Prima di Full Monty, al grande pubblico non era noto che già esistesse da anni lo spogliarello maschile per donne. Questa storia prova a far luce su cosa hanno rappresentato i Chippendales e sulla torbida storia del suo fondatore. Il tutto grazie a Hulu e al produttore esecutivo Robert Siegel (lo stesso di Pam & Tommy) che portano in scena Welcome To Chippendales.
AVERE UN SOGNO
La storia parte raccontando, a metà anni ’70, l’ascesa di Somen “Steve” Banerjee (interpretato da Kumail Nanjiani), che appena emigrato in America dall’India, inizia a gestire una pompa di benzina e ad accumulare un po’ di denaro da investire nel suo sogno: aprire un inedito club di backgammon a Los Angeles.
La sua idea non trova riscontro (stranamente) nel favore del pubblico ma, pian piano, grazie ad un’intuizione converte l’attività nel più redditizio locale per sole donne a base di spogliarelli e spettacoli “chic” (come ama dire a tutte le persone che incontra), a cominciare dal finto PR Paul Snider (interpretato da Dan Stevens). Inutile dire che le cose cominciano a complicarsi di pari passo all’aumentare del successo.
LA CLASSICA STORIA DI ASCESA (E DECLINO?)
Tratto da una storia vera che inizia come tante altre di successo della narrativa americana, negli anni si colorerà di tinte fosche, a base di sicari, omicidi e racket. L’occasione è ghiotta per mettere di nuovo in scena i lustrini da una parte e il sangue dall’altra, senza soluzioni di continuità. Già da questo pilot, e in particolar modo dal suo finale, si capisce che quanto mostrato non è un inno al self made man ma un ritratto molto dark degli effetti del successo e del potere che mettono in scena personaggi senza scrupoli.
Peccato che non accade nulla di narrativamente memorabile, essendo un tipo di storia già largamente raccontata. Pertanto non riesce ad appassionare al meglio lo spettatore.
L’unica nota interessante è la possibilità di avere un protagonista che, sia per origine geografica sia per un carattere a metà strada tra l’ingenuo e il determinato, risulta a suo modo originale. Nonostante gli insuccessi, infatti, riesce a mantenere la volontà di voler sfondare col suo locale a tutti i costi ma, allo stesso tempo, cade nelle manipolazioni di chi gli si presenta davanti vantando conoscenze nel mondo dello spettacolo.
HUGH HEFNER, NON SEI NESSUNO!
Il vero sogno di Somen è conoscere il padre di Playboy… e rubargli il ruolo, per esempio adottando un “vestiario” per i suoi spogliarellisti direttamente preso dal look di una famosa coniglietta. Nella realtà la causa è andata avanti negli anni. Qui risulta evidentemente usato per mostrare allo spettatore cosa Somen sia disposto a fare pur di raggiungere i suoi miti, ossia sostituirsi a loro.
Sul comparto tecnico c’è sicuramente a favore la scelta di un buon cast che ben rappresenta un mondo a metà tra l’opportunismo e la fascinazione. Tutto il resto è in media accettabile senza spiccare particolarmente.
Il giudizio risulta quindi tendente alla sufficienza, proprio perché la storia, che teoricamente sarebbe interessante, nel pilot non ha il gancio che collega al resto, nonostante un finale vicino al noir spinto.
Evidentemente come storia è difficile da rendere subito appassionante se neanche Tony Scott e Alan Ball ci sono riusciti in passato (anche se come film e non come serie tv).
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Un pilot che raggiunge la sufficienza ma che non giustifica una visione necessaria. Come riempitivo può risultare piacevole anche se avere una serie da giocarsi come tale è un lusso difficile da considerare in questi tempi pieni di FOMO (fear of missing out) per tutte le serie tv in onda.
