Painkiller 1×06 – What’s In A Name?TEMPO DI LETTURA 4 min

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Painkiller 1x06 Recensione

“Raymond and Mortimer called Rudy. Rudy called Congress. Congress called the White House. The White House called the DOJ. The DOJ called Brownlee. Brownlee essentially had to cut a deal.”

Cosa c’è di peggio di uno show senza potenziale? Uno show che ha del potenziale, ma non se ne rende conto (o non sa gestirlo) e finisce per sprecarlo malamente. Nelle prime 4 puntate, l’impressione era che Painkiller appartenesse alla prima categoria. La realtà, tuttavia, era ben peggiore, e gli ultimi due episodi lo hanno dimostrato. Painkiller poteva trattare di temi assolutamente rilevanti. Il patteggiamento raggiunto tra il District Attorney Brownlee e Purdue Pharma – e le modalità tramite le quali ci si è arrivati – avrebbero meritato probabilmente un’intera puntata dedicata a essi. Così come il nuovo patteggiamento miliardario che, qualche anno dopo, ha portato Purdue a dichiarare bancarotta. Tutto ciò, invece, ha avuto un minutaggio compreso tra i 5 e i 10 minuti totali. Per più di 4 puntate, infatti, si è preferito mostrare sequenze infinite di personaggi che emettono versi animali, ripetono le stesse frasi per decine di volte e sono coinvolti sempre nelle stesse dinamiche. Una gestione del tempo e delle storyline alquanto discutibile.

RUDY GIULIANI


Rudy Giuliani è stata una figura di primo piano della politica americana. Negli anni ’80, era un Procuratore Distrettuale che ha contribuito alla condanna di molti mafiosi newyorkesi. L’11 settembre 2001, Giuliani era il sindaco della città di New York. Ora, dopo aver aiutato Trump a cercare di ribaltare il risultato elettorale del 2020, Giuliani è sotto processo.
Uno step intermedio – e poco conosciuto – del suo percorso da America’s Mayor a macchiettistico avvocato di un sedizioso ex Presidente è rappresentato dal suo ruolo nella vicenda della Purdue Pharma. Il patteggiamento è avvenuto nel 2007, quando il presidente era George Bush, repubblicano come Giuliani e come John L. Brownlee.
Una vicenda di questa magnitudine, dunque, ha visto la sua risoluzione mediante patteggiamento per un mero gioco di pressione politica all’interno del Partito Repubblicano. Non sarebbe stato meglio ridurre il numero di  balletti degli omini Oxycontin per approfondire tutto ciò?

STOPPATI SUL PIÙ BELLO


Un’altra scelta poco comprensibile dello show è rappresentata dalla scelta di fermarsi al 2007, ossia al patteggiamento tra lo Stato della Virginia e Purdue. Tutti i successivi procedimenti giudiziari, i mutamenti dell’opinione pubblica e l’incrementata volontà politica di combattere la dipendenza da oppiacei sono raccontati tramite i titoli di coda e un momento onirico in cui Richard Sackler viene picchiato da suo zio.
Painkiller, dunque, si è bloccata sul più bello, senza raccontare gli eventi che hanno effettivamente portato alla fine della Purdue Pharma. Ancora una volta, le scelte degli autori appaiono alquanto rivedibili. Perché indugiare eccessivamente su dinamiche ripetitive, e non mostrare invece la parabola dell’Oxy e di Sackler nella sua interezza?

I DRAMMI UMANI E FAMILIARI


Molteplici occasioni sprecate e gestioni poco lungimiranti del tempo a disposizione possono ritrovarsi anche nella storyline di Glen. La costruzione della sua dipendenza, infatti, è stata molto paziente e ragionata, impiegando ben 5 puntate per far toccare il fondo al personaggio di Taylor Kitsch.
Il contraltare di questa lentezza è evidente. Il tentativo di disintossicazione e la tragica – nonché fatale – ricaduta si sviluppano in brevissimo tempo. Dopo averlo lasciato agonizzante nel bagno, lo spettatore ritrova Glen sobrio da un mese e di nuovo in contatto con la sua famiglia.
Dopo poche altre sequenze, lo spettatore vede nuovamente Glen che aspira l’Oxy con il naso a causa di un espedente narrativo piuttosto scontato e poco ispirato. Poco dopo, il personaggio è morto di overdose. Se la discesa agli inferi di Glen era stata narrata nel dettaglio, la sua disintossicazione e la morte sono state appena accennate e non danno allo spettatore il tempo necessario per suscitare una reazione emotiva nello spettatore.
Anche in questo caso, come d’altronde per lo show nel complesso, non si può che elencare i rimpianti di ciò che sarebbe potuto essere.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Questa puntata, presa singolarmente, è più che sufficiente
  • Il cast attoriale è stato all’altezza
  • Molto interessante l’accenno agli intrighi politici che hanno salvato la Purdue nel 2007…
  • …ma ha dovuto affrettare la chiusura di molte storyline a causa di tutto il tempo perso nelle precedenti 5 puntate
  • …ma il minutaggio dedicato è assolutamente insufficiente
  • La disintossicazione e ricaduta di Glenn mostrate in pochi minuti
  • Anche in questa puntata, le sequenze ripetute e i versi animali dei personaggi non potevano mancare

 

Questo episodio meriterebbe la sufficienza. Essendo il finale, tuttavia, il voto deve riflettere anche un giudizio complessivo sullo show. Per questo motivo, non si può che dare a Painkiller un’insufficienza. Che peccato.

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Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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