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The Blacklist 9×12 – The Chairman (No. 171)TEMPO DI LETTURA 4 min

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Il blacklister di giornata arriva per ricordare al mondo intero uno dei principi cardine della serie: siamo tutti a meridione di qualcun altro.
Lo interpreta Craig Bierko, il quale ritrova James Spader una quindicina d’anni dopo Boston Legal e fa funzionare la trama di giornata con fredda efficienza. Il suo ruolo è quello, se così si può dire, del capo della commissione affari interni del crimine.
La Concierge of Crime, ovvero l’impero di Red, è solo una delle molte imprese malavitose sotto il suo controllo.
Mentre c’è da sbrogliare questo spinoso problema, procede anche la trama orizzontale: il ricattatore di Harold Cooper si fa sempre più incalzante. Adesso ha avanzato richieste precise, a cominciare da quelle riguardanti un ignaro ricercatore universitario.
Sullo sfondo di tutto questo, Agnes non trova più il coniglietto di pezza, unico ricordo di sua madre e prezioso oggetto transizionale. Sembra il problema minore, ma potrebbe non esserlo.

THE CHAIRMAN – IL PRESIDENTE


Non si può parlare di commissione etica, perché ci si muove nel mondo del crimine organizzato. Sicuramente, però, il blacklister di giornata non va tanto per il sottile, quando si tratta di punire chi sgarra.
Questa trama verticale serve sicuramente a far procedere la puntata in modo veloce e coinvolgente e a ricordare come Red non sia al di sopra di tutto e di tutti. Entra poi molto bene in risonanza con le altre sotto trame presenti nella puntata.
C’è, ad esempio, la riesumazione di Lizzie, la quale effettivamente aveva un localizzatore addosso, di tipo sofisticatissimo. In attesa di sapere chi glielo avesse inserito, l’occasione è buona per un tragicomico esame di coscienza di tutti i membri della Task Force. Al termine di esso, l’unico risultato concreto, che per fortuna scalda il cuore, è la vicinanza di tutti, Alina Park in primis, a Ressler, su cui bisogna vegliare perché non ricada nelle sue dipendenze.

COOPER E IL RICATTATORE


L’accostamento del vicedirettore e di Red, in un momento in cui entrambi sono sotto scacco di un nemico potente e misterioso, porta naturalmente a pensare che ci sia uno stesso disegno, una stessa persona o gruppo di persone dietro a tutto quanto.
Si tratta del cosiddetto Rasoio di Occam: quando ci sono diverse spiegazioni possibili, la più semplice, di solito, ha le maggiori probabilità di essere vera. Se, inoltre, a tirare le fila di tutto ci fosse la vera Katarina Rostova, o chi per essa, questo porterebbe a termine degnamente l’opera di paziente rammendo intrapresa dallo show, dopo la fine della scorsa stagione. Sarebbe poi un motivo validissimo per continuare a seguire anche la decima stagione.
Intanto, sarà interessante vedere come Harold Cooper saprà giostrarsi tra il suo senso della morale e del dovere, trovando un equilibrio anche con il suo impegno di tutore della piccola Agnes.

I MAGICI POTERI DEL CONIGLIETTO DI PEZZA


Volere o no, la figlia di Lizzie non può sfuggire al suo destino. Il dialogo finale con il suo tutore sembra proprio un ulteriore passo per addestrare la ragazzina ad affrontarlo, secondo i desideri della madre.
Agnes già sa che Red è russo. Ora sa che Raymond Reddington, americano, è suo nonno, ma sotto quel nome lei conosce il suo “amico Pinky” (gli spettatori stanno sempre aspettando di capire come l’uomo costituitosi all’F.B.I. nel 2013 abbia preso il posto di quello scomparso a Natale del 1990).
Se fossero proprio lei e il suo coniglietto “capace di far finire la guerra fredda”, nientemeno, a risolvere l’enigma, di sicuro la maggior parte degli spettatori non ci troverebbe proprio nulla da ridire. Si tratta solo di trovare un modo narrativamente coerente per servire la grande rivelazione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Un blacklister di giornata efficace e professionale
  • Buona risonanza di tutte le sotto trame
  • Il tragicomico esame di coscienza collettivo dei membri della Task Force
  • Red è lontano dalla sua forma migliore e la cosa si fa sentire
  • Manca ancora qualcosa perché lo show ritorni ai livelli di una volta

 

The Chairman è un blacklister efficace e professionale, incarna tutto il potere della grigia burocrazia. Le sotto trame sono gestite in modo da innestare un gioco di rimandi e suggerimenti l’una con l’altra. Tutto questo è certamente positivo, ma lo show non ha ancora completato la sua convalescenza. Non si vedono, al momento, impedimenti perché possa tornare ai livelli di un tempo, ma rimane ancora del lavoro da fare.
Le tempistiche sono al momento ignote, anche perché non si parla più della malattia di Red. Mierce, addetta a tutelarla, addirittura non compare, ma si limita a monitorare la situazione o coi fiori o con una specie di barca di san Pietro.

Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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