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The Twilight Zone 2×10 – You Might Also LikeTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Respectfully submitted for your perusal – a Kanamit. Height: a little over nine feet. Weight: in the neighborhood of three hundred and fifty pounds. Origin: unknown. Motives? Therein hangs the tale, for in just a moment, we’re going to ask you to shake hands, figuratively, with a Christopher Columbus from another galaxy and another time. This is the Twilight Zone.”

 

Era il 2 marzo 1962 quando la serie di Rod Serling, The Twilight Zone, quella originale, andava in onda sulla CBS con l’episodio “To Serve Man” un episodio universalmente riconosciuto come uno dei migliori della saga, in modo particolare per il colpo di scena finale: una razza aliena si presenta sulla Terra con il dichiarato obiettivo di aiutare il pianeta con la propria avanzata tecnologia, salvo dimenticarsi, prima della partenza, un libro (una sorta di manuale) dal titolo “To Serve Man” che il crittografo governativo Michael Chambers (Lloyd Bochner) si premunisce di tradurre.
Il titolo, unitamente al fare serafico e pacifico degli alieni, presenta una sorta di raccolta di idee innovative per aiutare la Terra e gli umani insieme ad essa. Un libro dallo scopo nobile, quindi, che si dimostrerà essere invece (in questo colpo di scena conclusivo) un puro e semplice libro delle ricette. Serling giocò, all’epoca, con il proprio pubblico mostrando prima l’aberrante razza aliena dei Kanamit (alti 2.7 metri) prodigarsi nell’aiutare proprio gli umani che solitamente, invece, vengono mostrati indifesi animali soggiogati dalle atrocità della razza aliena di turno. Uno scenario totalmente nuovo, quindi, visto e considerato che E.T. avrebbe visto la luce solo 20 anni dopo.
Ma proprio questa bontà, elemento così nuovo in una narrazione di questo tipo, si dimostrerà niente più che una finzione architettata per accaparrarsi la fiducia degli uomini.

 

“You have all of this unbelievable technology and all you’ve been doing is watching television?”

 

Una fiducia che sembra essersi cementata nel corso degli anni. Oppure una tecnica di soggiogo che ha dato i propri frutti: non è dato sapere esattamente come ma The Twilight Zone torna a parlare di questo preciso arco narrativo con il decimo (ed ultimo) episodio di questa seconda stagione, “You Might Also Like”. Puntata votata ad una sorta di esoterismo mistico in cui la società umana sembra totalmente incentrata sulla possibilità, per una famiglia, di entrare in possesso di un EGG (mortale per l’uomo, da quanto si percepisce dal finale di puntata) e che, presumibilmente, contiene proprio un Kanamit. Il misticismo lascia spazio ad una sorta di parentesi comica in cui i Kanamit appaiono finalmente all’interno dell’episodio dialogando (mentalmente, come loro usanza) relativamente a come poter liberare il personaggio di Gretchen Mol (protagonista dell’episodio) bloccato su di un albero (una torre di ossigeno, per la precisione).
La donna aveva, da inizio puntata, avuto la sensazione di deambulare in stato di incoscienza per la casa ritrovandosi sempre, poco dopo, coricata a letto.
Nonostante questo elemento fantascientifico, per quanto esiguo, ed il richiamo alla puntata ben più nota del 1962, “You Might Also Like” ben poco lascia al proprio pubblico: il richiamo, ovviamente, fa felici i fan del brand e sottolinea un desiderio di continuazione narrativa dell’odierna produzione. Tuttavia, richiamo a parte, i restanti quaranta minuti circa ben poco lasciano allo spettatore: si rivede la stessa stanza in cui Bochner era stato rinchiuso nel finale di “To Serve Man”; la ricostruzione dei Kanamit è impareggiabile. Ma a parte tutto ciò (racchiudibile, come detto, nel fattore “richiamo”) non c’è altro. La puntata si costruisce attorno ad un elemento ben lontano da qualcosa di “ai confini della realtà” soprattutto perché non viene mai chiaramente esplicitato al pubblico (il famigerato EGG) e quindi tutto rimane, in maniera eccessiva, avvolto dal mistero.
Avrebbe fatto piacere, forse, unitamente alla porzione di richiamo narrativo una puntata meglio costruita sulle proprie basi ed in grado di reggersi in piedi senza il continuo strizzare l’occhio della serie ai propri fan. Un episodio senza una vera e propria trama, quindi, che preferisce crogiolarsi (e far crogiolare il pubblico insieme a sé) nel proprio passato glorioso.

 

“I’m married. I have two children. Two sons. Two years ago I delivered a stillborn baby girl. The light in the room was very harsh. Very hard. Very hard. I hate the paint colors I chose when we remodeled and I hate the living room drapes. I hate our cars. I wish that I didn’t have all of the things that I have and instead had different things. I’m afraid of spiders and horses.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il richiamo a “To Serve Man”
  • Tutto ciò che esula dal richiamo a “To Serve Man”

 

Un finale decisamente sotto tono per una stagione tutto sommato più che sufficiente nel suo complesso. Purtroppo, però, se confrontato con la serie originale degli anni ’60 il prodotto di Jordan Peele sembrerebbe perdere su tutta la linea. Potrebbe essere The Twilight Zone una serie invecchiata così tanto male?

 

Try,Try 2×09 ND milioni – ND rating
You Might Also Like 2×10 ND milioni – ND rating

 

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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