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The Alienist 1×10 – Castle In The SkyTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Alienist chiude qui la caccia al serial killer e lo fa rispettando tutti i canoni del genere, nel bene e nel male che questa canonizzazione porta con sè. La conclusione di questa prima stagione si dipana nel corso di questi ultimi 50 minuti senza troppe forzature ma con tanta “classicità” dei gialli d’autore che, evidentemente, oggi risaltano ancora di più che in passato. Volente o nolente, l’influenza degli anni ’90 sul romanzo di Caleb Carr (uscito nel 1994) da cui è tratta questa stagione c’è e si palesa anche in questa prevedibilità di genere, una prevedibilità che sul piccolo schermo, all’alba dei nuovi anni ’20, chiaramente ha un peso nettamente superiore rispetto a come sarebbe percepibile in un romanzo.
È innegabile infatti la parziale delusione che si prova nel constatare la lineare conclusione della caccia all’uomo, un confronto tra quello che si può chiamare Team Kreizler, John Beecham e l’ex Capitano della polizia Connor: due morti, risoluzione fugace e purtroppo poca azione. Si poteva fare di meglio ma si comprende anche la scelta di attenersi allo stile usato fin qua, scelta che però viene pagata a caro prezzo.

Laszlo: I know who you are. I know what’s been done to you.
Japheth: You don’t know anything.
Laszlo: Nor does the child. He had nothing to do with what your mother did to you! He’s as innocent as you once were. Killing him won’t rid you of her.
Japheth: You think that’s why?
Laszlo: […] Can you hear me, Japheth? What made you kill them? Tell me why, Japheth. Why? Why? Japheth. Japheth. Japheth!

Nell’insieme, “Castle In The Sky” è facilmente suddivisibile in due o addirittura tre parti: la prima è molto lenta e didascalica, quasi obbligatoria al fine di mantenere intatto il minutaggio prefissato; la seconda è decisamente più movimentata (ma mai veramente ricca d’azione) visto che rappresenta il clou dell’intera stagione; la terza è un classico epilogo con un piacevole spunto finale.
Nessuna di queste tre è esente da difetti ma, tra ciò che si è visto, ci sono almeno due cose che fanno storcere il naso: il depistaggio di Laszlo a cui non segue nessun tipo di lamentela e lo scontro finale che si consuma nel giro di un paio di minuti. Entrambe le scelte narrative sono abbastanza discutibili, vuoi perchè da un lato bruciano in partenza il pathos del momento, vuoi perchè dimostrano un po’ di superficialità nella scrittura. E non basta un John leggermente adirato nella carrozza per far chiudere un occhio.
D’altra parte però c’è anche molto di non detto, lasciato se si vuole alla libera interpretazione dello spettatore ma che punta dritto in una ed una sola direzione: Laszlo. Se da un lato il suo team lo tratta con i guanti visto che è ancora comprensibilmente in lutto per la morte di Mary, dall’altro la mente dell’alienista affascina chiunque gli stia vicino, il che porta automaticamente a concedergli molto più spazio nelle scelte. Nemmeno Roosevelt o Sara aprono bocca a tal proposito. Ecco quindi che il depistaggio assume una ragione scientifica per aver modo di parlare a tu per tu con Beecham, per analizzarlo, capirlo, tanto da arrivare perfino a descriverlo non più come un mostro ma come un bambino ferito (“We set out to find a monster, but all we found was a wounded child.“). E questo è tutto ciò che si riuscirà a ricavare.
L’assenza di un vero happy ending non guasta in generale, si è scelto di dare alla serie un tono riflessivo e non lasciare a nessuno una vera e propria gioia, tutti i personaggi infatti devono venire a patti con una realtà insoddisfacente:

  • Laszlo non saprà mai la vera motivazione che ha portato Beecham a diventare un serial killer
  • John, pur avendo dichiarato il suo amore per Sara, deve venire a patti con un immobilismo di quest’ultima, sempre più legata alla carriera che ai sentimenti
  • Roosevelt sceglie di mantenere una nomea positiva per il defunto Capitano Connor (nonostante il rancore e la verità sui fatti) per un bene maggiore, sia nei confronti della famiglia, sia nel suo stesso interesse

Quindi il variegatissimo trittico composto da Cary Joji Fukunaga, John Sayles & Chase Palmer, pur avendo sei mani a disposizione, si riesce a perdere in un mezzo bicchiere d’acqua lasciando solo il finale come vero punto interessante della puntata. Ed è palesemente un’occasione persa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’incontro finale con il padre per provare a chiudere un cerchio è abbastanza poetico
  • L’assenza di un totale happy ending (Laszlo senza spiegazioni, John senza Sara) è una scelta tutto sommato apprezzabile
  • Nulla di fatto tra John e Sara
  • Tutto abbastanza prevedibile e nessun “fattore wow”
  • Prima parte d’episodio abbastanza lenta
  • Nessuno che si lamenta con Laszlo per il depistaggio

 

Chi si aspettava un finale col botto, o anche solo un finale aperto ad una seconda stagione (che ci sarà), verrà smentito e rimarrà parzialmente deluso. La prevedibilità dimostrata da The Alienist nel corso della stagione trova qui la sua massima rappresentazione e quindi non c’è nulla che possa risparmiare a questo season finale il Save Them All: discreto ma niente di più.

 

Requiem 1×09 ND milioni – ND rating
Castle In The Sky 1×10 ND milioni – ND rating

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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