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Westworld 4×07 – MetanoiaTEMPO DI LETTURA 8 min

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Recensione Westworld 4x07 MetanoiaIl termine metanoia può essere utilizzato in svariati contesti e può assumere diverse connotazioni, il suo significato letterale, però, può essere ricondotto ad un radicale cambiamento spirituale.
Nel caso di Charlotte e del suo piano di trascendenza, ad esempio, il concetto di metanoia descrive alla perfezione il cambiamento auspicato per i suoi simili; mentre nel caso di Christina rappresenta bene la sua nuova consapevolezza in merito alla sua (non) esistenza.
Secondo una diversa accezione, cioè quella di rinascita, rigenerazione, il concetto di metanoia si applica invece a character come William e Bernard, alle prese con doppelganger, domande esistenziali, loop infiniti e per di più mai a lieto fine. Una rinascita/rigenerazione che porta con sé il peso di una vera e propria maledizione e che non a caso sembrerebbe dover condurre l’intera umanità proprio in direzione di un epilogo disastroso.
Con questo settimo e penultimo appuntamento, Westworld comincia (finalmente) a dare qualche risposta allo spettatore, inserendo tutti i tasselli mancanti nel mosaico di questa quarta stagione e preparandolo, tra rivelazioni inaspettate e continui colpi di scena, ad un finale di stagione che promette fuoco e fiamme. Nella speranza ovviamente che “Metanoia”, col senno di poi, non si riveli il momento più alto della stagione e che non si ritorni nel finale ai ritmi estremamente blandi d’inizio stagione.

BERNARD SIMULATOR


L’episodio prende il via immediatamente con l’incursione di Bernard e Maeve alla diga di Hoover, sequenza che gioca molto sull’aspetto visivo sfruttando l’imponenza del complesso e con un aspect ratio diverso dal solito che implicitamente lancia i primi segnali allo spettatore sull’effettiva veridicità di ciò a cui sta assistendo. Ecco quindi giungere l’ennesimo loop di simulazioni, grazie al quale Bernard cerca di sventare l’estinzione globale ormai imminente, e che avviene, tra l’altro, dall’interno del Sublime.
Finalmente lo spettatore viene messo al corrente delle ragioni per le quali Charlotte si era mostrata così interessata alla diga di Hoover. E la rivelazione porta con sé anche la risposta ad una delle domande che attanagliavano la mente del recensore, e sicuramente anche di altri spettatori, in merito alla presenza di un qualsivoglia supporto fisico nel mondo reale che permettesse di mantenere online il paradiso degli host.
Invece di nascondere il modo in cui le cose si concluderanno, al pubblico viene detto più e più volte come la storia andrà a finire. Bernard conosce ogni possibile finale e tutti quanti portano al medesimo triste destino. Tuttavia, non è disposto ad aspettare pazientemente la sua morte, o ad entrare nel Sublime per poi scomparire in un paradiso virtuale. Un ultimo tentativo, un’ultima resistenza. Un’ultima battaglia per salvare le persone che William definisce scarafaggi e fermare il piano di trascendenza degli host ideato dalla Hale.
Viene anche mostrato al pubblico un momento di lynchiana memoria con un Bernard particolarmente crucciato intento a conversare con un estremamente elegante Akecheta, mentre cavalli bianchi campeggiano sontuosi sullo sfondo. Un simbolo, quello del cavallo bianco, già visto in più di un’occasione all’interno della serie e che ha assunto negli anni diversi significati, dal presagio di morte alla rinnovata speranza. In questo caso si può forse ricondurre l’equina presenza sullo sfondo alla figura biblica del cavallo bianco, in groppa al quale Gesù torna in Terra, giusto in tempo per l’Apocalisse per, testualmente, “giudicare e guerreggiare con giustizia” (Apocalisse 19,11). Un giudicare e guerreggiare che molto bene riassume il sogno di epurazione globale della Hale e che forse porterebbe a pensare che in questo caso il cavallo bianco non sia esattamente da considerarsi come un presagio positivo.

WILLIAM 2.0: SEMPRE LO STESSO STRONZO… MA CORAZZATO


Sebbene il minutaggio penda decisamente a favore del duo Bernard/Meave, Ed Harris riesce come sempre a brillare nei pochi momenti dedicati al suo personaggio. In particolare, a spiccare è il confronto tra William e la sua versione host, la quale comincia a ribellarsi alla visione di Charlotte e al suo piano di trascendenza. Harris qui compie un lavoro impeccabile, dando l’idea di trovarsi di fronte effettivamente a due personaggi differenti. Che poi così differenti non sono. E infatti proprio su questo punto andrà a spingere William, spiegando alla sua controparte quanto in realtà entrambi desiderino le stesse cose.
Ma cosa è reale? L’host William si pone proprio questa domanda, solo per vedere le sue domande liquidate come inutili sciocchezze dal William umano. “We’re not here to transcend. We’re here to destroy“, parole lapidarie che portano ad un esito che oramai era scontato, anche perché sicuramente non è facile gestire due personaggi uguali nel casino narrativo che è Westworld, ovvero la (presunta, che non si sa mai) morte del William prima edizione. La sua versione Host, in pratica William ma corazzato ed immortale, cammina così indisturbato nell’oscurità, sulle note di The Man Who Sold The World di David Bowie, per realizzare la sua visione di vivere in un mondo che in pratica è un videogioco GDR a tema Far West. Nella mente dell’Uomo in Nero, non sono i parchi di Delos o il Sublime ad essere sbagliati, ma la civiltà. La civilizzazione è solo l’ennesima illusione condivisa per consentire agli esseri umani di nascondersi dalla loro vera natura, creature egoiste e distruttive utili al mondo quanto gli scarafaggi.

FACCIAMO FINTA UN GIOCO


Christina si porta dietro ancora molti dubbi in merito alla sua identità, su ciò che secondo lei dovrebbe essere, sul perché sia in possesso di questi poteri. Grazie all’aiuto di Teddy, la donna si rende conto che il mondo intorno a lei è soltanto una bugia, che è (per l’ennesima volta) un semplice host invece che un essere umano e che Charlotte Hale è la vera villain dietro questo piano di epurazione globale con annessa trascendenza degli host. Ha anche perfezionato i suoi poteri di scrittura narrativa, arrivando perfino a manipolare gli umani attraverso comandi telepatici. Sfortunatamente, però, Teddy ha conservato la più grande sorpresa per il finale: Christina non si trova realmente in questo mondo, non è reale, bensì una sorta di spettro digitale, che abita il mondo di Westworld soltanto all’interno della sua mente, credendo falsamente nella propria autenticità.
Questo naturalmente non può far altro che sollevare ulteriori interrogativi. Tanto per fare un esempio, Teddy dice che gli umani non possono vedere Christina, ma in questa quarta stagione lo spettatore ha visto la donna interagire con numerose persone: parla con la sua coinquilina Maya, Peter lo stalker, il suo capo, creando così una discrepanza che il finale di stagione dovrà per forza appianare. Può darsi che queste persone con le quali Christina ha interagito si trovino nello stesso piano digitale abitato da lei e Teddy, condividendo per qualche ragione il medesimo destino e quindi vivendo nello stesso luogo. Ma si tratta ancora una volta di speculazioni create da una mente, quella del recensore, molto confusa arrivata a questo punto della storia. Si proverà ora ad azzardare teorie a caso, teorie che potrebbero venire smentite immediatamente dallo spettatore più preparato, ma alla fine è proprio questo il bello.
Durante la seconda stagione di Westworld, più o meno nello stesso momento in cui ha creato le copie di se stessa, Dolores ha quindi connesso il Sublime a questa enorme server room all’interno della diga di Hoover. È plausibile che Dolores, in quel momento, abbia caricato anche un backup di se stessa all’interno del Sublime, il che spiegherebbe anche l’interessamento di Hale e di William nell’acquisire la stazione ad inizio stagione. Hale, naturalmente, non può accedere al Sublime senza la chiave di Bernard, ma forse collegare questo paradiso digitale alla Torre (Bernard afferma infatti che questi due luoghi sono strettamente collegati) significava che la coscienza di Dolores potesse essere sfruttata anche senza sbloccare la porta. Ciò spiegherebbe anche il ritorno di Teddy, visto l’ultima volta a vagare per le pianure del Sublime.
Se ciò fosse vero, Dolores potrebbe vedere soltanto quelli registrati sotto il dominio della Hale, cosa che spiegherebbe il perché Christina non nota Stubbs o Frankie in quanto rispettivamente host e umano non controllato dal parassita. E se Dolores avesse caricato una versione di stesso all’interno del paradiso degli host, proiettando se stessa nel mondo reale, allora potrebbe essere realmente resuscitata e riportata nel mondo reale, visto che il piano di Charlotte include proprio questo tipo di procedimento.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui Bernard lascia aperta la porta del Sublime. Senza contare poi il videomessaggio da lui registrato prima di andare offline, che fa riferimento ad una “partita” ancora da finire che in qualche modo rievoca il “gioco” che Arnold faceva con Dolores in Westworld. Che sia proprio lei la destinataria del messaggio? Non ci sarebbe certo da stupirsi se, fin dall’inizio, il piano di Bernard includesse proprio Dolores come determinante per salvare Westworld e l’intera umanità ma, ancora una volta, potrebbe essere la totale confusione del recensore a parlare. Non fidatevi troppo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La battaglia di Bernard per salvare l’umanità
  • Il momento alla Lynch col cavallo
  • Caleb e Frankie si riuniscono finalmente
  • William vs Host William
  • La carneficina finale di William
  • Solita intricatezza narrativa
  • Alcune dinamiche un po’ nebulose

 

Un penultimo episodio ricco di rivelazioni, simbolismo e cadaveri. Sicuramente uno degli episodi più intensi di questa quarta stagione. Un salto nel passato, con un episodio labirintico che riesce per un attimo a rievocare le grandi emozioni provate nel corso della prima stagione e che, puntando sempre di più sull’aspetto umano dello show invece che su quello prettamente sci-fi, prepara il terreno per il finale facendosi letteralmente terra bruciata alle sue spalle.

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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