Liaison 1×01 – 1×02 – Storm Warning – TsunamiTEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione 1x01 LiaisonPrimo prodotto Apple Originals in lingua inglese e francese, Liaison vede il ritorno di Vincent Cassel sul piccolo schermo (dopo l’esperienza in Westworld nei panni del multimiliardario psicopatico Engerraund Serac) in un thriller a sei puntate che combina l’azione con una trama a più livelli, tra spionaggio e intrighi politici.
Cassel è Gabriel Delage, mercenario sotto contratto con il compito di intercettare due hacker siriani in fuga da Damasco e in possesso di informazioni riservate, prima che questi riescano ad ottenere asilo dall’ambasciata francese. Queste informazioni rubate dai server della polizia siriana, riguardanti imminenti attacchi informatici in tutta Europa, diventano così cruciali per tutte le potenze in gioco.
Parallelamente, a Londra, qualcuno riesce a fare breccia nei server del National Cyber Security Center, inviando un video di un enorme gatto con gli stivali intento a demolire il London Bridge. Proprio qui lo spettatore fa la conoscenza di due personaggi fondamentali, nonché facce ben conosciute: Eva Green è Alison Rowdy, impiegata al NCSC sotto la direzione dello scozzese Richard Banks – interpretato da Peter Mullan (Ozark) – e al centro di un triangolo amoroso che naturalmente vede Cassel nel ruolo di sventrapapere professionista vecchia fiamma dal passato oscuro e dal presente sfuggente.
Per il momento la “liaison” viene comunque tenuta sullo sfondo, concentrandosi invece sulla parte prettamente spy-thriller in un avvio stagionale che punta molto sull’azione e che, al netto di qualche difetto, può dirsi molto positivo.

ÉCOUTONS, COMMENT S’ÉCRIT AJEJE?


Toby:Your deference to our enemies really surprises me, Richard.
Richard:Europe is not our enemy.
Toby:If that’s what you believe, you’re even less suited for your job than I thought.

La serie non perde tempo e, fin dalle primissime battute, si concentra sulla componente action e sulla costruzione dell’ordito narrativo, abbastanza intricato ma non a tal punto da scoraggiare lo spettatore meno avvezzo al genere spy. Questo avvio stagionale appare costruito allo scopo di insinuare il dubbio nella mente di chi guarda, fornendo indizi contraddittori circa tutte le forze in gioco, dal mercenario più spietato fino al più insospettabile ufficiale governativo.
Ogni singolo character presentato finora si presta facilmente a qualsivoglia genere di speculazione e, in generale, la questione degli attacchi informatici ai danni del Regno Unito, con annesse problematiche legate alla Brexit e alla gestione della sicurezza informatica nazionale, riesce nell’intento di trasportare lo spettatore in un contesto narrativo evidentemente fittizio ma al contempo percepito come autentico nell’urgenza delle tematiche prese in esame.
Recensione 1x02 LiaisonNaturalmente, non è tutto oro ciò che luccica. Sebbene si tratti di un avvio stagionale più che incoraggiante, i difetti non mancano. In particolare, ci si riferisce a quelle che, in gergo tecnico, possono definirsi “minchiate da film action“.
Se dal lato della scrittura le cose finora procedono molto bene, in particolare grazie alla già menzionata alternanza tra progressione narrativa e scene d’azione, molto ben bilanciata, lo stesso non si può dire della messa in scena di suddette sequenze action. Fatta eccezione per gli attentati ai danni del London Bridge e del convoglio ferroviario su cui viaggia la piccola Kim, trattati in maniera molto accurata a partire dalla costruzione – e conservazione – della tensione, le restanti scene urbane, in particolare i vari inseguimenti che vedono protagonista Cassel, sebbene pregevoli dal punto di vista della regia, non brillano in termini di script. Emblematico in tal senso l’inseguimento sul bus che, nella sua improbabilità, ricorda molto un altro celebre inseguimento in ambito trasporti pubblici; il quale, tra l’altro, risulta obiettivamente superiore sotto ogni punto di vista rispetto a questo, specialmente dal punto di vista della tensione percepita dallo spettatore.

EHI, MA QUELLO È VINC… BAM, INCINTA.


Che la “liaison” tra Gabriel e Alison avesse un ruolo centrale all’interno della narrazione era abbastanza scontato. Non una grande scoperta essendo letteralmente il titolo dello show. Ciò che però salva la serie dal diventare la classica, usando le parole del maestro René Ferretti, “serie demmerda de baci demmerda” è il tempo dedicato – almeno per il momento – ai sembrerebbe travagliati trascorsi amorosi dei due protagonisti.
Il fatto che Vincent Cassel, tra un inseguimento urbano e una sparatoria nel deserto, trovi anche il tempo di sedurre donne ingravidandole istantaneamente con il suo infallibile sguardo da tombeur de femmes, non stupisce. L’effetto che l’attore francese provoca in gran parte del pubblico femminile è cosa risaputa, un magnetismo tra l’altro difficilmente spiegabile perfino dalle suddette ammiratrici ovulanti. Se all’equazione, poi, si aggiunge Eva Green, oggetto unico delle avance del malandrino attore parigino, il risultato non può che essere un racconto multi-genere dalle (per il momento flebili) tinte rose che ben può adattarsi al gusto di molteplici tipologie di spettatore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Spy story d’attualità finora molto interessante
  • Vincent Cassel convincente nel suo ruolo
  • Trama dalle mille potenzialità
  • Sempre un piacere ritrovare Eva Green
  • La “liaison” tra i due protagonisti per fortuna solo sullo sfondo
  • Qualche classica “minchiata da action movie” ma nulla di imperdonabile
  • Samir come Ajeje Brazorf

 

Liaison è una serie televisiva che cerca di prendere il meglio del cinema d’azione e di spionaggio degli ultimi anni,  mettendo in scena un originale e concitato racconto per il piccolo schermo, certo non esente da difetti, ma in grado di stuzzicare la curiosità dello spettatore grazie alla vicinanza delle tematiche trattate. La presenza di attori del calibro di Vincent Cassel ed Eva Green, sicuramente, contribuisce a rendere lo show più appetibile per il pubblico rispetto ad altri prodotti coevi contemporanei, ma per il momento è bene andare coi piedi di piombo e limitarsi ad apprezzare quanto visto, senza innalzare irrealistiche aspettative nei confronti di un prodotto finora senza dubbio convincente, ma ancora ben lontano dall’essere definito un capolavoro.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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