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The Patient 1×09 – AuschwitzTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Patient 1x09 recensioneDopo un paio di episodi di lunga durata e poca concretezza narrativa, Joel Fields e Joe Weisberg si riscoprono a corto di tempo visto il series finale in arrivo e, complice anche un’altra deadline interna data dall’appuntamento con il nuovo psichiatra di Sam, la trama riprende improvvisamente piede. Con sommo piacere di tutti.
Il confronto tra Sam e Alan era l’elemento mancante delle scorse puntate ma era anche la base su cui The Patient aveva costruito tutta la sua storia, quindi eliminarla dall’equazione ha portato a due episodi (“Kaddish” e “Ezra“) deludenti. E non è un caso se la riproposizione di questo malatissimo rapporto paziente-dottore riporta in alto anche il voto dell’episodio. Ebbene sì: ci si trova di nuovo di fronte ad una bella trentina di minuti che riaccendono la passione verso una serie che, oggettivamente, sembra essere durata un po’ troppo pur avendo ancora qualcosa da dire. “Auschwitz” lo dimostra.

Reality is worse than a nightmare when you’re in Auschwitz… Don’t wake him up.

CAMPI DI CONCENTRAMENTO CLICKBAIT


Il titolo di questo penultimo episodio è quanto di più becero e fuorviante si potesse trovare. Chiamarlo “Nannycam”, “Skull” o “Feetcream” avrebbe avuto molto più senso. Invece Joel Fields & Joe Weisberg giocano sporco e scomodano il nome del campo di concentramento nazista rievocando fatti storici che continuano a non essere in alcun modo collegati con quanto si vede sul piccolo schermo.
Certo, Alan Strauss è ebreo. Certo, Alan è tenuto prigioniero contro la sua volontà. Certo, citare Viktor Frankl può parzialmente giustificare il titolo ma, oltre ad una mera citazione, non può essere veramente utilizzato con coscienza come nome della puntata. Un qualcosa che potrebbe seriamente infastidire molte persone, anche con giusta causa. Oltretutto perché in altre puntate di The Patient sono state usate più volte a sproposito scene in un campo di concentramento che sono sempre sembrate fuori luogo.

IL CROSSOVER CON MINDHUNTER E LE COLPE DEI PADRI CHE RICADONO SUI FIGLI


In maniera un po’ inaspettata, The Patient porta in scena un video piuttosto famoso del serial killer Edmund Kemper, già ampiamente visto in Mindhunter ed il motivo è presto detto: la seduta di terapia tra Alan e Sam sembra portare nella direzione di una causa paterna per il comportamento di quest’ultimo.
Ora, da un lato non si può che apprezzare l’escalation cognitiva portata da questo botta e risposta che sembra illuminare d’immenso il serial killer perché è esattamente ciò di cui si aveva bisogno, dall’altro è altresì palese che a questo punto ci si sarebbe potuti arrivare anche prima ed in maniera meno repentina. Anche se si apprezza la chiusura “ironica” della presa di coscienza.

Sam:I’m gonna kill my father, cut his head off, and fuck his skull. I’m just kidding, I’m not going to fuck his skull.

Tra il tentativo di far provare un qualche tipo di sentimento a Sam e quello di farlo riflettere circa la provenienza dei suoi disturbi, in questa puntata bisogna ammettere che ci sono stati diversi momenti che enfatizzano l’importanza delle sedute di terapia dei due protagonisti. A posteriori si può però constatare anche la scelta voluta/forzata di fermare qualsiasi tipo d’interazione tra i due, vuoi per scelta di Hulu che ha spinto ad avere 10 episodi invece che 6-8, vuoi per un calcolo errato di Fields e Weisberg.
E dispiace vedere la bontà di questa puntata perché enfatizza ancora una volta come piegare la trama ad un numero prefissato di episodi porti per lo più ad ottenere un risultato più blando e diluito, svilendone il potenziale. Se questa puntata fosse stata la 1×06 o 1×07 molto probabilmente il voto sarebbe stato più alto, così come la percezione del pubblico.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Edmund Kemper entra in scena
  • Confronto Sam-Alan
  • Il brunch
  • Il cambio di location nel cervello di Alan
  • Recitazione di Domhnall Gleeson
  • Il nome della puntata non c’entra assolutamente niente con l’episodio ed è usato a sproposito
  • Improvvisa presa di coscienza di Sam e della colpa paterna

 

“Auschwitz” si merita un Save Them All pienissimo e abbondante che si avvicina al Thank ma non lo tocca, un po’ per punizione vista la gestione della trama, un po’ perché alcune cose (tipo il titolo) sono oggettivamente fuori posto.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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