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Outer Range 1×07 – 1×08 – The Unknown – The WestTEMPO DI LETTURA 3 min

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1x07 outer range recensione Davvero difficile approcciare la recensione di questo finale di stagione.
Non essendo ancora stato confermato un secondo ciclo di episodi, il finale per certi versi incompleto, lascia la narrazione quasi interrotta sul più bello (esemplificato da una pentola a pressione che sta per scoppiare).

I MISTERI


In termini di disvelamento dei misteri, finora affastellati in una narrazione concitata, questi due episodi chiariscono tante cose rimaste a lungo troppo vaghe e senza senso. Nell’analisi della recensione non si farà nessuno spoiler, basta dire che si viene finalmente a conoscenza di chi si nasconde dietro Autumn, della natura del buco, della storia passata di Royal; e ancora, del perché della rivalità tra i due capifamiglia Abbott e Tillerson e, soprattutto, si individua il tema narrativo su cui poggiano tutte le trame.
Prima di analizzare in maniera più dettaglia, va subito specificato che non tutto torna a livello logico-sequenziale, tipo la questione della sparizione/ritorno della moglie di Perry, mentre molte altre vengono lasciate in sospeso, forse proprio in previsione di una seconda stagione. Al termine della visione di questa coppia di episodi, rimane quindi un senso di incompiutezza, più che di soddisfazione per le rivelazioni ottenute.
In sostanza, tanto clamore e tanti colpi di scena da rimanere più interdetti che stupiti, seppur, sicuramente coinvolti in molti momenti.

I PERSONAGGI


Volendo andare ad analizzare la gestione dei personaggi, qui il lavoro sembra essere stato decisamente migliore. Lentamente anche i personaggi secondari, come Rhett e Cecilia, acquisiscono un loro senso, molto più funzionale alla trama (e più cristallino) rispetto a Autumn e Royal, vittime di troppi scontri e tensioni reciproche senza che questo aggiunga molto alla storia e alla tensione creata dalla stessa.
Menzione a parte per lo sceriffo Joy, attraverso cui forse si riesce a comprendere meglio quel senso di profonda inquietudine che aleggia per tutta la serie. Soprattutto attraverso il suo sguardo, si riesce ad andare oltre al banale gioco di rottura di certi stereotipi (essere una donna sceriffo, lesbica e nativa americana) incarnato dal suo personaggio. La natura della sua indagine la porta ad andare in profondità, nella ricerca di un verità che affonda nel tempo e porta al vero tema della serie.

outer range 1x08 finale IL TEMA


Di cosa parla (o vuole parlare) questa serie? Difficile focalizzarlo, come si diceva già nella prima recensione. La difficoltà sta nel fatto che teoricamente i temi affrontati (o meglio, accennati) sono stati molti. Anzi, decisamente troppi, rivelando una serie di false piste, probabilmente volute ma non sempre sapientemente gestite.
Alla luce del finale di stagione, però, un elemento sembra emergere come costante: la lontananza emotiva dei personaggi e la loro difficoltà a recuperarla. In base all’origin story vista nel settimo episodio, è evidente come l’atavica paura di Royal di ferire chi gli è vicino lo ha al tempo stesso allontanato da tutti, generando una serie di meccanismi a catena con cui ogni componente della sua famiglia (e quella dei Tillerson) si è dovuto confrontare e rimanerne vittima. La vittoria al rodeo di Rhett e la sua decisione risultano emblematica in questo senso. Tutti i rapporti si rivelano tossici e insinceri, e in ogni personaggio cresce il desiderio recondito di sparire per allontanarsene, lasciando un deserto emotivo pesantissimo con cui avere a che fare. Peccato che la trama troppo confusa e arzigogolata lascia spazio ad una riflessione più strutturata. In tutto ciò, rimangono molti momenti interessanti, come il finale sospeso, che capovolge la situazione di abbandono finora dominante.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il comparto attoriale nel suo insieme
  • Molte scene mute narrativamente molto suggestive
  • La trama presenta troppe forzature e spiegazioni imprecise da lasciare l’amaro in bocca più che lo stupore

 

Di Outer Range si può tranquillamente dire che sia un’occasione parzialmente mancata. Lavorando meno sul desiderio di voler stupire a tutti costi e più sulle connessioni narrative, sarebbe potuta essere una bella scommessa vinta per una serie New-Western.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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