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The Good Wife 5×22 – A Weird YearTEMPO DI LETTURA 4 min

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L’ultima puntata della quinta stagione di The Good Wife porta alla luce aspetti interessanti, lasciati sopiti per tutta la stagione e che avrebbero potuto essere esplorati anche precedentemente.
Tuttavia l’impatto è sicuramente più forte, con un finale di stagione che lascia decisamente il segno, coinvolgendo tutti i personaggi ed evolvendo tutte le situazioni sospese fino a quel momento.
Florrick&Agos Vs. Lockhart&Gardner è ormai un classico e invece i King trovano il modo di non rendere banale la battaglia, che per una volta non si consuma nelle aule di tribunale ma in una semplice deposizione, robetta che anche Howard potrebbe fare.
La serie ci pone prima di tutto un bel problema etico: usufruire o meno della strategia dell’avversario? La risposta (checché ne voglia dire Cary) è già in partenza negativa, cosa si porrebbe a fare sennò il dilemma? Abbiamo visto più volte Alicia in problemi con l’etica, tutti comunque che si risolvevano con la scelta dell’avvocato di fare ciò che fosse moralmente corretto e quelle poche volte che così non è stato era dovuto all’intervento, al consiglio e alle direttive di Will o David Lee. Questa volta è invece Alicia stessa che decide di sfruttare l’occasione, perché David Lee e la Volpe hanno ben in mente di distruggerli e allora, finché il problema potesse essere di un eventuale cliente (anche se in questo caso lo stesso cliente era Alicia) l’etica è al primo posto, ma quando si tratta di questioni personali l’etica comincia un po’ a traballare.
Nel caso legale che vede contrapposti i due studi si innesca poi una terza questione, quella reale e più dannosa, impersonificata dalla signora Chumhum, che rappresenta metà dei profitti di Cary e Alicia.
Dall’altra parte invece, nello studio Lockhart&Gardner (ormai solo di nome) si innesca quella che ha tutta l’aria di essere una guerra civile, fatta di ricerca del potere e convenevoli alleanze, dove Diane resiste più che può, salvo cercare nuovi possibili orizzonti. E quest’ultima è proprio la possibilità che ci fornisce la serie di rivedere Alicia, Cary e Diane insieme, dopo ormai un anno a farsi la guerra: possibilità allettante e vicina come non mai.
Parallelamente ecco svilupparsi in sordina la parte più succulenta dell’episodio: vediamo cigolare la fortezza della Florrick&Agos e tra i suoi soci intestatari cominciano i primi screzi, che non si risolvono così facilmente. Non abbiamo mai avuto modo di vedere troppo Cary in questa stagione ma devo dire che l’utilizzo che ne è stato fatto, anche se troppo poco per noi telespettatori, è stato ottimo perché ha portato il personaggio a covare e reprimere fino all’orlo. Possiamo forse dire che è Cary quello che ha il torto nella vicenda? Onestamente no, anche se i suoi rimedi sono stati scorretti prima di tutto nei confronti dei suoi dipendenti e solo dopo, di Alicia. La lite e il divario tra i due è forte e proprio questo pone le basi per una nuova stagione che cominci ad esplorare di più le dinamiche societarie, quelle che ci erano tanto piaciute alla Lockhart&Gardner quando si trattava di prendere il posto di Will o di estromettere Diane.
Infine l’aspetto politico della serie: anche questo debole per tutta la stagione ma degnamente ripreso almeno nel finale. Tutta la storia delle urne truccate del finale della quarta stagione è andato sbiadendo, con la conseguenza che Peter ha passato un anno da Governatore senza problemi e senza quegli intoppi che invece in politica sono all’ordine del giorno. Ahimè, si è scelto di puntare ancora una volta sul fascino delle belle donne, ma non diamo nulla per scontato perché anche la storyline di Marilyn era iniziata in un modo ma poi conclusa in tutt’altro.
L’aspetto politico poi non può fare a meno di coinvolgere Alicia, ovviamente, e questa è un’altra mossa azzeccata dell’episodio, con Finn, Peter ma soprattutto con Eli.  Ciò che viene in rilievo è l’accostamento che la serie torna a fare tra Alicia e la politica. La protagonista è sempre stata implicata politicamente perché affiancata al marito, ovviamente: e se invece fosse lei, la politica? E’ una prospettiva allettante che si spera vivamente la serie possa tenere in considerazione anche partendo da una carica di procuratore di Stato. Da Jackie Kennedy a Hillary Clinton.

PRO:

  • Florrick&Agos Vs. Lockhart&Gardner
  • La resistenza di Diane e la sua migrazione verso Alicia
  • Screzi tra Alicia e Cary
  • Etica e rigore in The Good Wife: un ritratto della realtà legale poco patinato e sempre più vicino alla società
  • Eli: grande personaggio, peccato poco sfruttato durante la stagione
  • Alicia e la politica
  • Jackie e Veronica, un duo meraviglioso
  • C’è spazio anche per l’aspetto più intimo e familiare: il piccolo Zach è cresciuto
CONTRO:
  • Peter: in generale poco sfruttato nella stagione, ma la pecca più grave è l’assenza di succose storyline politiche che travolgano il Governatore
Ottimo finale di stagione, aiutato sicuramente dal ritmo serrato e dal confluire delle storyline portate avanti da metà stagione. Questo riconferma The Good Wife come una serie ben scritta che sa dove deve portare il telespettatore e non si perde in ciance inutili. Ottimo lavoro, anche quest’anno.
The One Percent 5×21 8.68 milioni – 1.2 rating
A Weird Year  5×22 9.4 milioni – 1.2 rating

 

VOTO EMMY

Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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