fa parte di una saga in sette parti intitolata: “Uprising”. E’ il primo arco narrativo della serie che, a quanto pare, porterà il Team Coulson in rotta di collisione con il Chiaroveggente. Le parti di cui è composto l’evento sopracitato è stato aumentato a sette.
  2. “The Only Light In The Darkness” è stato pubblicizzato dalla Marvel Comics con una immagine promozionale realizzata dal disegnatore Pascal Campion. Cliccate qui per visualizzarla.
  3. Quando il Team Coulson viene sottoposto alle domande di Eric Koenig, alla domanda sulla scatola, Simmons risponde: “Il Tardis”. Il Tardis è una macchina del tempo che funge da astronave e principale dimora del Dottore, il protagonista della serie “Doctor Who”; ha le sembianze di una cabina del telefono blu usata dalla Polizia britannica negli anni ’60.
  4. Sempre nella sequenza delle domande, l’Agente Triplett ammettere di essere il nipote di uno degli Howling Commandos, la squadra che durante la Seconda Guerra Mondiale assistette Capitan America e Bucky Barnes. Anche se non lo dice esplicitamente, a rigor di logica, “Nonno Triplett” potrebbe essere Gabe Jones (nel film Capitan America: The First Avengers, interpretato da Derek Luke). Come lo so? Beh, non per essere razzista, ma Gabe Jones era l’unico uomo di colore della squadra, quindi…
  5. Vengono citati più volte Capitan America, la Vedova Nera e Alexander Pierce.
  6. Scopriamo che il secondo nome di Melinda May è Qiaolian. Vuoi per coincidenza, o vuoi proprio perchè era una cosa programmata, sul one-shot del 2010 intitolato Iron Man: Titanium #1 fa il suo debutto una scienziata dell’AIM chiamata Huang Qiaolian, nel ruolo di uno dei nemici principali della storia. Siccome in questo episodio compare pure la Madre dell’Agente May, chi esclude che il nome di tale personaggio possa essere proprio quello di Huang Qiaolian?
Facce da Fumetto
Conosciamo un pò di più i volti noti (e ignoti) dell’Universo Marvel cartaceo trapiantati qui, in questo serial televisivo dedito ad espanderne l’universo.
Blackout
Creato nel 1978, Marcus Daniels debutta sulle pagine di Nova #19, presentandosi come l’assistente del Dr. Abner Croit, uno studioso delle dimensioni parallele e (in particolar modo) dei mezzi con cui ci si poteva accedervi. Sfortunatamente, l’arrogante Dr. Croit continuava a maltrattare il suo sottoposto a causa del suo basso titolo di studio, cosa che fece infuriare Daniels e lo convinse a mollare il lavoro; proprio in quel momento, Marcus fu vittima di un incidente di laboratorio che, invece di ucciderlo, lo legò alla Forza Oscura e gli diede il potere di accedere alle dimensioni parallele, di volare e di emettere energia. Tutto questo aveva però un prezzo: la sua sanità mentale, che perse praticamente subito; nella sua mente deviata, si convince che la colpa di tutto era proprio del suo datore di lavoro, che lo reputava responsabile anche dell’incidente che (secondo la sua mente) mise in atto proprio per fargli del male. Quando torna al laboratorio per ucciderlo, però, viene fermato da Nova. Negli anni non avrà molti nemici fissi e, come villain, non si renderà protagonista di molti atti da ricordare. Se vi state chiedendo se è il classico nemico di Serie C, beh, tranquilli che è proprio così; di lui, si possono ricordare come “highlights” svariati faccia a faccia contro Nova e Capitan Marvel e aver fatto parte per più volte nel gruppo di supercriminali conosciuto come “I Signori Del Male” capitanati dal Barone Zemo. Come abbiamo visto, la sua versione televisiva interpretata da Patrick Brennan differisce su alcuni punti da quella originale, soprattutto sul suo potere principale e sulla persona che scatena il motivo della sua ossessione e pazzia; ma va beh, la produzione doveva pur tirare l’acqua al proprio mulino, no? Una nota importante da segnalare è che, nell’Universo Cartaceo Marvel, esistono due Blackout: uno è Marcus Daniels, l’altro invece è conosciuto come Lilin: un demone malvagio piuttosto ricorrente nelle storie di Ghost Rider.

PRO:
  • Ennesimo episodio della gradita scia positiva del serial.
  • “And nothing bad ever happens when you work with something called Darkforce”, Coulson dicit.
  • Triangolo Fitz/Simmons/Triplett.
  • Skye &/VS Ward.
  • Melinda “Badass” May.
  • Altra bella dose di hype per il season finale.
  • Si sentimenti di Audrey per Coulson.
CONTRO:
  • Il debutto di Audrey Nathan.
Altro grande, compatto, solido e stuzzicante episodio. Ormai questo show possiede tutti i requisiti per entrare nei big: grandi personaggi, interessanti sviluppi, colpi di scena ben utilizzati, riferimenti all’originale media d’appartenenza e decisioni sempre più audaci. Peccato per Audrey Nathan, che si poteva fare decisamente meglio, ma fortunatamente questo non rovina il gradimento generale di “The Only Light In The Darkness”. Tutte le mosse attuate in questo episodio, muovono vertiginosamente verso uno scoppiettante season finale. E noi non vediamo l’ora di sederci in poltrona e restare a guardare.

 

Providence 1×18 5.52 milioni – 2.1 rating
The Only Light In The Darkness – 1×19 6.04 milioni – 1.9 rating

 

VOTO EMMY

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