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Sneaky Pete 3×10 – The Brooklyn PotashTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con questo episodio si chiude la parabola di Sneaky Pete, cominciata ben 4 anni fa con uno showrunner e terminata ora con un terzo, estremamente differente rispetto al format da procedurale con cui era stato concepito inizialmente da David Shore e Bryan Cranston. Una fine che tutto sommato può lasciare soddisfatti anche se non completamente (per ovvie ragioni), una fine che sembra un po’ raffazzonata a causa del tempo limitato rimasto a disposizione di Blake Masters, una fine che sicuramente non entrerà nella storia, né ha migliorato un prodotto ormai in fase calante. Perché, per quanto questo series finale possa essere godibile, in realtà ad un occhio più attento e razionale si presenta invece come ricco di difetti.

“The Double Up And Back” ha il difficile compito di dover far ripartire una trama che sembra non aver ancora molto da poter raccontare, soprattutto senza interventi esterni e precludendosi a priori una minaccia incombente. Masters prova a continuare la narrazione prendendo spunto dal lascito del suo predecessore e quindi focalizza completamente l’episodio sul rapporto tra Marius e Julia, ora che quest’ultima è venuta a conoscenza della sua vera identità.

Nella season premiére di questa stagione esprimevamo così i nostri dubbi circa l’assenza di un vero e proprio motore per muovere la stagione che non fosse il rapporto tra Marius e Julia, rapporto che alla fine è stato sì al centro della storia per un po’, ma che è anche stato oscurato dal fantomatico ritorno della mamma di Carly, poi rivelatosi una truffa di Maggie. Sneaky Pete nel complesso si è dovuto adattare a molte richieste arrivate dall’esterno (cambio di showrunner, trasloco forzato in California) che ne hanno ovviamente influenzato lo sviluppo, sviluppo che qui viene portato forzatamente a termine.
La parabola di redenzione di Marius c’è ed è ben visibile, così come è chiara agli occhi di tutti la sua vera identità, anche se viene poeticamente scelto di non affrontarla. È una parabola piacevole che ha avuto i suoi picchi in queste 3-4 settimane di narrazione ma che giustamente deve arrivare al termine, e si può capire anche la scelta di Amazon di chiudere la serie a questo punto, prima che peggiori ulteriormente. Marius ci crede veramente e lo fa trasparire più volte anche ad inizio puntata, mentre espone il proprio piano per riprendere Julia (“Remember why we’re doing this. We’re not criminals.“), aiutare la famiglia che lo ha “adottato” vale molto più che qualche milione in diamanti e ovviamente la componente sentimentale, sia per Julia che per gli altri, gioca un ruolo importante. L’abbraccio finale, emozionante e ricco di sentimenti, è il giusto finale che chiude queste tre settimane stagioni. Così come lo è, in qualche modo, l’addio di Marius.

Marius:Listen, there’s something I need to tell you about me.
Otto:Pete? No, no, no.
Marius:You… you don’t know what I’m gonna say.
Otto:Yeah, no, I don’t care what you’re gonna say. Come on, you’ve had a rough couple of days. You got to take it easy. Yeah, we got some food up there. Come on. You’re a good boy.

A “The Brooklyn Potash” si può sicuramente lamentare un certo irrealismo quando si guarda alle azioni compiute dai vari personaggi, soprattutto quelli secondari. Per far funzionare la truffa servono molte persone e così, quasi per magia, si cominciano ad assoldare praticamente tutti i character che sono comparsi in questa stagione in un turbinio che superficialmente può giustificare la loro partecipazione ma che, in fondo, porta a porsi molte domande che naturalmente non possono avere risposte soddisfacenti. Ed è la più grande mancanza di questa puntata, nonché della serie stessa.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Abbraccio finale
  • Marius VS Lizzie
  • La truffa ha il suo perché
  • All’improvviso tutti diventano disponibili a far parte della truffa, abbastanza irreale
  • Velocità della puntata e frettolosità della chiusura

 

Un finale che mette tutti d’accordo, chiude velocemente (con tutti i passi falsi del caso) tutte le trame rimaste in sospeso ed intrattiene. Non è il capolavoro che si sperava di vedere e nemmeno una gran bella puntata ma d’altronde non è stata nemmeno una grande stagione. Da un grande showrunner derivano grandi show, e Blake Masters conferma di non esserlo stato.

 

The Mask Drop 3×09 ND milioni – ND rating
The Brooklyn Potash 3×10 ND milioni – ND rating

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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