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Peaky Blinders 6×04 – SapphireTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione Peaky Blinders 6x04I’m here on behalf of the Blue Sapphire.

Due puntate al finale di serie e Peaky Blinders mette in scena la sua puntata più angosciante, quella più intima. Un semplice assaggio della tragedia che aspetterà Tommy e famiglia in attesa del momento in cui la nera mietitrice busserà alla sua porta.
Un’ora di cupo e sconsolato senso di rassegnazione, a partire dallo straziante funerale di Ruby, passando per l’uccisione a sangue freddo di Evadne Barwell e un saluto nazista fatto per ragioni d’opportunità, completando il quadro con la scioccante notizia della malattia incurabile che affligge Tommy e che lo ucciderà nel giro di un anno.
Se le diagnosi del dr. Holford e dei tre migliori chirurghi del paese dovessero risultare esatte, il leader degli Shelby non vivrà abbastanza né per assistere all’inizio del secondo conflitto mondiale né per vedere Winston Churchill diventare Primo Ministro del Regno Unito; ma se la sua strategia si rivelasse efficace, lo aiuterebbe certamente nell’ottica di neutralizzare la minaccia fascista in Gran Bretagna, impedendo a Oswald Mosley e alla futura consorte – già cornuta tra l’altro – Diana Mitford di stendere il tappeto rosso all’arrivo del cancelliere federale tedesco e al suo nuovo ordine mondiale.

NAZISTI PER CASO


Perish Judah.

Il pubblico sa bene che il saluto nazista fatto da Tommy non ha alcuna valenza dal punto di vista morale/etico, configurandosi invece come un gesto vuoto e privo di significato, un’immagine quasi maledetta che anticipa di poche ore l’infausta diagnosi del dr. Holford. Thomas Shelby è sempre stato dipinto, almeno dal punto di vista della sua carriera politica, soltanto come un manichino nelle mani del governo, fatto di gesti vuoti ed opportunistici cambi di fronte. Un uomo dotato di quel carisma necessario ad infiammare le folle, un semplice mezzo per raggiungere un fine.
Fingere una tale bruttezza d’animo, però, ha finito per ferirlo profondamente. Lo si può notare nel corso dei suoi numerosi scatti d’ira e, in particolare, nel momento di sfogo a colpi di mitragliatore subito successivo all’allegro meeting tra fascisti. Una sequenza dominata dalla rabbia più furiosa e che trova nella scelta della canzone che Laura McKee canta a Jack Nelson il suo punto di saturazione. La canzone (la celebre ballata irlandese “The Black Velvet Band“) è infatti la stessa cantata da Grace al The Garrison Pub di fronte allo sguardo rapito di Tommy nel corso della prima stagione della serie. Una storia fatta di doppi giochi e tradimenti, prima lei sotto copertura per spiare Tommy, e ora quest’ultimo sotto copertura per spiare i fascisti. Un cerchio che si chiude e probabilmente un gesto simbolico che annuncia l’imminente ricongiungimento spirituale tra Thomas e la sua amata Grace.

LA FRAGILITÀ DIETRO AL MITO


Not a devil. Just an ordinary mortal man.

In questa finestra su uno dei momenti più bui della storia dell’umanità, tra minacce di morte a sfondo razziale, vetri sfondati a colpi di mattoni e aneddoti raccapriccianti che già anticipano l’imminente genocidio che da lì a poco verrà compiuto dai nazisti, Peaky Blinders decide di affrontare, prendendosi appunto una pausa dalla violenza (più o meno), la portata della diffusione di questo dilagante sentimento fascista nel cuore della Gran Bretagna nel decennio precedente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il dolore e la paura provati da coloro che sanno di non appartenere alla “razza pura” comincia a diffondersi a macchia d’olio tra le trame della narrazione rendendo, per la prima volta, questo universo popolato da personaggi quasi mitologici un po’ più fragile. Più umano.
Non sono bastate sei stagioni di risse, uccisioni, missioni suicide, doppi e tripli giochi, promesse di vendetta e quant’altro per scalfire l’animo – e il corpo – di Thomas Shelby, eppure a rovinarlo, alla fine dei giochi, sono stati dolore e tristezza. Un male che fino dalla scomparsa di Grace l’ha divorato dall’interno e che, dopo la morte di Polly e Ruby, non ha fatto altro che consumarlo ulteriormente. Fino ad arrivare al momento della resa dei conti con tutto il male inferto nel corso della sua carriera da Peaky Blinders. Un male che ora chiede il suo tributo finale, ma che sembra essere abbastanza misericordioso da concedere a Tommy un anno per decidere cosa fare dei suoi ultimi giorni sulla Terra. Toccherà a lui scegliere se andarsene via da questo mondo da diavolo o da uomo per bene.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Un episodio valorizzato dalla colonna sonora ancora più del solito
  • Tutti i volti di Thomas Shelby
  • Il momento fraterno tra Arthur e Tommy
  • L’incontro con Mosley e Nelson nell’oscurità
  • Gina e Mosley si danno alla pazza gioia
  • L’intensità del finale di puntata
  • Come al solito nulla da segnalare

 

Un episodio molto meno incentrato sull’azione e più sull’introspezione dei personaggi, con particolare attenzione ai mille volti di Thomas Shelby. Mancano solo due puntate e per il momento la serie sembra essere sparata nella direzione di una tragedia totale, dove probabilmente le uniche soddisfazioni saranno date dal vedere qualche nazista preso a calci. Un altro piccolo gioiello che si aggiunge alla già foltissima collezione di episodi in zona verde, e quindi ennesimo Bless per una serie che tra un paio di settimane, con il suo definitivo congedo, lascerà una ferita enorme nel cuore di milioni di spettatori.

 

 

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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