Painkiller 1×04 – Is BelievedTEMPO DI LETTURA 3 min

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Preso atto di come Painkiller non intenda approfondire il tema trattato con precisione filologica e minuziosi dettagli tecnici, si può vedere la situazione dal punto di vista delle emozioni trasmesse.
All’inizio di ogni puntata, c’è un breve intervento di un famigliare delle vittime della dipendenza involontaria dall’Oxycontin. Certo commovente, ma “esterno“, per così dire, a quanto sceneggiato dagli showrunners Micah Fitzerman – Blue e Noah Harpster.
Nella parte più fiction, le emozioni vere sono molto rare. Colpa soprattutto della narrazione assai stilizzata e stereotipata.
Nell’episodio in oggetto, però, c’è un momento particolarmente riuscito: riguarda Shannon e se ne parlerà fra poco. Altri momenti, meno d’impatto ma significativi, riguardano Edie Flowers.

QUALCHE MACCHIA, MA SENZA PAURA


Si chiarisce l’origine della sua spietata determinazione nel far condannare la Purdue Pharma. Suo fratello è in prigione per spaccio di crack, droga di cui sua madre è morta. Questo rende l’investigatrice una figura meno perfetta, meno idealistica, ma il suo desiderio di vendetta resta comunque perfettamente comprensibile per il pubblico.
L’altro passaggio è quello nell’immagine: finalmente salta fuori un elemento concreto, in base al quale istruire un processo. Si tratta della lettera di un medico, allarmato per il dilagare della dipendenza da oppiacei, risalente a molto prima del periodo in cui Richard Sackler e soci dichiaravano di aver appreso del problema.
Vedere, a questo proposito, il cinismo con cui la ditta farmaceutica scarica ogni responsabilità sulle stesse vittime, più che suscitare emozioni fa cascare le braccia. Si ha l’impressione di assistere ad un brutto fumetto, per quanto simili mosse siano del tutto corrispondenti alla realtà.
Si spera nelle buone interpretazioni di Uzo Aduba e Matthew Broderick per portare a buon fine questa parte della trama. Finora lei si è dimostrata convincente, lui ha rappresentato un malato di mente egocentrico e infantile.

SHANNON


Si parlava sopra del momento più riuscito dell’episodio. È quello in cui Shannon viene convocata alla sede della Purdue Pharma. Teme per il suo futuro, perché ha cominciato a nutrire dei dubbi sulla liceità di tutta l’operazione in cui è coinvolta. Soprattutto dopo aver visto morire una giovane drogata.
Mentre la colonna sonora commenta la situazione in modo adeguatamente ansiogeno, la ragazza giunge in sala riunioni e trova molti altri venditori come lei. Quando il capo attacca il discorso chiedendo a tutti di guardare alla propria destra e alla propria sinistra, il panico aumenta. Simili discorsi, infatti, in film e telefilm americani si concludono con l’annuncio di quanti fra i presenti verranno eliminati in breve tempo.
Nulla di tutto questo, però: todos caballeros, promozioni e champagne a fiumi. Addirittura Shannon può comprarsi una Porsche. Cose ai limiti dell’inverosimile, mentre la colonna sonora continua a fare al meglio il suo lavoro proponendo Feel So Good di Mase.

UNA PIAGA SOCIALE


Oltre al puntuale commento musicale, un altro punto a cui lo show tiene molto è il ribadire, ad ogni piè sospinto, come la droga sia una piaga sociale. La dipendenza, viene sempre sottolineato, non coinvolge e non distrugge solo la singola persona, ma anche la sua famiglia, gli amici e, di riflesso, l’intera comunità che si degrada.
Nella puntata in oggetto, per esempio, si vede il figliastro di Glen tornare dal padre. Il carrozziere, intanto, è in caduta libera, con sofferenza di moglie e figlioletta.
Più in generale, si accenna ad un aumento esponenziale di furti, incidenti, rapine e delinquenza nelle zone dove si è diffuso l’Oxycontin. Quest’ultimo punto è sviluppato sottoforma di rapide immagini tratte dai servizi dei telegiornali. A nessuno, però, sembra interessare veramente, tranne forse a Edie, mentre cerca di trarre dalle statistiche elementi per far causa alla Purdue Pharma.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La convocazione di Shannon ai piani alti
  • Vengono chiarite le motivazioni di Edie 
  • C’è un appiglio per fare causa 
  • Adeguato commento musicale
  • Shannon vive fin troppo spensierata
  • Stereotipi e semplificazioni tolgono mordente alla narrazione

 

Lo show prosegue tra cliché e semplificazioni anche abbastanza brutali. La visione risulta scorrevole, poco impegnativa, ma regala anche poche vere emozioni. Per ora quindi una sufficienza risicata, nella speranza di un finale quanto meno soddisfacente.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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