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La Zona D’Interesse

A volte si ha quasi la sensazione di vedere un documentario da quanto distaccata è la regia rispetto alla tematica, eppure Glazer è da apprezzare in toto sia per lo sforzo fatto nel ricostruire nel minimo dettaglio la struttura originale, sia per la regia ed i diversi scopi che ha dato alla telecamera e al comparto sonoro.

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Nella Germania della Seconda Guerra Mondiale, una tranquilla e numerosa famiglia tedesca vive una vita fatta di piccole abitudini e gioie quotidiane, se non fosse che la loro splendida casa di campagna confina con il più terribile degli inferni in terra: Auschwitz.
Il padre dell’idilliaco quadretto famigliare è il direttore del campo, Rudolf Hoss, che vive con la sua famiglia proprio a due passi dal lavoro. Tra gite in riva al fiume e spensierate feste in piscina, l’inquietante routine di una famiglia normale viene contrapposta all’orrore della soluzione finale.

Steven Spielberg ha recentemente definito The Zone Of Interest il miglior film sull’Olocausto di sempre.
Non è il solo ad aver incensato e celebrato l’ultimo film di Jonathan Glazer che infatti è candidato agli Oscar 2024 nelle categorie: Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Regia e Miglior Sonoro. Il film era già stato presentato 19 maggio 2023 in concorso al 76º Festival di Cannes dove ha ricevuto ottime critiche e un Gran Prix, e non è un caso che dietro il suo successo ci sia la “Re Mida” di Hollywood, ovvero la casa di distribuzione A24 che l’anno scorso ha fatto incetta di premi con Everything, Everywhere All At Once e che ha iniziato un percorso di ascesa, tra qualità e ottimi risultati al botteghino.
Il regista inglese alla sua quarta pellicola, sceglie un argomento noto e che ancora tocca il cuore e le paure più profonde degli spettatori, la Shoa, ma lo fa con una regia, una fotografia e delle scelte stilistiche complesse e non convenzionali, a metà strada tra lo stile documentaristico e quello dei migliori thriller scandinavi.
The Zone Of Interest è un film da inserire nella watch list personale sia per rimarginare una ferita che è ancora aperta e fa parte del presente, sia per apprezzare la regia di Glazer, in alcuni tratti sorprendente e di altissimo livello.

UNA VITA BANALE


Nel famosissimo saggio La Banalità Del Male di Hannah Arendt, il Nazismo non viene accostato al male puro, ma piuttosto alla capacità di uomini banali di compiere il male. Glazer nel suo The Zone Of Interest sembra volersi addentrare nella banalità del bene, nel distacco che rende il lavoro di Rudolf Hoss un lavoro come un altro, dove esistono soddisfazioni, ambizioni di far carriera, trasferimenti, dinamiche interne, così come in tutti i mestieri. La parete che separa la villa dal campo è anche la parete che il regista pone tra lo spettatore e l’orrore: lo fa entrare in una vita così comune che potrebbe essere quella di tutti, accennando soltanto con pochi (ma potentissimi) elementi alla tragedia che si consuma a distanza di pochi metri e non indugiando mai su immagini e scene di violenza.
Hoss e sua moglie sono due persone normali: il marito ha un ruolo di spicco nel regime e ha a cuore sia la sua carriera che il benessere della sua famiglia; la moglie si occupa della casa, la loro è una gestione famigliare simile a quella di qualsiasi menage dell’epoca.
La scelta di allontanare lo spettatore da immagini brutali e tristemente note, aumenta l’angoscia e avvicina in realtà il pubblico al tema dell’Olocausto di cui Glazer offre una visione ancora diversa, dimostrando che questo argomento forse non sarà mai esautorato.

OCCHIO E ORECCHIO


Glazer ha avuto la possibilità di girare parte del film direttamente ad Auschwitz, dove, grazie ai permessi del sito museale del campo, ha potuto accedere a uno sconfinato archivio di foto, documenti, oggetti e testimonianze dei sopravvissuti.
La casa della famiglia Hoss è stata fedelmente riprodotta in seguito alle ricerche e al lavoro di ricostruzione del regista e del suo team. Sono impeccabili infatti le ambientazioni della villa di campagna che è l’unico set, insieme ai dintorni del fiume e un breve sguardo a Budapest, dove si svolge l’azione del film e dove si muovono i protagonisti.
Gli studi di Glazer e del tuo team e l’atmosfera che hanno respirato durante la pre-produzione hanno ispirato molte delle scene chiave e della struttura generale del film.
Le immagini proposte e lo stile sfiorano quasi il genere documentaristico, come se l’occhio della regia volesse portare a spiare delle “giornate tipo” di una famiglia tedesca con un ruolo importante nel regime. Se l’occhio spia le abitudini quotidiane degli Hoss e trasporta nel loro micro universo, è soltanto l’orecchio che, grazie a una geniale costruzione della suono sfera, indugia sugli orrori del campo. Le grida disperate, gli spari, la mitragliatrice, le urla delle guardie del campo, quello che si sente è tremendo e inequivocabile, ma si sente solamente e non si vede mai.


The Zone Of Interest è un film che va visto, non si può non rimanere affascinati dalla regia, la fotografia e da alcune intuizioni e scelte che aprono un nuovo punto d’osservazione su un tema così esplorato come l’Olocausto. Il suono del film è una vera chicca e infatti ha ricevuto la sua meritata candidatura agli Oscar. I piani di osservazione e ascolto sono tanti, se non ci si ferma alla banalità di ciò che si guarda in prima istanza, ed è questo rende il film interessante.

 

TITOLO ORIGINALE: The Zone Of Interest
REGIA: Jonathan Glazer
SCENEGGIATURA: Jonathan Glazer
INTERPRETI: Christian Friedel, Sandra Hüller
DISTRIBUZIONE: A24
DURATA: 104′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 19/05/2023, 76ª Festival di Cannes

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Vivo a Milano, ma sono una romana doc, guardo tante serie tv e film e nel mio tempo libero lavoro, faccio sport e viaggio tanto.
Mi piacciono molto i cani e amo le mezze stagioni, anche se non ci sono più.

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