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The Holdovers

Alexander Payne confeziona un ottimo film in vista degli Oscar, con un egregio Giamatti e un inaspettato Dominic Sessa alla sua prima interpretazione.

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A nessuno piace l’insegnante Paul Hunham, né ai suoi studenti, né ai suoi colleghi di facoltà, né al preside, che trovano tutti esasperanti la sua pomposità e rigidità.

The Holdovers, che arriverà in Italia con l’immancabile sottotitolo “Lezioni di Vita”, è l’ultimo film di Alexander Payne. Esattamente come per Nebraska, Payne sarà solo regista, mentre la sceneggiatura è lasciata in mano a David Hemingson che conta un passato prettamente legato al mondo delle sitcom e delle comedy televisive statunitensi. Un elemento che si percepisce nella storia che, nonostante le tinte decisamente amare, riesce a trasudare una certa dose di ironia e comicità, complice anche un Paul Giamatti che sembra interpretare una versione scolastica del buon Chuck Rhoades di Billions.
Il quantitativo di giochi di parole e inside jokes legati al mondo accademico, infatti, si sprecano, ma vengono qui accolti durante la visione con un sorriso di complicità considerato il loro tenore e il loro ruolo, volto a contrastare il dramma dell’esistenza dei vari protagonisti. The Holdovers è un’ottima pellicola natalizia, un vero peccato che in Italia arrivi dopo la metà di gennaio, quando le feste saranno ormai archiviate dal pubblico e parte della magia legate alla visione, quindi, andrà persa nel vuoto. Poco male, perché in realtà la storia di The Holdovers è senza tempo e cattura l’attenzione con la propria carica emozionale. Sia chiaro: non si sta parlando di una sceneggiatura innovativa o di qualcosa di totalmente nuovo rispetto a titoli del passato. Il film di Payne, infatti, richiama a suo modo sia Breakfast Club (1985), sia L’Attimo fuggente (1989), ma ha dal suo un’attentata (senza esagerare) accuratezza nella narrazione delle varie storyline principali che prende in esame.
Un solido film, con sbavature a tratti impercettibili, una buona storia ed ottimi attori. È forse questa la formula corretta per gli Oscar?

Paul Hunham: “You just earned yourself a detention!”
Angus Tully: “Being with you is already one big detention!”
Paul Hunham: “Son of a bitch! That’s another detention!”

Il film è ambientato negli anni ’70 in un collegio del New England dove le vacanze natalizie si avvicinano e il docente di lettere classiche Paul Hunham (Paul Giamatti) si ritrova costretto a dover supervisionare alcuni studenti (tra cui Angus Tully, interpretato da Dominic Sessa) che rimarranno lì durante le vacanze. Oltre a loro nella struttura ci sarà la cuoca Mary Lamb (Da’vine Joy Randolph). Il punto di partenza del film è abbastanza semplice, ma cerca di addentrarsi all’interno delle vite dei tre protagonisti mostrandoli nella loro progressiva decostruzione. Nascosti da una maschera con cui cercano di celare i propri sentimenti, i tre insoliti compagni di avventura verranno mostrati via via sempre più umani e più semplici con un crescendo di sequenze sempre più toccanti tramite le quali lo spettatore potrà entrare in empatia con i protagonisti.
Paul Hunham è un professore decisamente non popolare al collegio, soprattutto per il suo modo di fare burbero e scontroso, oltre che per la severità nei voti.
Mary Lamb ha da poco perso un figlio in Vietnam, ma la scorza di dura sembra non essere stata intaccata dalla dolorosa scomparsa. O almeno questa sembra essere la percezione durante la visione.
Angus Tully è uno degli studenti più intelligenti di Hunham, ma è a suo modo un ribelle che nasconde svariate problematiche essenzialmente collegate alla famiglia. Non a caso, infatti, il ragazzo viene lasciato in collegio perché la madre decide di andare in luna di miele con il nuovo marito proprio in quei pochi giorni in cui il ragazzo sarebbe stato nuovamente a casa.
The Holdovers si addentra nella vita di questi tre singolari soggetti, ritrovatisi insieme a Natale e Capodanno per puro caso, e cerca di sviscerarne le vite sotto gli occhi del pubblico. Il risultato finale è un tenero affresco di una “famiglia” improvvisata: i tre seduti a tavola a festeggiare il Natale appaiono strani per il contesto, ma allo stesso tempo cattura l’umanità che si percepisce all’interno del refettorio improvvisato come soggiorno di casa.
Paul e Mary, improvvisati genitori di Angus, devono a loro volta conoscersi più a fondo, oltre che cercare di darsi conforto vicendevolmente.

Hardy, I have known you since you were a boy, so I think I have the requisite experience and insight to aver that you are and always have been penis cancer in human form.

I tre protagonisti non raccolgono lo stesso minutaggio e la stessa approfondita analisi: Mary Lamb, infatti, viene sì presa in esame ma in maniera non così particolareggiata come accade invece per i personaggi di Giamatti e Sessa. Ciò non significa che la cuoca venga mal presentata, semplicemente per necessità narrative non c’è stato modo di approfondire determinati aspetti (il rapporto con il figlio o il lutto in sé e per sé) che forse avrebbero meritato ulteriore spazio.
Così facendo, però, la pellicola avrebbe probabilmente raggiunto un minutaggio simile alle 2 ore e mezza (o forse di più), presentando il conto al pubblico durante la visione. E in questo caso una delle critiche sarebbe proprio stata l’eccessiva lunghezza, quindi probabilmente la scelta di Hemingson resta quella più saggia e pratica in termini sia narrativi, sia di visione per lo spettatore.
Non ci sono veri e propri colpi di scena nascosti all’interno della pellicola, anche perché considerata la tipologia di prodotto non vengono riservate sorprese, ma la delicatezza e la sensibilità della storia colpiscono e colmano questa “mancanza” se tale si può definire.

There’s nothing new in human experience, Mr. Tully. Each generation thinks it invented debauchery or suffering or rebellion, but man’s every impulse and appetite from the disgusting to the sublime is on display right here all around you. So, before you dismiss something as boring or irrelevant, remember, if you truly want to understand the present or yourself, you must begin in the past. You see, history is not simply the study of the past. It is an explanation of the present.


The Holdovers è un delicato film che cerca di addentrarsi nella vita dei tre protagonisti che, per motivi dettati da fatti del passato o del presente, si ritrovano sempre circospetti e poco interessati allo stringere un vero legame umano. Lo spettatore si ritrova bloccato come loro all’interno del collegio, in una visione che lo accompagnerà a conoscerli meglio e a comprenderne il carattere in (quasi) tutte le sue sfaccettature. Si tratta di circa due ore e mezza impreziosite da un ottimo Giamatti (che, davvero, sembra traslare Chuck Rhoades di Billions riadattandolo in chiave scolastica) ma soprattutto da un giovane Dominic Sessa alla sua prima interpretazione. Alexander Payne ha confezionato un ottimo film in vista degli Oscar, c’è poco altro da aggiungere.

 

TITOLO ORIGINALE: The Holdovers
REGIA: Alexander Payne
SCENEGGIATURA: David Hemingson
INTERPRETI: Paul Giamatti, Dominic Sessa, Da’Vine Joy Randolph, Carrie Preston
DISTRIBUZIONE: Focus Features
DURATA: 133′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 10/11/2023, USA

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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