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Origin 1×10 – I AmTEMPO DI LETTURA 4 min

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Arrivati al capitolo finale della storia, Origin aveva il compito di concedere delle solide risposte ai vari quesiti disseminati lungo la stagione ed è da sottolineare che, nonostante molti episodi sottotono, il finale ripaga (in parte) il proprio pubblico. E lo fa ripartendo da quel preciso momento in cui il parassita ha abbandonato il corpo dell’allora conosciuto Eric per prendere possesso di un altro membro del gruppo. Visto e considerato che i due personaggi principali erano Shun e Lana, era prevedibile che il colpo di scena avrebbe riguardato almeno uno dei due: Lana, sorpresa all’interno della piscina, non può resistere alla brutale violenza di Eric e soccombe ben presto venendo di conseguenza infettata.
Ciò che seguirà sarà pura e semplice sopravvivenza, dove l’istinto di conservazione dell’alieno prevarrà su tutto e tutti: ecco quindi che viene riproposto il momento in cui lo scanner viene sabotato; oppure il momento in cui Lee scopre la vera identità di Lana e questa è costretta ad ucciderla per preservarsi. E’ riscontrabile nell’alieno una peculiare propensione all’apprendimento, unitamente al suo spirito di sopravvivenza, Infatti l’alieno inizia ad apprendere parte del suo passato spinto soprattutto dalla decisione di voler replicare a tutti i costi le relazioni umane e soprattutto i sentimenti ad esse strettamente correlati. Ecco quindi che i video giornalieri di Taylor, che raccontano le vicende a bordo della nave, iniziano a rappresentare un punto fisso, una sorta di fonte inesauribile dalla quale apprendere reazioni, sfumature emozionali e modi di approcciarsi e porsi ai problemi sociali. Ed è qui che la sceneggiatura si supera: se da una parte abbiamo l’alieno che lentamente progredisce nell’apprendimento dell’essere umano, dall’altra abbiamo l’umano che lentamente regredisce allo stato animale, alla pura e semplice violenza.
Nemmeno l’alieno è infallibile, però: in un momento di debolezza, quando la sua esistenza era a rischio, questi mette a nudo una parte del suo passato con l’unico problema che il passato che sta cercando di raccontare a Shun non è quello di Lana, bensì quello di Taylor. Ecco quindi che i tasselli, lentamente, vengono uniti proprio da Shun quando casualmente si imbatte nella fotografia lasciata da Rey.
La mezz’ora circa di flashback-spiegone oltre ad essere necessario appare egregiamente costruito e trasposto in scena, riuscendo a colmare qualsiasi gap tralasciato dai precedenti episodi.
E’ d’uopo sottolineare che nonostante il bell’episodio, “I Am” porta in essere buona parte degli aspetti negativi di Origin fin qui apparsi. Su tutti, nuovamente, lo scellerato uso dello slowmotion completamente a caso durante scene banalissime e che non ne giustificano l’utilizzo. Probabilmente in regia era una cosa che avevano da poco scoperto ed hanno quindi pensato bene di disseminare l’intera serie con scene a rallentatore.
Deve essere fatta notare però la grande cura per i dialoghi (non tutti, ma quelli che contano sono di inoppugnabile bellezza) con cui la serie di YouTube gioca a fare la grande, cercando di avvicinarsi alla metaspiritualità di Westworld oltre che all’analisi minuziosa dell’animo umano e del concetto di libero arbitrio.
Il finale di Origin potrebbe essere benissimo equiparato a quello di Life: aperto ad un seguito anche se non ce ne sarebbe la necessità: a quanto pare Thea è un pianeta invivibile ed i sopravvissuti, dopo aver resistito ad un parassita alieno ed alla ferocia dell’animo umano, sembrerebbero andare verso morte certa. Una evoluzione narrativa quanto meno prevedibile: Iris, il pianeta tenuto segreto dalla Siren ci viene mostrato come abitato dagli stessi alieni che per mezzo dell’asteroide avevano preso possesso della cella cinquanta dell’astronave. Valutato questo e la distanza tra i due pianeti, quindi, ci si poteva attendere un risvolto narrativo di questo tipo.
Origin termina il proprio percorso (stagionale o seriale? Ai posteri l’ardua sentenza) con un finale aperto che depotenzia leggermente quanto di buono mostrato in “I Am”. Anche se alcune delle puntate potrebbero benissimo essere eliminate e non se ne noterebbe la differenza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La deduzione di Shun
  • Costruzione dei dialoghi
  • La mezz’ora dedicata al recap
  • Lana è l’infetta
  • L’alieno ha studiato e replicato l’uomo
  • Livellamento tra brutalità aliena e brutalità umana
  • Finale con (telefonato) colpo di scena
  • Slow motion casuali
  • L’inutilità, ai fini della trama, di numerosi episodi

 

Il sei politico è il voto più corretto per un prodotto che, nonostante le grosse lacune e la qualità ad intermittenza, è riuscito a concludere (definitivamente?) il proprio percorso con un episodio di tutto rispetto. Un fattore di non poco conto se si tengono in considerazione determinati episodi.

 

A Total Stranger 1×09 ND milioni – ND rating
I Am 1×10 ND milioni – ND rating

 

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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