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Tutta La Luce Che Non Vediamo 1×01 – Episodio 1TEMPO DI LETTURA 3 min

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Tutta La Luce Che Non Vediamo 1x01 recensionePresentata nel nostro podcast nella puntata dedicata alle uscite seriali di novembre, Tutta La Luce Che Non Vediamo (All The Light We Cannot See) è la nuova miniserie di Netflix che in questo mese ha scalato la classifica degli show più visti sulla piattaforma.
Composta da appena quattro episodi (seppur di circa 60 minuti ciascuno), la serie è stata ideata dal produttore di Stranger Things, Shawn Levy, e dal creatore di Peaky Blinders, Steven Knight. Nomi altisonanti che portano su schermo una storia in  realtà basata sull’omonimo romanzo del 2014 di Anthony Doerr, un’opera di rilievo che si è guadagnata il Premio Pulitzer per la narrativa.

CAST E AMBIENTAZIONE


La storia narrata parte dalla Francia del 1944, in piena occupazione nazista. Il plot principale appare si da subito quasi basico per questo genere di situazioni: due ragazzi sui fronti opposti collegati astrattamente da un filo di speranza e salvezza.
Fortunatamente, ad un’apparenza così melensa, seguono avvenimenti che differenziano maggiormente la narrazione, per un racconto che non spicca certo per innovazione ma si fa guardare grazie al suo carattere delicato.
A favorire l’appeal verso questo adattamento è anche il cast che si presenta con nomi di riguardo. E se la protagonista femminile è interpretata dalla giovane ed esordiente Aria Mia Loberti, tutt’altro background professionale hanno i suoi colleghi. Tra i protagonisti, infatti, spiccano Louis Hofmann (per tutti Jonas di Dark), Hugh Laurie e Mark Ruffalo.
Un gruppo abbastanza disomogeneo che, almeno per la durata del pilot, non interagisce quasi mai, tranne che per sporadici momenti (alcuni solo in flashback).
“Episodio 1” si presenta abbastanza descrittivo per accompagnare lo spettatore nel mood della scena. Distruzione, paura e rassegnazione fanno da contorno ad una città, Saint-Malo, sotto assedio: da una parte i nazisti in piena occupazione, dall’altra i bombardamenti degli americani giunti per liberare la Francia. Una descrizione scenica che aiuta ad immergersi nella rappresentazione per comprendere meglio il ruolo dei personaggi.

TUTTA LA LUCE CHE VEDIAMO


Protagonista della storia è Marie-Laure LeBlanc, una ragazza francese cieca che durante le notti sotto attacco a causa dei bombardamenti tiene compagnia alla popolazione grazie alla sua voce via radio. Parallelamente, si sviluppa la storia di Werner Pfennig, soldato tedesco con un legame idealistico con la voce di Marie.
Ed è proprio questa voce che risuona alla radio il filo conduttore di tutta la serie e anche la parte che rende paradossalmente più autentica la storia. Un programma radio che, se da un lato vuole tenere compagnia e infondere speranza, dall’altro ha anche uno scopo ben preciso fatto di messaggi in codice per gli alleati. Un doppio ruolo che rende questa parte sia idealistica che concreta.
Il plot della serie, però, non si ferma qui. Naturalmente per dare vita ad una storia più articolata c’è bisogno di materiale più consistente. Peccato però che appare seguendo una linea prettamente più mistica. L’introduzione della leggenda della pietra unisce così più fattori insieme, un modo anche per dare più adito al personaggio di Mark Ruffalo. Il padre di Marie, infatti, appare perlopiù attraverso i flashback dando allo spettatore un background maggiore sia sulle capacità acquisite dalla figlia sin dall’infanzia che sulle leggende da lui raccontate.
Un elemento che, come si diceva, rende più carico di eventi il racconto ma che perde forse un po’ di concretezza narrativa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Marie e Werner e le loro storie sviluppate in parallelo
  • Il collegamento della radio 
  • Alcune trovate narrative “deboli”
  • Chiusura di episodio con un falso cliffhanger

 

Tutta La Luce Che Non Vediamo è una storia delicata che non riesce ad incidere più di tanto dal punto di vista narrativo. Tuttavia, i soli quattro episodi rendono l’approccio sicuramente più favorevole a chiunque voglia scoprirne di più.

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Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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