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The Eddy 1×01 – ElliotTEMPO DI LETTURA 6 min

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TheEddy1x01UN SUCCESSO ANNUNCIATO


Rivelata già a fine 2017, arriva finalmente su Netflix The Eddy, la serie ambientata in un jazz club parigino di periferia che vede alla macchina da presa niente meno che Damien Chazelle, il regista che in pochi anni è riuscito a conquistare Hollywood – ad oggi il più giovane vincitore dell’Oscar alla regia grazie a La La Land – deve parte del suo successo cinematografico alla sua passione per la musica.
Ben nota è infatti la centralità di questa nelle sue opere, dal semi-autobiografico Whiplash, passando per il già citato La La Land, e arrivando a First Man, film ispirato dalla biografia di Neil Armstrong in preparazione per il viaggio sulla Luna, che si è aggiudicato il Golden Globe per la miglior colonna sonora originale. Questo filo conduttore musicale porta il giovane registra a cimentarsi per la prima volta in una serie tv il cui protagonista principale è proprio il suo genere preferito: il jazz.
Al nome di Chazelle, che ha indubbiamente catturato più di tutti la curiosità del pubblico, si unisce anche quello dell’autore di The Eddy, Jack Thorne, drammaturgo britannico già creatore della serie tv His Dark Materials, tratta dall’omonimo romanzo, nonché autore dell’opera teatrale “Harry Potter e La Maledizione dell’Erede”, curata dalla stessa J.K Rowling, che ha dato seguito alla celebre saga. Entrambe le opere citate, per quanto di natura diversa, hanno avuto il loro rispettivo successo di pubblico, c’è quindi da sperare che questo ulteriore esperimento fuori campo per Thorne abbia buone probabilità di riuscita, ancor di più avendo un pilastro alla regia.

 

LA MUSICA, QUELLA VERA


Niente di più autentico poteva uscire da questo primo episodio, che presenta al pubblico un ritratto disilluso del panorama musicale odierno, lontano dai palchi del talent show e dalle cosmiche produzioni televisive. La musica autentica la si fa nei garage degli amici, il successo è quello di approdare sul palco di un club in periferia, di incidere un disco e magari lavorare con un’etichetta purché non ci si svendi.
Questa è l’atmosfera che ci viene presentata in “Elliot”, primo episodio il cui titolo è dedicato al protagonista Elliot Udo interpretato da André Holland, già noto per numerose serie tv quali Castle Rock, American Horror Story e The Knick, adesso nei panni di un jazzista americano trasferitosi a Parigi e proprietario del club The Eddy. Attorno ad Elliot ruota tutta una serie di personaggi legati a doppio filo tra di loro, i musicisti della band, la cantante Maya – Joanna Kulig, volto noto al mondo seriale per Hanna – con cui Elliot ha avuto una storia d’amore, il socio Farid anche lui musicista e sposato con Amira, l’unica a non suonare ma dolcemente innamorata di suo marito e della sua musica.
Dagli Stati Uniti arriva anche la figlia adolescente di Elliot, Julia, interpretata da una cresciutissima Amandla Stenberg diventata celebre per il ruolo della piccola Rue nella saga di Hunger Games. Anche Julia è una musicista, estranea alla nuova vita sregolata del padre di cui soffre apertamente la mancanza, e che cerca suo malgrado di adattarvisi pur di riuscire ad entrare di nuovo in sintonia con lui.
Dell’autenticità di cui si parlava poc’anzi sono caratterizzati anche i personaggi che vengono ritratti non solo come musicisti professionisti ma anche nelle loro vite private. La serie pone particolare enfasi su come non ci sia una separazione tra intimità e vita lavorativa, tra famiglia e carriera. La musica è una costante nell’esistenza dei musicisti, una passione cui sembrano essere predestinati, che non hanno scelto, e che rappresenta la parte più grande di loro accompagnandoli costantemente durante le ore della giornata.
Allo stesso modo, i problemi della quotidianità si trasferiscono sul palco e incidono sulle loro performance, generando una confusione che li rende perennemente instabili. In altre parole, quella che viene messa in scena è la vita degli artisti che si scontra con il mondo reale, quello delle spese da pagare e dei figli da mantenere.

 

QUALITÀ SENZA COMPROMESSI


Nella complessità d’intenti ha modo di manifestarsi già la qualità tecnica del prodotto, con delle precise scelte di regia che riescono abilmente a far calare lo spettatore all’interno della scena. I momenti musicali in cui i personaggi hanno il più totale controllo e sono in sintonia tra di loro si contrappongono alle scene esterne, che generano in loro disorientamento e caos. Questi stati d’animo sono resi in maniera nitida dall’oculato utilizzo di tecniche diverse di ripresa, che spaziano da quieti medium shot nelle scene musicali, all’uso della steady cam per le riprese nel club, sino alla camera a mano nelle scene di inseguimento.
La regia non scende mai a compromessi con la narrazione e si dimostra pronta a dare tutto quello di cui la serie ha bisogno per essere il più immersiva possibile, per regalare allo spettatore un’esperienza cinematografica autentica. La confidenza di Chazalle con il suo lavoro si manifesta non solo nella abilità tecnica, ma anche nella discrezione con la quale si inizia a concedere le prime autocitazioni. Non tarda a richiamare infatti, già nel pilota, una delle scene più iconiche della sua produzione, regalando nel momento d’intimità tra Maya ed Elliot al piano il ricordo della celebre scena di City of Stars, con Emma Stone e Ryan Gosling seduti alla pianola.

 

UNA TRAMA CHE LASCIA BEN SPERARE


Oltre ai temi che The Eddy sembra già solidamente capace di rappresentare, c’è poi la scelta della vicenda nella quale Jack Thorne pare sicuro di volersi cimentare. La musica fa infatti da collante narrativo all’interno di un drama thriller, che esordisce senza troppi preamboli già sul finire della prima puntata. Il modo crudo e irruento con cui la violenza stravolge le vite dei protagonisti fa parte della disillusione di cui si parlava prima e della quale è permeata tutta la serie.
Un debito da pagare diventa il movente per attivare la macchina della criminalità in una Parigi del ghetto, di cui non vediamo il lusso o i grandi viali alberati, ma solo palazzi popolari, angoli di street art e camerini squallidi. Il contesto sociale è quello della comunità multietnica parigina che con enormi difficoltà cerca di trovare riscatto attraverso una dignità lavorativa, che qui nello specifico è rappresentata dalla musica. Il The Eddy, come spiega Farid, non trova finanziamenti perché “non è francese” e da questo nascerà la necessità d’indebitarsi per altre vie.
La serie presenta quindi un mix interessante di argomenti che avrà modo di coinvolgere un’ampia fascia di pubblico e che sono presentati già dal pilot in maniera molto convincente. La prova di fiducia è stata quindi superata e lo spettatore, amatore o meno del cinema di qualità, difficilmente riuscirà a fermarsi solo alla prima puntata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La regia impeccabile di Chazelle
  • Il cast di nazionalità tutte diverse
  • La musica originale
  • L’autenticità dell’ambiente musicale dei club
  • La Il contesto sociale che fa da sfondo alla vicenda
  • Le relazioni tra i personaggi
  • A voler esser critici la trama parte forse un po’ troppo velocemente
  • L’alienazione di Elliot è sicuramente voluta ma risulta essere criptica, rendendo proprio il protagonista l’unico tra i personaggi ad essere estraneo allo spettatore

 

The Eddy approda su Netflix presentando sin dall’episodio pilota tutta la potenzialità del connubio jazz – Damian Chazelle. L’ambientazione parigina e il contesto musicale fanno immergere lo spettatore in una storia di riscatto che lascia assolutamente ben sperare, a partire già dalla prima puntata.

 

Elliot 1×01 ND milioni – ND rating

 

Dalle fila sudiste di Recenserie, la sua lotta con le puntate da recensire imperversa tra slanci creativi e ritardi clamorosi. Le sue recensioni possono essere ottime o totalmente a cazzo di cane. Detesta le serie romantiche, abomina i teen drama e mal sopporta le comedy. Fantascienza e fantasy sono le uniche vie del sapere, al di fuori di queste è ammissibile solo il mystery.

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