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The Following 1×06 – The FallTEMPO DI LETTURA 4 min

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Scrivo la recensione a caldo prima di pentirmi delle parole che sto per dire che, lo ammetto, mi stanno già risultando fin troppo lusignhiere: la puntata mi è piaciuta. Ebbeni si, doveva accadere prima o poi che Williamson e soci imbroccassero una sceneggiatura decente e fatalità ha voluto che la scelta
ricadesse su “The Fall”.
Eravamo rimasti con il fiato sospeso per come si era interrotta bruscamente la scorsa puntata. Kevin Pancetta aveva incautamente dato le spalle alla porta per poi ritrovarsi con una pistola puntata alla nuca. La paura che la situazione si risolvesse piuttosto velocemente e malamente (in puro trash “True Blood” style per rendere l’idea) c’era tutta ma per fortuna, e per necessità di diluire la trama per altre 9 puntate, le cose non sono andate così.
L’assedio della polizia ad una roccaforte dove sono tenuti prigionieri degli ostaggi, sia essa una banca, una scuola o una casa nella prateria, ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo un clichè dei polizieschi, insomma niente di nuovo da questo punto di vista. Essendo una cosa vista e stravista i vari film e telefilm che ripropongono la scena devono distinguersi in qualche modo per non riproporre lo stesso copione, meglio ancora se il pedigree della storia risulterà positivo ai fini della differenziazione. Il pedigree in questione è la presenza di un menage à trois fra i sequestratori che vengono aiutati da altri followers  con esperienza paramilitare e da un’infiltrata nella polizia locale. Tralasciando il fatto che probabilmente non scopriremo mai nè come nè quando Carroll sia riuscito a convertire in una sua seguace la poliziotta bionda, rimane comunque da prendere per buona la presenza di una struttura paramilitare, gestita da tale Roderick, che funge da asso nella manica per le situazioni critiche. Dobbiamo considerare l’entrata in scena degli agenti di Roderick come una specie di deus ex machina per il momento perchè per ora non sappiamo nulla nè di lui nè della storia che Joe Carroll ha progettato, e per il momento concediamo il beneficio del dubbio. D’altronde era plausibile che i followers avessero pensato ad un assedio da parte della polizia no?
Ruolo centrale nell’episodio lo ricopre un rinato Kevin Pancetta che finalmente recita con un po’ di carisma e tira fuori gli attributi che gli hanno valso un Golden Globe. Sembra essersi nagicamente rianimato dal suo torpore recitativo e la sua interpretazione odierna è decisamente meno oscena del solito, merito senza dubbio di una sceneggiatura più interessante oltre che di un notevole scambio di battute tra lui, Paul e Jacob. Il clima di terrorismo psicologico che Ryan riesce ad instaurare con i due è magistrale: lui sa che loro non possono ucciderlo e loro non hanno alcuna idea di come gestire un simile ostaggio. Le frecciatine lanciate da Hardy (che finalmente dimostra di avere un minimo di esperienza con i serial killer) hanno un duplice obbiettivo: da una parte gli permettono di conoscere più a fondo il trio di followers e di capire che, a parte Emma, gli altri due sono solo dei burattini; dall’altra hanno il difficile compito di far piacere il personaggio di Hardy simpatico al pubblico, cosa fino ad ora mai riuscita. Sorpresa delle sorprese ha centrato entrambi gli obbiettivi.
I flashback finora sono sempre stati più o meno utili a contestualizzare i personaggi e a farci capire meglio le decisioni che li hanno portati a questo punto ma quelli di Debra Parker sono fuori da questo schema e sono utili solo a commiserare il personaggio. La Parker non è mai stata trasparente e i dubbi sul suo personaggio sono moltissimi quindi un flashback su di lei era opportuno solo nel caso in cui servisse a spiegare i suoi atteggiamenti ma sapere il perchè è diventata un’esperta di culti non era proprio uno dei miei principali interessi. I flashback su di lei smorzano la tensione narrativa e più che risultare utili ai fini narrativi sono un pretesto per deprimerci con una tristissima storia di abusi su minori perpetrati con il consenso di genitori ignavi che sono plasmati da una setta. Pollice verso, di setta ce n’è già una e basta e avanza.
In summa nonostante molti possano aver storto il naso per il modo in cui si è risolto il tutto io per ora consiglio di aspettare a dare commenti affrettati. Ok, il deus ex machina c’è ed è palese anche ad un cieco ma presto o tardi arriverà una spiegazione convincente, Williamson non può essere così sprovveduto. O no?

PRO:

  • Menage à trois: Paul-Ryan-Jacob
  • Kevin Bacon si è impegnato. Festeggiamo!
  • Si è finalmente incrinato il rapporto tra Emma, Paul e Jacob
  • Storyline di Claire Matthews già terminata. Devono aver ascoltato le mie preghiere…
CONTRO:
  • L’inutile ragazza asiatica tenuta in ostaggio: perchè non sei morta?
  • Debra Parker: mi puzzi sempre più…
  • Qualcuno ha visto la spina dorsale dell’avvocato di Joe Carroll?
  • Flashback che ti fanno venir voglia di vomitare per la tristezza

Senza dubbio l’episodio è di una spanna superiore agli altri, non è certamente esente da difetti ma va preso per quello che è e va concesso agli sceneggiatori il beneficio del dubbio.

VOTO EMMY

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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