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The Beast Must Die 1×05 – Episode 5TEMPO DI LETTURA 4 min

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The Beast Must Die 1x05 recensione Tra alti e bassi, tra una narrazione a tratti vuota e una più accurata caratterizzazione dei personaggi, The Beast Must Die chiude il cerchio di questa prima stagione. E si tratta di un cerchio che sul finale non regala sorprese, forse non volendo neanche darle, per concludere la storia seguendo quell’obiettivo primario chiaramente espresso sin dal pilot.
Ovviamente, presentandosi come un crime drama, la serie prova a proporsi secondo le regole di tale genere e a lanciare svariati plot twist nella narrazione. Tuttavia, questi appaiono per la maggior parte del tempo deboli, utili solo per fare minutaggio e giungere poi all’ovvia conclusione. Ovvia ma, in fin dei conti, giusta.

L’ASSENZA DI GEORGE


Uno degli elementi migliori di questa serie targata BritBox è senza dubbio il cast a disposizione. Da Cush Jumbo a Billy Howle, le pecche della narrazione sono state spesso e volentieri salvate dall’interpretazione degli attori protagonisti. A parte i due sopracitati però, una menzione d’onore va senza dubbio data a Jared Harris per la sua perfetta e megalomane interpretazione di George Rattery. Questo character, apparso solo nei minuti finali del pilot, si è pian piano conquistato il suo spazio nei restanti episodi. Come sottolineato nelle precedenti recensioni poi, le sue interazioni con Frances hanno innalzato il livello dell’intera serie, donando alla trama una caratterizzazione più forte.
A tal proposito, non ha sorpreso l’eccellente riuscita dello scorso episodio che si è mostrato sotto una luce diversa da tutti gli altri. Con Frances fuori gioco, infatti, è stato il personaggio di George a mantenere alta l’attenzione, regalando alla puntata un’energia diversa e culminando con il plot twist finale. Un personaggio carismatico, dunque, che ha segnato anche l’ultimo episodio ma, questa volta, per la sua assenza. A parte le storyline portate a conclusione dal duo protagonista, infatti, il resto dei membri della casa è apparso un po’ piatto senza la mancanza di una figura scenicamente imponente come George. Questo ovviamente, non vuole sminuire la morte del personaggio avvenuta nello scorso episodio che, nell’economia della storia, è risultata ottimamente costruita e presentata.

PERCORSO EMOTIVO


Se nel corso degli episodi George ha avuto un ruolo fondamentale ma pur sempre marginale rispetto ai due protagonisti ed è proprio il percorso di Nigel e Frances che viene messo maggiormente sotto la lente d’ingrandimento in questo ultimo appuntamento. Lo sviluppo emotivo guidato dal superamento del trauma subito è stata la chiave dei due character che li ha accompagnati per tutto lo svolgersi della serie.
E se per Nigel questo può considerarsi solo l’inizio (come detto, lo show continuerà a carattere antologico con la presenza costante del detective Strangeways), diverso è il discorso per Frances.
La donna ha completato il suo percorso restando perfettamente coerente con sé stessa elemento questo che va decisamente apprezzato. Nessun ripensamento, nessun rimorso, nessun cambio di trama in corso d’opera, la vendetta viene attuata senza indugi e, come mostrato dall’esplicativa conversazione finale con Nigel e poi con l’ultima scena, portando Frances ad ottenere una qualche tipo di “pace”.

CHIUSURA DEL CERCHIO


Il finale di The Beast Must Die si è rivelato in fin dei conti ben fatto portando, come già detto, alla perfetta chiusura del cerchio.
Il pilot era iniziato con la voce fuori campo di Frances che annunciava il suo obiettivo primario di uccidere un uomo. Non conosceva ancora chi e non sapeva come avrebbe fatto, ma l’intento era chiaro. Cinque episodi dopo, e seguendo un percorso ben delineato che ha portato la donna a conoscere e ad avvicinare l’assassino di suo figlio, era difficile pensare ad un finale diverso da quello millantato sin dal principio. Lo show ha comunque provato a inserire false piste, come la confessione di Phil ad esempio, ma si sono rivelati perlopiù riempitivi poco convincenti e utili solo nel fare minutaggio.
Ci saranno stati anche diversi intoppi nel corso dei vari episodi, dovuti soprattutto a facili escamotage e pecche narrative utili ai fini della trama, tuttavia, la storia si è mantenuta coerente con le proprie convinzioni, portando avanti la vendetta senza alcun rimpianto e donando così un’ottima chiusura alla storyline.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottima chiusura del cerchio narrativo
  • Il percorso di Frances e Nigel
  • Trama coerente con sé stessa
  • Assenza di George
  • Alcune pecche e ovvietà narrative che ne hanno frenato uno sviluppo più attivo
  • Episodi troppo lunghi

 

The Beast Must Die non sarà di certo la serie evento dell’estate ma, conclusa la visione di tutti gli episodi, si può tranquillamente considerare un buon crime da seguire e da apprezzare.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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