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Godfather Of Harlem 2×10 – The Hate That Hate ProducedTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione Godfather Of Harlem 2x10 Prima di iniziare a disquisire e ad argomentare gli accadimenti narrati nel finale di questa seconda stagione di Godfather Of Harlem, bisogna spendere due parole sul rinnovo. Rinnovo per una terza stagione dello show targato Brancato-Epstein che tarda ad arrivare. Eppure Epix non è certo un broadcaster che può vantare così tanti titoli di punta su cui fare affidamento. La sensazione è che non ci abbiano mai creduto abbastanza, e che continuano a non crederci. Certo, permettersi tre stelle del cinema come D’Onofrio, Whitaker ed Esposito è una spesa importante per un prodotto televisivo, ma la qualità messa in scena ogni settimana potrebbe permettere di rientrare nei costi.
Un discorso analogo lo si può fare anche per la distribuzione italiana. Va comunque fatto un plauso a Disney+ che ha creduto nel progetto e sta distribuendo la seconda stagione mantenendo una distanza dalla release originale abbastanza sottile. Anche qui, si potrebbero spendere due lire in più per quanto riguarda marketing e promozione ma, in realtà, basterebbe la certezza del rinnovo per la terza stagione.

LA LEGGE PER I DIRITTI CIVILI


Il season finale di questa seconda stagione raggiunge il climax nel momento storico forse più importante finora. L’approvazione della legge per i diritti civili del 1964, ideata da John Kennedy nel ’63. Per l’occasione, gli autori fanno tornare in scena forse il miglior personaggio dello show, Adam Clayton Powell, in una sequenza molto toccante, faccia a faccia col presidente Lyndon B. Johnson, interpretato da Ralph Brown (Genius, Agent Carter).
Tuttavia, nel dialogo del senatore Powell, e in quello parallelo di Malcolm nell’intervista televisiva, si evince quanto lavoro ancora ci sia da fare (allora e pure oggi) per rendere efficace ciò che altrimenti rimane solo un pezzo di carta.
Curioso che l’incipit sia l’assassinio di un ragazzo (probabilmente disarmato) nero da parte di un poliziotto bianco. Impossibile non cogliere le analogie con il triste caso di George Floyd, che avrà probabilmente ispirato ancor di più gli autori. Dalle proteste per questo omicidio, proprio mentre il presidente Johnson poneva la sua firma sulla legge, prendono il via le varie storyline dedicate ai protagonisti. Si sottolinea ancora il legame molto stretto tra gli eventi storici e quelli romanzati, con una scrittura elegante e una regia esperta come quella di Joe Chappelle (The Wire, Fringe).

AGGUATO A MALCOLM X


Quello che è l’evento principale però riguarda Malcolm. Il character di Nigél Thatch è sicuramente il personaggio più rotondo e pieno di sfaccettature. L’interpretazione di Thatch, poi, contribuisce a rendere rumorosi i suoi pensieri. Anche nelle scene più silenziose si possono infatti percepire i sentimenti dell’attivista assassinato nel 1965. La tensione creata nell’episodio è palpabile e lo spettatore teme per la vita di X grazie ad una suspense generata con maestria. L’astio di Henry e Omar, nato in “The Bonanno Split“, sfocerà in un agguato organizzato contro le direttive della NOI. Si rende utile Elise, assumendosi grossi rischi nel tornare nella moschea e divenendo un personaggio capace di prendere le situazioni di petto.
La trama dell’agguato va poi ad incrociarsi con la French Connection e l’arrivo del carico di eroina più grosso di sempre dalla Francia. Bumpy si trova di fronte ad un bivio, salvare i 3000 kg di droga per consolidarsi come boss di Harlem oppure salvare Malcolm e difendere ciò per cui lotta veramente. Sta tutto nel dialogo tra Johnson e Morgenthau, che lo accusa di aver intrapreso la via della criminalità senza valutare altri percorsi più ortodossi. Affermazione presto smentita da Ellsworth, obbligato dalla vita a percorrere la carriera di criminale per salvarsi e guadagnare per la propria famiglia. La vera natura del personaggio di Whitaker si rivela infatti con la scelta di sventare l’agguato, mandando in fumo l’affare più grande della sua carriera. La speranza per la sua gente, riposta in persone come Malcolm, viene prima del guadagno personale.

PROBLEMI DI FAMIGLIA


Anche la trama più debole, quella che riguarda la famiglia Gigante, ormai abbastanza lontana dagli eventi principali dopo l’interruzione del rapporto collaborativo tra Chin e Bumpy, trova punti di contatto con i disordini per le strade di Harlem. Da una parte c’è la dipartita di un personaggio molto promettente ma, purtroppo, abbastanza soffocato dalla scrittura, come Ernie. Dall’altra c’è invece l’interpretazione sublime di Vincent D’Onofrio, con Gigante che si trova nel punto più critico della sua carriera mafiosa. Gli eventi si incastrano nel modo sbagliato, e un paio di scelte errate di Chin contribuiscono a firmare la sua condanna in galera.
Con un finale così esplosivo e denso di eventi è impossibile non avere hype per una terza stagione che deve essere realizzata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Adam Clayton Powell, finalmente
  • Ogni scena con Powell è una lacrima che scende
  • L’attualità delle vicende narrate a distanza di 60 anni
  • Ogni parola e pensiero di Malcolm X
  • Nigél Thatch è un grande attore
  • La scelta di Bumpy
  • Il dialogo tra Bumpy e Morgenthau
  • L’interpretazione di D’Onofrio
  • La caduta di Chin Gigante
  • Ernie aveva tanto potenziale non sfruttato
  • Troppa carne al fuoco per lasciare una serie di questo calibro in sospeso

 

Forse il miglior episodio di Godfather Of Harlem potrebbe essere anche l’ultimo. Eppure, con la morte di Ernie, Chin in prigione, Malcolm sotto attacco e la posizione di Bumpy che vacilla vistosamente, le potenzialità per una terza stagione ancora superiore alla seconda ci sono eccome.

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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