The Handmaid’s Tale 6×08 – ExodusTEMPO DI LETTURA 4 min

3.3
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Recensione Il Racconto Dell'Ancella 6x08Cosa ci si aspettava da “Exodus”? Un revival di “The Rains Of Castamere” di Game of Thrones? Chi ha settato l’asticella delle aspettative così in alto non può che essere rimasto deluso da ciò che si è visto nei 40 minuti ordinari di puntata. Eppure, rimanere delusi è, in fin dei conti, il minimo comune denominatore di questa stagione, ma anche, in generale, delle ultime annate dello show di Hulu.
The Handmaid’s Tale è uno show che ha perso l’anima rivoluzionaria anni fa e che ora tenta di riportarla in auge con l’attacco al potere di Gilead, mettendo le ancelle al centro dell’azione e ponendole come carnefici dei loro aguzzini. Tuttavia, questo inizio di rivoluzione ha un passo estremamente lento, didascalico e, a tratti, superficiale.

“We took the clothes they used to enslave us to liberate us. Who were we under those clothes? Who could we be? Who had they prevented us from being mothers and daughters. Readers and writers. Professionals. Friends. We were angry. We were exhilarated. We were ready for a new beginning. The dress became our uniform. We became an army. n army to free ourselves from the prison of the dress. To free ourselves to become who we were meant to be. Who we deserved to be. We would take our Freedom and use every last ounce of it to fight. And so we fled… away from the darkness… within and without… and into the light.”

¡HASTA LA REVOLUCIÓN! (MÁS O MENOS)


Durante l’episodio inerente il tanto atteso matrimonio di Serena, si ripresenta lo stesso difetto evidenziato nella recensione di “Janine”: una gestione del ritmo che salta fasi narrative fondamentali. Se nello scorso episodio il matrimonio appariva come un evento ancora lontano, in “Exodus” ci si ritrova catapultati nel pieno della cerimonia, senza alcun passaggio intermedio. Un evento che, peraltro, risulta molto meno sfarzoso e imponente del previsto. Non c’è traccia dell’intero apparato di Gilead: gli unici presenti sono comandanti e alti ufficiali di quella singola sezione che lo spettatore ha imparato a conoscere, ridimensionando drasticamente l’importanza simbolica dell’occasione.
A far emergere ulteriori dubbi sulla qualità della puntata è il “piano A” delle ancelle che non viene mai spiegato con chiarezza, ma da quanto si intuisce, avrebbero dovuto accoltellare tutti i comandanti durante il ricevimento. Un piano tanto impulsivo quanto implausibile, considerando la presenza di guardie armate che le avrebbero facilmente neutralizzate. Una soluzione narrativa affrettata e superficiale, come altri aspetti dell’episodio.
E per non finire, durante la realizzazione del “piano B” June torna a essere l’eroina indispensabile, capace di fermare l’intromissione di zia Lydia solo con la forza della parola. Ma la scena perde ogni credibilità nel momento in cui una guardia armata, presente nell’edificio, permette alle ancelle di uscire liberamente, senza opporre alcuna resistenza. Un altro snodo narrativo focale gestito con leggerezza che sfocia nel ridicolo.

BIASIMO AD UN DISASTROSO PERSONAGGIO TELEVISIVO


Ma quando si parla di leggerezza che sfocia nel ridicolo, non si può non parlare anche di Serena Joy, personaggio cardine nell’universo della serie che, in questa sesta stagione, è stato completamente distrutto dal punto di vista della credibilità. Già nelle scorse stagioni, il character interpretato dalla sempre ottima Yvonne Strahovski aveva subito duri colpi da una sceneggiatura non ottimale; in questo ultimo anno, tuttavia, sta venendo maltrattato in modo deplorevole. La fu Waterford è stata aggirata in modo fin troppo plateale, e non è plausibile che lei e Wharton non abbiano mai parlato di un argomento così importante come “l’utilizzo” delle ancelle nel loro matrimonio ai fini di un eventuale concepimento. Ancor più esasperante è il discorso che ha fatto alle ancelle durante il matrimonio: il suo cambiamento nei loro confronti è lodevole e coerente, ma la parte dedicata a June (“We both said and did unforgivable things to one another, but that made us equal in vengeance and in spite. And now I can count her as a good friend.”) la rende un personaggio che sembra non essere in grado di comprendere la realtà dei fatti e degli avvenimenti.
Serena Joy, nel suo riavvicinarsi a Dio, si è ridotta a un guscio vuoto che non ha più nulla da dire e che ha lo spessore di un qualsiasi altro character terziario. Un peccato, in quanto è sempre stato uno dei personaggi più interessanti dello show.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • L’uccisione di Bell
  • Regia e comparto tecnico
  • I piani delle ancelle
  • Troppe superficialità che non possono essere dimenticate
  • Serena Joy personaggio completamente rovinato

 

La rivoluzione di Gilead non inizia come ci si auspicava, ma almeno finalmente, dopo sei stagioni di soprusi e abusi, le ancelle si stanno per vendicare. Probabilmente non andrà tutto per il meglio, ma, anche se il percorso di The Handmaid’s Tale è stato caratterizzato da più bassi che alti, non mancherà di certo la soddisfazione nel vedere cadere tutti i comandanti sotto la furia rossa delle ancelle.
Curiosità sia nel vedere finalmente finire uno show che si è protratto più a lungo del necessario, sia nel vedere una vendetta che si aspetta da ben sei anni.

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Detto anche Calendario Umano, si aggira nel sottobosco dei prodotti televisivi e cinematografici per trovare le migliori serie e i migliori film da recensire. Papà del RecenUpdate e Genitore 2 dei RecenAwards, entra in tackle in pochi ma accurati show per sfogarsi e dire la propria quando nessuno ne sente il bisogno.

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