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Halo 1×01 – ContactTEMPO DI LETTURA 5 min

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Halo-1x01Master Chief: “Did anyone else make it?”
Cortana: “Scanning… just dust and echoes. We’re all that’s left… We did what we had to do – for Earth. An entire Covenant armada obliterated, and the Flood… We had no choice. Halo, it’s finished.”
Master Chief: “No, I think we’re just getting started.”
(Halo: Combat Evolved)

Dopo una gestazione iniziata nel 2015 con Steve Spielberg, il progetto televisivo di Halo è diventato realtà ricevendo, tra le altre cose, già un rinnovo per una seconda stagione. E considerando che a distribuire la serie è Paramount+ si possono dormire sonni abbastanza tranquilli: la sensazione dopo questo primo episodio è quella di una serie che vuole trovare la propria strada, radunare i propri fedelissimi e spiccare il volo in una direzione che i produttori esecutivi hanno assicurato essere a sé stante. “Silver Timeline”, così è stata definitiva la storia standalone che si intende dare allo show ispirato al famoso franchise. Non una continuazione, un adattamento o un prequel bensì un mondo canonico distaccato.
Elementi narrativi comuni sono riscontrabili e, risulta facile immaginare, sarà così anche nel prosieguo della stagione ma l’intenzione dei produttori è quella di un prodotto che sia in grado di reggersi in piedi senza la necessità di doversi recuperare videogiochi, fumetti ed altri adattamenti del passato.
Il risultato è un pilot convincente, ma che per forza di cose risente del richiamo al franchise portando lo spettatore a racimolare quanto meno un minimo di informazioni base. Ma rispetto ad altre produzioni Halo sembra non avere nulla a che invidiare da questo punto di vista.

UN ACTION COME DIO COMANDA


I primi quindici minuti sono puramente introduttivi tanto che sigla e titoli di testa appaiono solamente dopo questo necessario prologo. E si tratta di quindici minuti che risentono di quell’eccessivo richiamo al franchise di cui si diceva poco sopra, ma che portano in scena un action che, finalmente, tiene incollato lo spettatore durante la visione. C’è più morte, sangue, distruzione, spari e scontri nei primi quindici minuti di Halo che in tutte le stagioni di The Mandalorian e del recente The Book Of Boba Fett: non c’è eccessiva bontà (l’accampamento attaccato viene sterminato per intero, quasi); villain e buoni non hanno grossi problemi di vista mentre mirano con la propria arma; ma soprattutto non esistono giravolte scenografiche prima di sparare un proiettile.
Interessante, inoltre, la scelta del regista Otto Bathurst (Black Mirror, Peaky Blinders, His Dark Materials) di girare alcune sequenze action come si trattasse di un vero e proprio sparatutto in prima persona come il gioco. Scelta accattivante e che non essendo sfruttata in maniera ridondante risulta tra i dettagli scenici più validi di questa puntata.
Meno convincente la CGI che in certi momenti sembra risentire delle animazioni dell’attacco dei Covenant, nonostante in altri frangenti risulti on point.
A sublimare un comparto tecnico d’alto livello (e ci mancherebbe anche considerato che il budget della serie ha sforato i 200 milioni di dollari) c’è poi da far menzione della musica affidata a Sean Callery, vincitore di diversi Emmy proprio in questo campo con 24. E se si guarda velocemente la lista di serie tv a cui ha collaborato si comprende il taglio stilistico che i produttori hanno voluto dare ad Halo: Callery ha infatti lavorato in Homeland, Designated Survivor, Bull, Next ed i vari sequel e remake di 24.
Per gli amanti della saga di videogiochi bisogna sottolineare il lavoro di Callery nel riprendere, in alcune sequenze, il lavoro di Martin O’Donnell e Michael Salvatori (compositori delle colonne sonore di Halo sviluppati da Bungie): i canti gregoriani sfruttati nel tema principale del gioco vengono evocati anche qui, come voci che arrivano dal passato e che misteriosamente aleggiano nel presente. Un tocco di classe per un franchise diventato la killer app di Xbox.

VALE LA PENA?


Accantonato il comparto tecnico e il desiderio di storia stand alone, in definitiva, questo Halo vale la pena di essere guardato? Decisamente sì, se si è alla ricerca di un action di guerra che tenga incollati durante la visione. Senza correre il pericolo di doversi rifugiare su Reddit dopo la visione per cogliere la metanarrazione dell’intero franchise (come poteva capitare con The Mandalorian o The Book Of Boba Fett).
La presentazione di Master Chief (John-117) e la sua relativa presa di coscienza sono il punto narrativo di partenza da cui la storia proseguirà con le successive puntate e se da un lato risulta un cliché del genere (automa che si “risveglia” partendo per un viaggio alla ricerca di sé), le dinamiche dell’improbabile team creato con Kwan Ha potrebbero aggiungere qualcosa in più alla storia.
Piccolo appunto conclusivo: interessante come, molto furbescamente, la produzione abbia già cercato di introdurre Thel ‘Vadam (Arbiter) all’interno del pilot. Potrebbe essere lui il guerriero Covenant che sfugge a Chief all’interno della grotta, ma si tratta semplicemente di considerazioni. Forse.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’attacco
  • I primi quindici minuti: l’action che piace
  • Musica e taglio dato alla storia da questo elemento tecnico
  • L’arrivo di Master Chief
  • Il laboratorio ed i vari personaggi del franchise che il pubblico conosce
  • Arbiter (forse)
  • I flashback di John
  • Finale di puntata
  • CGI non sempre al massimo
  • Primi quindici minuti con una miriade di nomi, informazioni, dati… per fortuna tutto viene cancellato dall’attacco dei Guerrieri Covenant

 

Dopo la visione, la sensazione è quella di ritrovarsi di fronte al primo capitolo di un potenziale nuovo brand televisivo di successo. Se poi si considera che il primo episodio ha fatto il record come series premiere più vista su Paramount+, magari non si tratta solo di una sensazione.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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