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The Leftovers 1×02 – Penguins One, Us ZeroTEMPO DI LETTURA 4 min

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Beh, che dire? The Leftovers sembra confermarsi su livelli decisamente soddisfacenti. E non perché guardando “Penguins One, Us Zero” si apprezza la raffinatezza che potrebbe spingere tanti a gridare “che palle!”. E’ raffinato, sì, ma non ci si limita a sbavare di fronte a riprese con la telecamera a mano, inquadrature lunghe e discorsi surreali. Qui sta la differenza tra un lavoro come “The Leftovers” e un telefilm che tanto ha destato scalpore come “Penny Dreadful“. Il secondo, di cui si è da poco chiusa la prima stagione, è piaciuto tantissimo per la recitazione estremamente teatrale (e, bisogna dire, molto buona) e per i testi tipici di certi romanzi decadentisti. Sì, molto bello, ma tutto ciò rischia di essere fumo lanciato negli occhi per nascondere la mancanza di alcuni elementi essenziali (storia solida, personaggi in evoluzione). Il nostro buon “The Leftovers” invece, con un linguaggio totalmente non banale, si presenta e si conferma con una base decisa: vi è una storia presentata da subito; i personaggi, ben delimitati, sono persone comuni. Non solo comuni: sono tra le figure più stereotipate possibile nelle produzioni yankee. Abbiamo il poliziotto tormentato; abbiamo gli adolescenti problematici e trasgressivi: abbiamo la coppia in crisi; il giovane fuggiasco innamorato e braccato. E, con queste premesse, comunque si riesce a creare e a ad esprimere una notevole profondità.
Malgrado il pericolo che avrebbe una serie del genere di essere soporifera, scorre che è un piacere. La rapidità delle varie sequenze, nonché la curiosità che esse suscitano nello spettatore (ed è difficilissimo formulare qualsiasi tipo di ipotesi), creano un mix tra un mistery stile ABC e un film di Lynch. Ciò che colpisce, soprattutto, è l’omogeneità presente tra le varie sotto-trame. Se da un lato tutte le vicende separate sono un’unica ramificazione della famiglia del poliziotto Kevin Karvey, dall’altro, come già detto, non vi è una sola storia di cui si possa immaginare o supporre la deriva. Chi sarà il tizio che spara ai cani? Che segreto nasconde la tipa che ha perso l’intera famiglia? Perché quello abbraccia tutti e da chi scappano Tom e la sua amica? Ho come l’impressione che scatterà il momento in cui tutti i pezzi di questo confuso puzzle si metteranno insieme per formare un’unica figura. E la cosa più apprezzabile (forse non per tutti) è che la figura del puzzle non dovrà per forza rappresentare la soluzione del mistero della sparizione del 2% della popolazione. Quello è lo stato delle cose per cui tutte le vicende si vanno sviluppando. Chissà quante belle evoluzioni potranno prospettarsi dall’incrociarsi di personaggi già così ben scritti e tratteggiati (oltreché già legati in qualche modo tra loro). E se poi il lato misterioso troverà modo di affacciarsi, vi sarà molta gente in più che sarà contenta. Inutile poi dire come la recitazione sia decisamente efficace. Un plauso particolare va fatto a Justin Theroux che riesce, senza eccedere, a non cadere nello stereotipo più pericoloso di tutti, tra quelli prima presentati.
La storia, come già detto presenta una continuità diretta con il Pilot. La lente di ingrandimento è posta sulla vicenda di Kevin e dei cani, ma soprattutto sullo stato psichico del protagonista. Esisterà veramente quel misterioso figuro che gli si era manifestato già due volte? Interessante e particolare la reazione completamente insicura di Kevin. Ovviamente le particolari condizioni a cui è giunta la popolazione dopo il fatidico 14 ottobre (rilettura mistica dell’11 settembre?) non garantiscono a nessuno una completa sicurezza verso il mondo circostante. Ecco che quindi anche due bagel spariti possono produrre una crisi. Quasi di pari livello la storia di Meg e del suo tentativo di iniziazione della misteriosa setta (anche se veniamo a sapere che non è una setta). Particolarmente efficace il disagio creato da queste figure trascurate, silenziose, bianche e fumatrici, quasi uscite da un romanzo di Palahniuk. Ancora preparatoria la trama riguardante Tom, mentre rimane sullo sfondo l’incrocio tra Jill e i suoi compari con la misteriosissima Nora. Non esistono dislivelli che rendono una storia più o meno interessante dell’altra. Ed è questo che fa, per ora, funzionare i primi episodi di uno show così impegnativo.
Cosa c’è ancora che non va? Minuzie. Però paradossalmente il presentimento che si andrà a crescere, rende questi primi episodi ancora preparatori. E’ assurdo visto che non abbiamo ancora idea di quello che ci aspetta, però la grande curiosità per lo svilupparsi degli eventi, rende questa 1×02 ancora come un episodio preparatorio. Non è poi questo gran difetto, ma forse lo spettatore, con il procedere delle scene è caricato di aspettative per ciò che sarà, invece che godersi ciò che già è.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Omogeneità tra le vicende dei personaggi
  • Recitazione complessiva, con un occhio particolare a Justin Theroux
  • Profondità, qualità e curiosità
  • I bagel spariti
  • L’intero cast di una comedy scomparso
  • Scenario americano stereotipato, mischiato a un’enorme spiritualità e misticismo
  • La sigla
  • Episodi che tuttavia appaiono ancora preparatori
  • Quanta antipatia per i fumatori bianchi
  • Liv Tyler che si lancia a fare la taglialegna sa di scena catartica da cartone animato giapponese

 

Consapevole che lo show toccherà ben altri picchi, non posso che, non senza un pizzico di tirchieria, bissare il voto del precedente episodio.

 

Pilot 1×01 1.8 milioni – 0.8 rating
Penguins One, Us Zero 1×02 1.5 milioni – 0.7 rating

 

VOTO EMMY 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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