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The Bear 1×01 – SystemTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Bear 1x01 recensioneMolto spesso i titoli di film e serie tv fungono da discriminante o da calamita per il pubblico. Ma qui è principalmente del primo caso che si vuole parlare. Infatti, chi scrive queste righe molto spesso si è trovato con un pregiudizio iniziale piuttosto ingombrante che ha posticipato la visione di un determinato prodotto fino all’inevitabile momento della verità. Il tutto per via di un costrutto mentale che può essere prevaricato solo dopo aver visto la serie o il film in questione. Ed è esattamente il caso di The Bear.
Dopo la visione di “System” non si può che rimanere piacevolmente interdetti, confusi e pronti alla rapida visione di un secondo episodio necessario per continuare a penetrare dentro una realtà frenetica, difficile ma piuttosto autentica di un ristorante di Chicago (The Original Beef Of Chicagoland) e soprattutto del suo staff, reduce dal suicidio del suo titolare e dall’arrivo del fratello che ha appena vinto il James Beard Award come cuoco.
Questa series premiere non vuole dare risposte, punta a creare alcune domande ma fondamentalmente vuole far immergere lo spettatore in una nuova realtà con un ritmo ed una regia volutamente sostenute che non lasciano praticamente nessun momento per respirare. E questa è probabilmente la miglior qualità che emerge dopo la visione di questi primi 30 minuti perché al termine di “System” ci si sentirà esausti ma anche pronti per guardare il secondo episodio “Hands”.

Carmy:Housekeeping means you have to clean your stations ‘cause this place is fuckin’ gross.
I refer to everybody as Chef because it’s a sign of respect, and I never said I couldn’t figure out the spaghetti. I said it doesn’t make any sense on this menu, so it is done. The end.
Three hours to open, Chefs!

MR. BEEF


Farà piacere sapere che Christopher Storer si è impegnato molto per rendere la sua prima creatura il più reale possibile. Infatti la location in cui è stato girato The Bear è Mr. Beef On Orleans a Chicago, un vero ristorante che prepara “authentic italian beef sandwich“. Lo si scrive per enfatizzare l’attaccamento alla realtà di Storer che, dopo anni passati dietro la macchina da presa con Ramy (sempre su Hulu) e altre serie, si trova nel poliedrico ruolo di creare, scrivere e dirigere.
Si può capire l’attenzione meticolosa nel rendere tutto il più reale possibile grazie ad un paio di interviste che, oltre a rivelare la location delle riprese, informa anche circa la preparazione come chef di Jeremy Allen White (Lip in Shameless) in diversi ristoranti tra Chicago, New York e Los Angeles e la presenza sia come attore (è il tuttofare del ristorante) che come produttore esecutivo del celebrity chef Matty Matheson che ha fornito un po’ di spunti per la sceneggiatura.
Il risultato è sicuramente molto realistico e non si fatica minimamente a capire le dinamiche dietro i fornelli, così come la frenesia, le abitudini, i rituali e anche la gerarchia. In tutto ciò, White e Moss-Bachrach sono favolosi e reggono serenamente sulle loro spalle l’intero show ma il restante gruppo di attori aiuta sicuramente ed è già piuttosto tridimensionalizzato nel giro di un paio di battute che li delineano perfettamente tra pentole e fuochi.

UN TITOLO PROFETICO


Cosa c’entra un orso con una serie tv che si basa su un ristorante italiano che fa panini con la carne? Domanda più che legittima a cui non si avrà una risposta fino all’episodio finale della stagione ma che può essere in parte intuita in due momenti di questo pilot: il primo, ovvero la scena iniziale, in cui il protagonista Carmy apre la gabbia di un orso; il secondo, più o meno a metà puntata, in cui sempre Carmy osserva un disegno appeso in cucina di un edificio con l’insegna di un orso sulla porta.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • In generale tutto il cast è degno di essere menzionato ma in particolare Jeremy Allen White e Ebon Moss-Bachrach emergono prepotentemente insieme alla loro chimica
  • Ritmo elevatissimo
  • Regia frenetica
  • Voglia istantanea di vedere un altro episodio
  • C’è bisogno di almeno un altro paio di episodi per riuscire ad entrare pienamente in questo mondo, soprattutto per la mancanza di punti fermi nella storia orizzontale

 

Dopo aver visto questo primo episodio di The Bear ci si sentirà esausti come dopo aver corso una mezza maratona, eppure allo stesso tempo si sarà anche prontissimi a vedere un altro episodio. Una sensazione stranissima ma anche sorprendentemente piacevole che presenta The Bear come un’ottima sorpresa estiva su cui nessuno avrebbe puntato ma che invece…

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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