The Bear 4×03 – ScallopTEMPO DI LETTURA 4 min

4.3
(8)

The Bear 4x03 recensione

Difficile non guardare anche “Scallop con una certa titubanza, un po’ come chi si siede a tavola davanti a un piatto troppo elaborato per sembrare davvero buono. Le premesse ci sono tutte: un ristorante in pieno fermento, una pressione economica sempre più schiacciante e una tensione latente tra i personaggi. Ma anche stavolta la sensazione è che si stia ancora apparecchiando, senza mai servire davvero. Almeno all’inizio della puntata.
Il nodo è sempre lo stesso: il tempo scorre, il prestito di Cicero pesa come un coltello sulla gola di Carmy, eppure ogni puntata si prende tutto lo spazio per rallentare, rimandare, procrastinare. “Scallopnon fa eccezione, almeno nella sua prima metà.
La prima parte dell’episodio è una sequenza quasi contemplativa, fatta di piccole interazioni, di aggiornamenti sparsi sulle vite dei protagonisti che però, di nuovo, non spostano veramente gli equilibri. È come se si stesse aspettando qualcosa che non arriva mai. Però la seconda parte dell’episodio offre una rinnovata sensazione di speranza.

I SACRIFICI DI CICERO ED EBRAHEIM


A proposito di Cicero: il fatto che stia letteralmente vendendo casa per mantenere in piedi il progetto The Bear è una notizia bomba, ma viene liquidata con troppa leggerezza e soprattutto non è così palese, e pertanto non tutti gli spettatori potrebbero averla colta. Il suo personaggio è da sempre uno dei più lucidi e lungimiranti, e qui avrebbe meritato uno spazio maggiore, meno subordinato al cameo (fanservice e poco più) di Jamie Lee Curtis nei panni di Donna Berzatto. Un colpo di scena gettato lì, quasi fosse un antipasto freddo servito su piatto caldo.
Più interessante, anche se ancora acerba, è la storyline del dimenticato Ebraheim, che si lancia nella sua personale missione di crescita professionale, con tanto di mentore misterioso. Una svolta che, dal punto di vista dello spettatore e di chi scrive, ora come ora puzza parecchio di bruciato visto che è piuttosto naive mostrare tutti gli incassi di un ristorante al primo sconosciuto che ci si trova davanti. Però solo le prossime sette puntate potranno confermare o smentire se “c’è del marcio in Danimarca”.

MR. CLARK? SURE…


Come si diceva sopra, è la sera al ristorante che si dimostra di tutt’altra fattura e che, di fatto, eleva “Scallopsopra la media stagionale. Per ora. E no, non è solo dovuto al tanto atteso confronto tra Carmy e Clarie, ma è anche dovuto a ciò che accade al ristorante, sia direttamente che indirettamente.
Partendo da quest’ultimo, è palese che le inquadrature di Christopher Storer che si soffermano ampiamente su un cliente al tavolo di nome Mr. Clark non siano casuali. Non lo sono perché c’è la sensazione che si tratti di un critico gastronomico che cena da solo al ristorante, e che rimane piacevolmente stupito da come Richie metta tutto il suo cuore per la famiglia californiana; ma anche perché nello scorso episodio era stato velocemente citata l’abitudine dei critici gastronomici di riservare i tavoli utilizzando nomi falsi, ma basati su strade famose della città dove vanno a recensire il ristorante.
E a tal proposito, Clark Street è una delle vie più famose di Chicago. Casualità? Assolutamente no.

“I’M SORRY”


Ovviamente il confronto di ben dieci minuti tra Carmy e Claire è la ciliegina sulla torta di questo episodio, una ciliegina anche troppo disincantata in alcuni frangenti con Claire che – ancora palesemente cotta di Carmy – arriva addirittura a dispiacersi per lui invece che “difendersi”, e reagire in maniera più “umana”, visto il dolore che Carmy le ha provocato mesi fa. Vale la pena sottolineare ancora una volta la componente temporale, sfuggente ma rilevante, perché sono passati mesi prima di questo confronto tra i due. Sono passati mesi prima che Carmy sia riuscito a dire “I’m sorry” a Claire, mesi di continuo auto-sabotaggio (come ammette lui stesso), mesi in cui è stata messa in atto una trasformazione che lo ha portato ad essere meno micro-manager e più conscio di chi gli sta attorno.
Quindi le scuse ed il confronto arrivano come un ulteriore passo di questa evoluzione verso un “Carmy migliore”, un Carmy che però attualmente non si merita ancora un happy ending (e sarebbe stato un errore madornale offrirlo così subito allo spettatore). Tuttavia è anche palese che la storia tra i due non sia terminata qui, e anzi, questo incontro rappresenta l’inizio di qualcosa di nuovo, di un rapporto che ha del potenziale per essere ricreato.
Questo non lo dice chi scrive queste righe ma lo fa intendere Claire stessa che saluta Carmy chiamandolo “Bear“, chiaro nomignolo che lascia aperte le porte ad un possibile futuro. Non è un addio, è un arrivederci. Un’apertura a qualcosa che potrebbe rinascere, ma solo se lui saprà meritarselo. E questa, per una serie che parla di seconde possibilità e di famiglie scelte, è una promessa molto più potente di qualsiasi bacio o riappacificazione plateale.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Confronto Carmy-Claire
  • Cicero che mette in vendita la casa
  • Mr. Clark
  • Il cuore di Richie e la neve finta
  • Prima metà dell’episodio sempre molto attendista

 

Con “Scallop”, The Bear non ha ancora trovato il suo ritmo perfetto, ma ha servito il piatto migliore di questa stagione lasciando finalmente intuire che le cose possano muoversi più velocemente in una certa direzione. Solo Christopher Storer e Joanna Calo potranno confermare o smentire quanto assaporato in questo antipasto stagionale.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

2 Comments Lascia un commento

  1. Apprezzo che apprezzi l’analisi. Forse si, forse no, la sensazione è che l’attendismo continui a farla un po’ troppo da padrone.

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