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The Mosquito Coast 1×01 – Light OutTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Mosquito Coast 1x01 recensione Leggendo il titolo della nuova serie di Apple TV+, il primo istinto non può essere che una ricerca curiosa su Google di questa “Costa Delle Zanzare”. A questo punto si potrà incorrere in quelli che sono fondamentalmente tre tipi di risultati: la Costa Dei Mosquito, che si estende nel litorale est di Honduras e Nicaragua; l’omonimo libro di Paul Theroux del 1981; oppure la trasposizione cinematografica con Harrison Ford e Helen Mirren del 1986.
Tutti e tre i risultati forniscono un’idea abbastanza completa di quello che viene presentato in “Light Out”, ovvero l’adattamento in formato seriale del libro di Paul Theroux, zio di Justin Theroux (il cui ricordo di Kevin Garvey è ancora vividissimo nella mente di tutti), qui sia nella veste di protagonista che in quella di produttore esecutivo dei sette episodi.

Dina:Why are you doing this to us?
Allie:Because we have a problem.
Dina:Except nobody will say what kind of problem.
Allie:You know the kind of problem that you think, “Okay, first glance, that looks pretty bad. Maybe if I just sit down and think about it, I might be able to figure a way out of it”?” We don’t have that kind of problem.

COSA HA FATTO ALLIE FOX?


Come capita praticamente ad ogni trasposizione cinematografica o televisiva di un libro, l’adattamento riserva sempre alcuni cambiamenti più o meno fondamentali rispetto all’originale cartaceo (ne sa qualcosa Stephen King). The Mosquito Coast non è assolutamente esente da questo tipo di approccio, un po’ dovuto al paio di decadi che separano l’uscita del libro (1981) con quella della serie (2021), un po’ dovuto alla mera necessità televisiva di creare un prodotto interessante e diverso dagli altri. E questa necessità, per esempio, coincide con la creazione di un passato nascosto di Allie Fox che lo pone al centro di una caccia governativa, elemento assente nel romanzo.
Ad apportare i cambiamenti principali allo show c’è il nome piuttosto famoso di Neil Cross (creatore di Luther) e quello meno conosciuto di Tom Bissell, entrambi qui in veste di showrunner, mentre a portare in scena la problematica famiglia Fox ci sono il già citato Justin Theroux (Allie Fox), Melissa George (Margot, la moglie di Allie), Logan Polish (Dina, la figlia) e Gabriel Bateman (Charlie, il figlio).

COSA DIAVOLO HA FATTO ALLIE FOX?


“Light Out” è una di quelle series premiere nate con l’intento di affascinare lo spettatore. La regia attentissima dell’ottimo Rupert Wyatt (anche lui produttore esecutivo dello show) accompagna lo spettatore nella vita molto isolata della famiglia Fox, una vita che apparentemente vieta l’utilizzo dei cellulari, enfatizza l’eccentricità e la genialità del capofamiglia ma, allo stesso tempo, mette in prospettiva anche tutta quella serie di difficoltà legate al vivere al di fuori della società.
Nell’ora scarsa di pilot, Wyatt, Cross e Bissell dipingono chiaramente una famiglia in difficoltà, nascosta all’ombra di un segreto che affligge tutti e quattro i componenti. La sensazione che ci sia qualcosa che non va è palese ma, al tempo stesso, sembra ci sia l’intenzione di rappresentare Allie Fox non come il classico protagonista buono, quanto piuttosto come un character a sé stante. Il che ovviamente intriga, e non poco, bypassando quella classica struttura telefilmica che tende a rappresentare i protagonisti come i “buoni” della storia. E la domanda a questo punto è lecita: e se Allie Fox fosse un criminale?

COSA STRADIAVOLO HA FATTO ALLIE FOX?


Se si era curiosi dopo la visione del trailer, al termine di “Light Out” questa fame di risposte non potrà che aumentare visto che i 58 minuti hanno volutamente glissato nel dare una risposta ad una certa domanda: che cosa ha fatto Allie Fox? Questa è, senza ombra di dubbio, la vera domanda a cui si cerca una risposta ed è anche una più che discreta variante del libro per mettere in moto la trama orizzontale. Lo spettatore rimane infatti volutamente ignaro delle motivazioni che hanno portato i Fox a cambiare città ed affrontare un nuovo viaggio probabilmente in direzione della Mosquito Coast (“It’s been nine years and six identities“).
Se il libro raccontava il viaggio dal punto di vista di Charlie, la visione di Cross e Bissell porta con sé un punto di vista più generale ma comunque parziale della storia. La scelta di costruire l’intera storia intorno a questo segreto ha il suo perché ma può anche essere percepita negativamente dallo spettatore che brama le risposte e non è disposto ad imbarcarsi nella visione di sette ore di girato senza un po’ di chiarezza. D’altronde Cross e Bissell stanno creando molte aspettative e dovranno essere in grado di rispettarle, pena, altrimenti, una debacle nei confronti dello spettatore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La regia ha il suo perché…
  • Justin Theroux recita con tutto il suo carisma interpretando un character diverso dal solito
  • Ritmo molto veloce pur presentando una narrazione tutto sommato lenta
  • Plot twist finale interessante
  • Non si avrebbe disdegnato un po’ più di informazioni sullo stato attuale dei Fox
  • Nel lungo periodo c’è il rischio che il segreto di Allie possa rivelarsi un boomerang

 

The Mosquito Coast si presenta al proprio pubblico sorprendendo per le differenze con il romanzo, enfatizzando una certa dipendenza da Justin Theroux ma anche offrendo un ottimo incipit per un viaggio che promette molte sorprese. E si spera anche una risposta circa ciò che ha fatto Allie Fox…

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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