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Star Trek: Discovery 4×09 – 4×10 – Rubicon – The Galactica BarrierTEMPO DI LETTURA 4 min

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Star Trek Discovery 4x09C’era molta aspettativa per la ripresa della quarta stagione di Star Trek: Discovery, dopo la pausa di circa un mese. E per quanto non si possano dire pienamente soddisfatte, “Rubicon” e “The Galactica Burner” sono comunque due episodi che hanno cambiato molte carte in tavola e reso la situazione dell’intera galassia ancora più precaria.

RAGIONE VS. SENTIMENTO


Uno dei temi centrali di queste due puntate è sicuramente quello del conflitto tra il cuore e la mente o, per dirla à la Blaise Pascal, tra le ragioni del cuore e le ragioni della ragione.
Per Michael Burnham, la capitana più odiata di tutta la saga, si tratta di scegliere tra l’amore per Booker e il dovere di comandante della Flotta Stellare. Da questo punto di vista non è niente di nuovo sotto il sole: Michael è sempre stata connotata come un personaggio diviso fra ciò che prova e ciò che deve fare, e a volte ciò che ha dovuto compiere non era nemmeno la cosa migliore in quel momento (o ci si è dimenticati dei casini combinati nel pilot con i Klingon?). In questo frangente, però, ci sono due novità, una positiva e una negativa.
Partendo da quella positiva, in “Rubicon”, il fatto che le capacità decisionali della Burnham siano quantomeno compromesse dal legame affettivo con Booker spinge l’ammiraglio Vance ad affiancarle una vecchia conoscenza, il comandante Nhan. E’ sempre una gioia quando gli sceneggiatori si ricordano che non esistono i soliti quattro personaggi nella serie e riesumano qualche figura secondaria; inoltre, Nhan è perfetta come contraltare di Michael e vedere qualcuno che risponde per le rime alla protagonista è molto soddisfacente.
Proprio qui arriva la nota negativa, perché tutto il dramma montato nel corso dell’episodio si sgonfia miseramente. Per buona parte di “Rubicon” Booker si dimostra sordo alle richieste di arrendersi e Michael si trova di fronte alla scelta, a dir poco atroce, tra ucciderlo per evitare la distruzione dell’anomalia oppure lasciarlo in vita, con conseguenze ben immaginabili.
La soluzione più coraggiosa, anche a livello narrativo, sarebbe stata sicuramente la prima. Peccato che trionfino i buoni e stucchevoli sentimenti della Burnham, che prima convince Nhan a farle avere un’ultima comunicazione con Booker e poi fa recedere quest’ultimo dai propositi distruttivi nei confronti dell’anomalia. Il fatto che sia Tarka a scagliare l’arma contro quest’ultima, distruggendola, non fa che peggiorare le cose, perché libera Booker, e di conseguenza Michael, da buona parte della responsabilità morale.

SPINGERE LA SAGA OLTRE I LIMITI


Star Trek Discovery 4x10Uno degli obiettivi, se non dichiarati quantomeno sottintesi, di Star Trek: Discovery è quello di portare il franchise oltre i suoi classici confini. Se la prima stagione si muoveva su un terreno molto familiare (la guerra tra Klingon e Federazione) e la seconda era un momento di passaggio, dalla terza in poi la storia si è proiettata verso un futuro mai toccato dalle serie precedenti. Con “The Galactica Barrier” si realizza un ulteriore salto, questa volta spaziale: per la prima volta una nave della Federazione andrà oltre la Via Lattea verso un’altra galassia.
A dire il vero, nell’episodio della nuova galassia si è visto ben poco, perché il problema della settimana era quello di superare la barriera per accedervi (che poi, è scientificamente credibile una cosa del genere?), ma è indubbio che la serie abbia preparato il terreno per nuovi scenari potenzialmente molto interessanti. Il mistero intorno alla natura dei creatori dell’anomalia e dei motivi per i quali l’hanno creata si infittisce sempre più.

MOMENTI IMBARAZZANTI E GENTE INUTILE


Sia “Rubicon” sia “The Galactica Barrier” sono affossati da una serie di scene e di scelte di sceneggiatura che nel migliore dei casi nascono da buone intenzioni e sono sviluppate male, nelle peggiori non avrebbero senso di esistere. Si va dal battibecco puerile tra ufficiali durante l’inseguimento a Booker, con tanto di superiore che paternamente invita alla concordia e a concentrarsi sulla missione, al goffo corteggiamento di Saru nei confronti della presidente del pianeta Ni’var/Vulcano.
Sia chiaro: la scelta di creare una coppia addirittura interspecie tra un Kelpiano e una Vulcaniana è geniale, ma inserirla in un momento della stagione in cui il focus è concentrato su questioni ben più drammatiche e interessanti fa apparire questa sottotrama un semplice filler mal gestito.
Così come gestito male è il background del dottor Tarka, una roba imbarazzante che sa di già visto e che fa acqua da tutte le parti, utile solo per giustificare la sua volontà di distruggere l’anomalia. Ma Tarka almeno ha una sua funzione nell’economia della serie; altrettanto non si può dire della pletora di personaggi a bordo della Discovery che si sono ormai ridotti a macchiette o cartonati sullo sfondo. Almeno con Tilly si è avuta la decenza di farla uscire di scena quando non aveva più nulla da dire.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La distruzione dell’anomalia apre scenari interessanti per la parte finale della stagione
  • Si vola in una nuova galassia!
  • Interessante l’idea di una coppia Kelpiano-Vulcaniana…
  • La sceneggiatura manca di coraggio
  • Il background dato a Tarka è mediocre
  • Gli ufficiali che litigano a proposito di Booker
  • …ma poteva essere gestita e piazzata meglio
  • Ci sono troppi personaggi che andrebbero soppressi (narrativamente parlando)

 

Con “Rubicon” e “The Galactic Barrier” la stagione fa il salto e la Discovery si dirige verso territori inesplorati. Cosa ne sarà adesso di Michael Burnham, del suo equipaggio e dell’intera Via Lattea?

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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