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Recensione film C'mon C'mon Joaquin Phoenix
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C’mon C’mon

Johnny è un giornalista radiofonico che viaggia per il paese intervistando molti bambini. Quando è costretto a prendersi cura del suo giovane nipote, il ragazzo porta una nuova prospettiva nella sua vita.

Johnny è un giornalista radiofonico che viaggia per il paese intervistando molti bambini. Quando è costretto a prendersi cura del suo giovane nipote, il ragazzo porta una nuova prospettiva nella sua vita.

 

Ci sono nomi che nella mente dei cinefili rappresentano dei punti fermi. Nomi che, al solo suono, hanno la capacità di attrarre una fetta di pubblico in sala, con la scommessa di non deluderli nemmeno questa volta. È questo il caso non di un attore, bensì della casa di produzione indipendente statunitense A24. Con un cast ridotto all’osso C’mon C’mon si rivela l’ennesima piccola perla prodotta dalla casa che ha dato i natali a film come Macbeth e The Lighthouse.
La pellicola è diretta da Mike Mills, autore attenzionato dal pubblico di appassionati grazie a opere come Beginners e Le Donne Della Mia Vita, che compie ancora un altro piccolo passo verso una platea più estesa. Il regista, in particolare, effettua due scelte abbastanza insolite per quanto riguarda il bianco e nero e l’aspect ratio. Un richiamo al cinema classico, nell’estetica (il B/N, il formato 1,66:1) e nella sostanza, con una regia asciutta ma presente.

“Have you ever thought about the future?”

IL POTERE DELLA PAROLA


C’mon C’mon è un film che punta molto sulla parola e la potenza della stessa. Parecchi elementi su cui è fondato il film, l’attrezzatura radiofonica, il sonoro, pongono proprio il verbo al centro di tutto. Il potere della parola detta, e anche e soprattutto di quella non detta. Quella capace di far arenare rapporti tra i più consolidati per un qualcosa di non detto. Una delle chiavi del film infatti è il mistero, svelato col passare dei minuti, sul perché Johnny e Viv (fratello e sorella) non si parlino più. Un qualcosa su cui indaga ingenuamente il piccolo Jesse (figlio di Viv), senza avere mai una risposta precisa da parte degli adulti, perché forse una risposta precisa non la sanno nemmeno loro.
In questo si evince lo scontro generazionale. Scontro tra gli adulti cresciuti con una rigidezza imposta, che li rende ancora troppo incapaci di esprimere le loro emozioni, i loro sentimenti, senza veli e senza paura. Dall’altro lato c’è invece un piccolo Jesse, abituato a parlare apertamente col rischio anche di sbattere contro delle porte, di ritrovarsi in situazioni scomode. Tutto è però risolvibile se c’è la parola.

MIGLIORI AMICI


Ciò che però eleva la pellicola è il rapporto tra Joaquin Phoenix e il piccolo Woody Norman. C’mon C’mon non è il film con cui viene scoperto il talento di un attore già premio Oscar, tuttavia proprio qui è possibile ammirare anche tutta l’umiltà e l’altruismo di Phoenix. È eccezionale la chimica zio-nipote ricreata sul grande schermo, anche e grazie soprattutto alla capacità di Johnny di lasciare molto spazio all’interpretazione del giovane Norman, dedicandogli tutto il tempo necessario. Questo si rivela, alla fine, il segreto del funzionamento del film, incentrato sulla nascita di ricordi felici nella mente di un bimbo di nove anni alle prese con situazioni familiari spiacevoli.
Col trascorrere dei minuti si assiste alla genesi di un bellissimo rapporto, quello tra Johnny e Jesse, capace di riparare qualsiasi problema pre-esistente. I due passano dal vedersi come estranei a migliori amici, nel vero senso della parola. Mills ne approfitta per approfondire il funzionamento della mente dei bambini, in particolare per i ricordi. Come, per un bambino, una settimana piena di emozioni forti ed avvenimenti probabilmente rimarrà uno sbiadito ricordo felice da adulto. Mills mette lo spettatore al corrente di ciò, e lo ricorda più volte. Proprio per questo diventa emozionante osservare l’evolversi del loro rapporto, fino ad un finale senza particolari colpi di scena ma commovente nella sua linearità, sintomo di una sceneggiatura solida.

“Whatever you plan on happening never happens. Stuff you would never think of happens. So you just have to c’mon c’mon, c’mon c’mon c’mon…”

VOCE AI BAMBINI


Il personaggio di Joaquin Phoenix, Johnny, è un giornalista radiofonico che gira gli USA intervistando bambini. In particolare Johnny li interroga su domande abbastanza profonde, per poi rimontare il tutto con una sorta di diario registrato prima di andare a dormire. La narrazione si intreccia letteralmente con il lavoro di Johnny che cerca di far convivere tutto ciò con il momentaneo affidamento di Jesse. La particolarità, però, sta nel fatto che nessuno dei bambini intervistati è un attore e le risposte sono spontanee, non scritte in sceneggiatura.
Nonostante ciò, grazie ad un egregio lavoro di montaggio, la trama sembra riproporre i concetti espressi dai bambini intervistati, non facendo sembrare alcune scene un esercizio di stile documentaristico. Anzi, i bambini e le loro risposte (che fanno da sottofondo per tutti i titoli di coda) diventano effettivamente la chiave di volta per comprendere il messaggio che il film vuole raccontare.


C’mon C’mon è un ottimo film, ulteriore segno della maturità di un autore come Mike Mills. A24 non sbaglia neanche questa volta producendo un film che parla allo spettatore. Joaquin Phoenix è credibilissimo anche grazie ad un aspetto fisico non perfettamente curato, in linea con il personaggio, ma Woody Norman nei panni di Jesse ruba la scena grazie al talento che dimostra per l’età che invece ha. Ottima anche Gaby Hoffmann, di cui non è stata forse sottolineata abbastanza la sua bravura nei panni di un personaggio splendido come quello di Viv.
Bisogna ammettere che questo sia un film che parla a cuore aperto, tratta di temi e problemi universali e forse fornisce qualche soluzione.

 

TITOLO ORIGINALE: C’mon C’mon
REGIA: Mike Mills
SCENEGGIATURA: Mike Mills

INTERPRETI: Joaquin Phoenix, Woody Norman, Gaby Hoffmann, Scoot McNairy
DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures
DURATA: 108′
ORIGINE: USA, 2021
DATA DI USCITA: 07/04/2022

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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