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Orange Is The New Black 7×09 – The Hidey HoleTEMPO DI LETTURA 4 min

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Don’t they to give you the opportunity to be there?
Legally yes. But nobody cares.”

Giunti al nono episodio di quest’ultima stagione di Orange Is The New Black, è già possibile intuire quali saranno i toni del sempre più vicino finale di serie. Appare infatti evidente come lo show stia virando verso una chiusura dolceamara, proponendo a due passi dalla conclusione un intreccio di storie che sembrano voler dimostrare come il lieto fine non sia, a quanto pare, una prerogativa di tutti i film e serie televisive.
Non è certo possibile fare previsioni su come queste storyline cambieranno nei restanti episodi, ma per il momento la morale del telefilm sembra essere che il mondo e la vita a volte sono semplicemente ingiuste, e che l’unica cosa che l’essere umano può fare è continuare a lottare per la propria libertà. Figure positive come Caputo o Tamika, quelli che decidono di non limitarsi soltanto a “guardare dall’altra parte”, finiscono con l’elevarsi a veri e propri eroi, in un mondo dove coloro che lavorano a stretto contatto con i detenuti associano questi ultimi al puro e semplice concetto di animale in gabbia.
Il consueto flashback di puntata questa volta riguarda Lorna, alle prese prima con la scomparsa del figlio appena nato e adesso con l’abbandono da parte di Vinnie, stanco di avere a che fare attraverso un vetro con una persona che non riesce a vivere nella realtà rendendo così il lutto ancora più difficile da gestire. In realtà, nonostante l’importanza assunta dal personaggio nei secondi finali dell’episodio, la storia di Lorna si alternerà con altrettante trame in fase di sviluppo, sottolineando ancora una volta la natura estremamente corale della serie. Abbiamo la liaison tra Alex e McCullough, ancora in fase di incubazione; l’apparente riconciliazione tra Piper e suo padre in seguito all’accettazione della propria condizione di ex-detenuta da parte della ragazza; Blanca e i problemi legati all’immigrazione clandestina e alla totale noncuranza nei confronti di donne strappate improvvisamente alle proprie famiglie; il tentativo di Dayanara di usare il professor Fantauzzo per portare materiale all’interno del carcere e i problemi di apprendimento di Doggett; Cindy e i suoi problemi familiari e di inserimento nel mondo del lavoro; Nikky e le ragioni dietro i problemi di intimità con la sua attuale partner. Decisamente molta carne al fuoco all’interno di uno dei più classici episodi di raccordo che quasi sicuramente rappresenta la proverbiale quiete prima della tempesta.
Ad emergere, in maniera diametralmente opposta, da questa giungla di storyline sono due personaggi: Dayanara da una parte, alle prese con la sua escalation al potere – minata dal ritorno in scena della madre – all’interno del carcere, probabilmente fin qui una delle trame dagli sviluppi meno prevedibili; e Alex dall’altra, al centro invece di una delle storyline meno originali viste in questa settima stagione e probabilmente destinata ad un’uscita di scena ingloriosa che si augura resti soltanto un timore infondato.
Non vi è molto da dire in merito a questa puntata che non sia già stato detto nelle precedenti recensioni, il tema dell’immigrazione resta uno dei punti salienti di questo settimo ritorno dello show, anche quando resta sullo sfondo come in questo episodio. I modi barbari con i quali gli agenti dell’ICE trattano le detenute, alla stregua di animali in gabbia, rappresenta la molla in grado di far scattare nello spettatore quella sensazione di vicinanza alla prigionia delle nostre protagoniste. Sensazione che accompagna costantemente il fan e che lo farà letteralmente imbestialire nei momenti in cui, come nel caso della madre messicana che rischia di perdere la custodia dei figli, l’arbitrario abuso di potere di un rifiuto umano in divisa rischia di rovinare la vita ad un altro essere umano soltanto perché vestito con un’uniforme di un colore diverso dalla sua. Sensazione che però lo porta a riflettere costantemente su quanto la vita per alcune categorie di persone, esattamente come si diceva in avvio di recensione, a volte sia semplicemente ingiusta; uno dei tanti temi che la serie ha deciso di affrontare fin dalla sua primissima messa in onda. Caratteristica che ha portato Orange Is The New Black ad essere una delle serie di punta del colosso dello streaming e motivo per il quale giunti al termine di questa ultima stagione, volenti o nolenti, si verrà assaliti dalla sensazione di aver assistito alla vera e propria fine di un’era televisiva.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’attualità delle tematiche relative all’immigrazione
  • La costante sensazione di vivere in un mondo sul quale non si ha alcun potere
  • Ci si prepara ad una chiusura sicuramente dal sapore dolceamaro
  • Il flashback su Morello e la fuga finale
  • Ritmi un po’ blandi perché episodio di raccordo
  • Storyline di Alex/McCullough poco originale

 

Capitolo di raccordo che però tiene alta l’attenzione dello spettatore. La fuga di Lorna nei secondi finali apre letteralmente la porta a sviluppi di trama difficilmente positivi per il personaggio, e, in aggiunta, le innumerevoli trame ancora in fase di incubazione, mostrate in questo nono episodio, portano a pensare che da qui in poi sarà davvero difficile resistere al quel piccolo bottone “prossimo episodio”.

 

Baker’s Dozen 7×08 ND milioni – ND rating
The Hidey Hole 7×09 ND milioni – ND rating

 

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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