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Raised By Wolves 1×02 – PentagramTEMPO DI LETTURA 5 min

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Raised by Wolves è una serie ambiziosa, è indubbio, ma del resto è raro che HBO produca e trasmetta qualcosa tanto per fare. Sono coinvolti grandi nomi del cinema e della televisione, è vero, e il comparto tecnico-estetico è come al solito curatissimo e gode di un alto budget; ma la vera ambizione sta nei contenuti, nella volontà di raccogliere in un’unica serie molti argomenti tipici della fantascienza e, nel contempo, ricchi di agganci con l’attualità.
“Pentagram” si apre con un flashback ambientato sulla Terra, scelta dettata dall’ovvia necessità di dare allo spettatore qualche informazione aggiuntiva sul contesto in cui Raised by Wolves si svolge, ma anche dalla volontà di mettere meglio a fuoco la lotta fra Mitraici e Atei che, si intuisce, sarà uno dei leitmotiven della stagione. Da un lato il fanatismo della fede, cieco, chiuso a qualsiasi dialogo perché convinto di avere tra le mani una verità rivelata; dall’altro il fanatismo della scienza e della negazione della religione, altrettanto cieco, altrettanto chiuso a qualsiasi dialogo, altrettanto pronto a perseguitare chi la pensa diversamente. Due modi di vedere il mondo che oggi non mancano, e contro cui la nuova serie prodotta da Ridley Scott sembra voler mettere in guardia i suoi spettatori. Ma ciò che rende davvero interessante il flashback in questione è il colpo di scena legato a Marcus, ossia il personaggio interpretato da Travis Fimmel: non si tratta di un vero Mitraico, ma di un poveraccio della fazione opposta che ha avuto la fortuna di trovare l’androide giusto sul campo di battaglia e di prendere la faccia di un altro uomo. Non solo viene dato un background al personaggio, ma viene anche problematizzata la sua identità, perché basata su compromessi e menzogne che prima o poi, si intuisce, dovranno venire a galla.
Buona parte della puntata si concentra però sui bambini, cercando di presentarne le caratteristiche salienti: la spocchia intellettuale del più grande, ad esempio, oppure la timidezza e la riservatezza del “figlio” di Marcus (cioè, il figlio del vero Marcus a cui quello presente attualmente sul pianeta si è sostituito). Emerge soprattutto la distanza tra questi profughi terrestri e Campion: i primi hanno avuto un’infanzia “normale”, con genitori umani e altri coetanei con cui giocare e fare amicizia, sono stati cresciuti nella fede e non sono stati preparati a grossi compiti di responsabilità, perché nei piani originari tutto il lavoro sarebbe stato compiuto dagli adulti; Campion, invece, è stato allevato da androidi in un ambiente inospitale, vedendo morire fin da bambino uno dopo l’altro i suoi fratelli e le sue sorelle, e ha ricevuto un’educazione pienamente atea.
Nel corso dell’episodio emerge anche il nuovo atteggiamento di Campion nei confronti di Madre. Del resto, quando vedi la tua mamma androide che fa fuori gente con lo sguardo e stermina un’intera popolazione di Mitraici per poi far schiantare l’arca, qualche dubbio ti viene inevitabilmente. La diffidenza del bambino si inserisce nel rinato contrasto tra Madre e Padre, perché (secondo colpo di scena dell’episodio) quest’ultimo viene riattivato e torna a deliziare con le sue barzellette. Ma il ruolo di Padre è ben più importante, perché funge da contraltare al comportamento sempre più ossessivo di Madre, che riversa sui nuovi bambini recuperati dall’arca Mitraica il proprio “istinto” materno e, perché no, la propria volontà di rivalsa dopo la morte della precedente “cucciolata”, di cui è sopravvissuto solo Campion. Tuttavia le due intelligenze artificiali appaiono per ora ben lontane da un altro scontro; anzi, colpisce l’atteggiamento di Padre, che, pur essendo consapevole della pericolosità della sua controparte femminile, preferisce appoggiare quest’ultima piuttosto che esaudire le richieste di Campion. Sicuramente questo equilibrio non durerà a lungo, ma per ora regge, in nome della difesa dell’insediamento dalle nuove minacce esterne.
Rimanendo in tema di bimbi sperduti sull’isola che non c’è su Kepler 22-b, Raised by Wolves si gioca una carta interessante col personaggio di Tempest, la ragazza più grande nel gruppo. La violenza subita nell’arca ad opera di un pastore Mitraico, con conseguente gravidanza, riporta subito alla mente l’orrore della pedofilia, piaga dilagante nelle Chiese cristiane (non solo in quella cattolica, come comunemente si crede), e allo stesso tempo aggiunge ulteriore carne al fuoco, perché sarà interessante vedere la gestione di una gravidanza da parte di Madre e Padre, su un pianeta alieno in cui iniziano anche a manifestarsi i primi esponenti della fauna locale.
La ricchezza di spunti offerta anche in questo episodio non esclude una certa lentezza nella narrazione. Si è visto che i colpi di scena e le sequenze d’azione non mancano, ma sono posizionate all’inizio e alla fine: tutto quello che sta in mezzo, per quanto girato divinamente, per quanto importante a definire il carattere dei personaggi e l’ambientazione, procede col freno a mano tirato. Manca ritmo, manca mordente. E’ evidente che Raised by Wolves è più un lungo film diviso in episodi che una serie televisiva “tradizionale” in cui ogni puntata dev’essere sì parte di un tutto ma avere una sua fisionomia; del resto è stata rilasciata su HBO Max, la piattaforma streaming di HBO, e non sul canale televisivo principale. Ma a questo punto sorge spontaneo chiedersi: perché non hanno rilasciato tutte e dieci le puntate insieme, ma solo le prime tre? Magari, con un bel binge watching, l’effetto lentezza si sentirebbe di meno.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Colpo di scena iniziale su Marcus
  • Il ritorno di Padre e delle sue barzellette
  • Campion e la sua diffidenza nei confronti di Madre
  • La violenza e la gravidanza di Tempest
  • La comparsa di specie aliene ostili
  • La narrazione è ancora troppo lenta
  • Manca mordente

 

Dietro Raised by Wolves ci sono ambizione e precisione, ma manca ancora l’ingrediente segreto per renderla davvero una serie che coinvolge e che lascia a bocca aperta. Le potenzialità ci sono, bisogna sperare che nei prossimi episodi ci sia un’impennata nel ritmo.

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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