Quando Shrinking decide di ricordare allo spettatore perché funziona, lo fa senza alzare la voce e senza trucchi. “The Field” arriva dopo un episodio debole e dispersivo e rimette immediatamente le cose al loro posto, riportando il focus su ciò che ha sempre reso la serie efficace:
- personaggi in evoluzione,
- conflitti emotivi scomodi
- e decisioni che fanno male.
Non tutto è impeccabile, ma finalmente si torna a respirare.
RITROVARE IL CUORE DELLA SERIE
Dopo l’eccessivo spazio concesso a Brian nell’episodio precedente, “The Field” prende una decisione tanto semplice quanto necessaria: rimettere al centro Jimmy, Paul e, in modo più controverso, Gaby.
La scrittura torna a essere compatta e focalizzata, senza sovraccaricare la puntata di sottotrame inutili. Ogni personaggio è tenuto vicino al proprio percorso, senza deviazioni superflue, e questo restituisce allo show una chiarezza narrativa che mancava.
La commedia continua a funzionare benissimo, con Paul probabilmente al suo massimo storico per sarcasmo e cattiveria elegante, mentre Derek, spesso relegato a spalla, riesce ancora una volta a strappare risate autentiche. Ma ciò che colpisce davvero è come l’episodio riesca a bilanciare leggerezza e tensione emotiva senza mai sembrare artificioso.
GABY VS JIMMY: UN CONFRONTO IRRITANTE MA NECESSARIO
Il cuore problematico dell’episodio è il confronto tra Jimmy e Gaby, ed è giusto che lo sia. È una dinamica che la serie avrebbe dovuto affrontare molto prima, soprattutto dopo la loro relazione, ma che è sempre rimasta in sospeso. Gaby, passata dall’essere un personaggio centrale nella prima stagione a una presenza più defilata nella seconda, torna qui con una forza quasi spiazzante. Il confronto funziona perché è irritante.
Da un lato viene messo in discussione il metodo di Jimmy, esposto a una critica esplicita non solo da Gaby ma anche dal contesto accademico che lo circonda. Una critica legittima, perché Jimmy non è mai stato dipinto come un terapeuta modello.
Dall’altro lato, però, emerge un’arroganza di Gaby che risulta difficile da digerire, soprattutto quando giudica la decisione di Jimmy di perdonare Louis e costruire con lui un rapporto. Quella scelta è personale, intima, condivisa anche con Alice, e non dovrebbe essere sottoposta a un tribunale morale esterno. Il fastidio nasce proprio qui, ed è un fastidio voluto. Shrinking sceglie consapevolmente di mettere lo spettatore a disagio perché questo confronto era inevitabile e rimandarlo ancora avrebbe reso la serie meno onesta.
Non c’è un vincitore, non c’è una parte che ha completamente ragione, e proprio per questo la scena funziona.
PAUL E L’OMBRA DEL PENSIONAMENTO
L’altro snodo fondamentale dell’episodio è la decisione di Paul di andare in pensione. È un momento che pesa molto più di quanto sembri a una prima visione, perché si inserisce in una traiettoria narrativa chiarissima. Le allucinazioni, il peggioramento del Parkinson e ora questa scelta esplicita suggeriscono una direzione che fa paura: la possibile uscita di scena definitiva del personaggio di Harrison Ford.
Anche se le sue condizioni sembrano temporaneamente migliorate, è la scrittura a parlare chiaro. Shrinking sta preparando il terreno per una separazione, forse non immediata ma inevitabile. Il pensionamento non è solo una scelta professionale, è un segnale narrativo forte che cambia gli equilibri dello studio e apre la porta all’ingresso di un nuovo terapista.
È una mossa che ha senso, ma che carica emotivamente ogni scena di Paul di un peso diverso, quasi definitivo.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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“The Field” non è un episodio perfetto, ma è un episodio necessario. Riporta Shrinking sui binari giusti, accetta il rischio di infastidire lo spettatore e lo ripaga con conflitti autentici e decisioni che pesano davvero. Se questa terza stagione vuole dire qualcosa di più profondo sulla felicità e sulla fine delle cose, questo è esattamente il punto da cui doveva ripartire.


