Fargo 5×03 – The Paradox Of Intermediate TransactionsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Fargo 5x03 Recensione“What is your function? The police. I mean, why do we need you? Except as a tool to keep a certain element in line. To separate those who have money, class, intellect from those who don’t. You’re gatekeepers, standing outside the walls, keeping the rabble from getting in. But in here, inside these walls, you have no function. You should remember that.”

Nelle isole che attualmente compongono il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda, per secoli è esistita la figura del mangiatore di peccati, meglio nota come sin-eaterSecondo storici e antropologici, il compito di queste persone consisteva nel consumare un pasto accanto al corpo di una persona recentemente deceduta, al fine di assorbirne i peccati e assolverne l’anima. In questo modo, chiaramente, il mangiatore rendeva propri tali peccati.
Diversi secoli dopo, tale pratica è stata mostrata in un episodio della quinta stagione di Fargo, ambientata in Minnesota nel 2019. Dove si trova il legame? Il sin-eater mostrato dallo show è molto simile a Ole Munch, il sicario assunto per uccidere Dorothy. Da un certo punto di vista, i sicari possono essere considerati come i mangiatori di peccati dei nostri giorni. L’unica differenza è che, in questo caso, il loro compito è assorbire i peccati dei vivi, le cui mani resteranno pulite. Sarà il sicario a compiere l’omicidio richiesto dal mandante, le mani sporche saranno le sue. L’anima intrisa di peccato sarà la sua.
Ma cosa accade se il vivo a cui deve pulire l’anima distrugge il vincolo che li legava? In quel caso, il sicario diventerà il mangiatore dei peccati di sé stesso. Questo è esattamente quanto sta accadendo tra Ole Munch e lo sceriffo Tillman.

LE VISIONI


Il villain di questa stagione è rappresentato da Roy Tillman, sceriffo della Contea di Stark, in North Dakota. Di conseguenza, uno dei compiti dello show è quello di caratterizzare tridimensionalmente tale personaggio e spiegare cosa lo stia spingendo a compiere determinate azioni.
Fino ad ora, l’informazione certa è che Dorothy Lyon rappresenta la falsa identità creata da Nadine Tillman per scappare da suo marito e costruirsi una nuova vita. A un primo livello di analisi, dunque, la motivazione dello sceriffo è alquanto chiara ed evidente.
Scavando più nel profondo, lo show vuole attribuire anche una connotazione ideologica dietro a tutta la vicenda. In questa puntata, Tillman parla con il suo nuovo suocero di accumulare armi al fine di riprendere il controllo del Paese. Tale retorica è chiaramente legata ad alcune posizioni politiche molto note negli Stati Uniti.
Inoltre, i vari discorsi dello sceriffo sul rapporto tra uomo e donna indicano una propensione verso una visione tradizionale della società. La colpa di Dorothy è quella di aver osato alterare questi equilibri. In questo senso, il ruolo del sicario era di far espiare alla vittima il peccato di cui si è resa colpevole.

LA SICUREZZA AL PRIMO POSTO


Mentre padre e figlio preparano la loro vendetta, una famiglia del Minnesota vive una situazione di crescente tensione e preoccupazioni al limite della paranoia. Si tratta, chiaramente, dei coniugi Lyon. Pur essendo in teoria il perno centrale della storia – con Dorothy nel ruolo di assoluta protagonista – la loro alchimia di coppia rappresenta l’aspetto meno riuscito di questa prima parte di stagione. E la colpa è quasi completamente di Wayne.
Nel corso delle varie stagioni, Fargo ha abituato lo spettatore a differenti gradazioni di un certo archetipo di personaggio: la persona insospettabile che mostra un notevole lato sociopatico e/o criminale. In altre parole, Lester Nygaard e i suoi fratelli. In questa stagione, tale ruolo è ben interpretato da Dorothy. Nell’episodio odierno, ad esempio, i suoi preparativi allo scontro contro i Tillman – come invertire i cartelli con i nominativi delle strade – sono assolutamente apprezzabili.
Lo stesso non si può dire, invece, per Wayne. Il marito di Dorothy è infatti eccessivamente credulone, perfino per uno show come Fargo che ha sempre visto personaggi con tratti caratterizzanti volutamente enfatizzati. Questo difetto comporta una mancanza di efficacia delle scene che vedono Dorothy e Wayne insieme, come quella in armeria.

QUASI COME FOSSE UN FINALE DI STAGIONE


Avendo probabilmente imparato dall’esperienza di alcune stagioni poco riuscite, questo quinto ciclo di episodi ha mostrato sin dall’inizio un ritmo narrativo più veloce del solito. Paradossalmente, a giudicare dal fine di questa puntata, il rischio è divenuto quasi l’opposto.
Con la decisione dello sceriffo di anticipare lo scontro finale con Dorothy e la contemporanea voglia di vendetta di Ole Munch, sembra quasi che il prossimo episodio sia il finale di stagione. Tutto appare apparecchiato, infatti, per lo scontro finale tra le vari fazioni di personaggi.
Dato che mancano ancora 7 puntate, sarà dunque interessante vedere come Noah Hawley riuscirà a mantenere alto il ritmo e il livello della tensione per l’ampia restante parte di stagione. Per di più, l’obiettivo sarà raggiungere questo traguardo senza rendere eccessivamente deludente diluito lo scontro che avverrà durante il prossimo episodio. Non un compito facile, ma questa stagione di Fargo sembra avere le carte in regola per riportare lo show su alti livelli.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Affascinante il richiamo ai mangiatori di peccati di qualche secolo fa
  • Il discorso di Lorraine Lyon all’agente Olmstead racchiude l’aspetto ideologico che è centrale in questa stagione
  • Le visioni di Tillman
  • La preparazione dei vari scontri come fosse un finale di stagione
  • Il marito di Dorothy eccessivamente credulone
  • La scena al negozio d’armi

 

Se due indizi fanno una prova, il terzo episodio fornisce ulteriori conferme. Fargo è finalmente tornata su buoni livelli.

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Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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