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Tribes Of Europa 1×04 – Capitolo 4TEMPO DI LETTURA 4 min

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recensione Tribes Of Europa 1x04Proseguono le avventure dei tre fratelli Origine, ciascuno con la propria storyline che scorre precisa e conforme al mood imposto dalla serie.
L’episodio è chiaramente di raccordo ma presenta alcuni plot twist degni di nota che riescono a vivacizzare una trama che rischiava di apparire finora troppo scontata.

IL BAR DI MOS EISL… DI BRAKER!


Come ormai è evidente, Tribes Of Europa attinge a piene mani dal cinema mainstream di genere fantasy e sci-fi. Si possono infatti riassumere tutte e tre le storylines presenti con una precisa saga cinematografica. Quella di Elja (David Ali Rashed), per esempio, presenta più di un rimando all’universo di Star Wars.
In questo episodio infatti lui e il fido Han Solo Moses (Oliver Masucci) devono cercare di riparare il Cubo atlantideo con l’aiuto di un modulo che, a quanto pare, si trova nelle mani di un misterioso personaggio chiamato Braker, nomen-omen dal momento che il character è, a tutti gli effetti, un “broker” (e qui è necessario stendere un velo pietoso sulla fantasia degli autori).
La scena in cui i due si trovano presso il suo locale fa subito venire in mente quella della cantina di Mos Eisley in A New Hope, soprattutto per il suo finale rocambolesco che mette (per l’ennesima volta) in difficoltà i due.
Forse proprio per questa affinità con la saga di George Lucas, la storyline di Elja è quella che, più di tutte, risulta scritta meglio, con un ritmo narrativo decisamente buono e godevole da seguire.

HUNGER GAMES IN SALSA EUROPEA


Altra pietra di paragone cinematografica per Tribes Of Europe è certamente Hunger Games, a cui si rifà già a partire dal font scelto per il titolo.
Anche in questo caso la serie presenta un adolescente, Kiano (Emilio Sakraya), che è costretto a lottare (nel senso letterale del termine) per ottenere la propria libertà.
L’episodio in questione serve infatti per illustrare e spiegare più nel dettaglio il rito del Boj, una vera e propria “lotta fra gladiatori” in cui il vincitore unico ottiene di poter essere liberato dalla sua condizione di schiavitù.
Questa storyline è quella che si prende più minutaggio delle altre, necessario per mostrare finalmente più da vicino l’ambientazione di Brathok, una Berlino post-apocalittica ricreata meravigliosamente grazie ad una scenografia decadente e sfarzosa allo stesso tempo.
Nello stesso tempo, viene sviscerato uno dei character finora più carismatici ed intriganti dello show: Lord Varvara (Melika Foroutan). Questa ha il ruolo di “mentore” per il giovane Kiano. Il suo essere, allo stesso tempo, sia antagonista che aiutante dell’eroe la rende un personaggio molto interessante, così come il legame che si viene a creare fra lei e il suo “protetto”.
L’alternarsi di climax e anticlimax continui, che caratterizza questa storyline, è sicuramente il punto di forza di tutto lo show.

LIV E IL LATO SOAPISH CHE NON SERVE


Profondamente diversa è, invece, la piega che sta prendendo la storyline di Liv (Henriette Confurius), la più debole delle tre, forse perché anche quella con il minutaggio minore.
In realtà il problema vero riguarda l’estrema prevedibilità che questo particolare segmento narrativo porta con sé. Qui il lato più soapish dello show la fa da padrone assoluto con il rapporto che si viene a creare fra lei e il comandante David (Robert Finster, già discutibile Sigmund Freud, sempre per Netflix). Non aiuta il fatto che l’unico plot twist degno di nota, ossia l’arrivo del Comandante Crimson, è anche quello più inutile e decisamente fuori luogo, dato il contesto. Si scopre infatti che questo è il padre dello stesso David, totalmente scettico nei confronti del figlio e del suo piano per entrare a Brathok.
Uno scetticismo decisamente senza senso dal momento che il piano, dopo tutto, non è poi così malvagio, ma spiegabile proprio per il fatto che è funzionale a dare quella patina da soap opera di cui comunque non si sentiva la mancanza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Omaggi e citazioni a saghe cinematografiche fantasy/sci-fy
  • Oliver Masucci sempre più calato nel proprio ruolo
  • Lord Varvara gran milfona
  • Boj is the new Hunger Games
  • Ricostruzione di Brathok (la Berlino del 2074)
  • Braker=broker (che fantasia!)
  • Trama forse un po’ troppo prevedibile
  • Storyline di Liv un po’ sottotono

 

Un episodio decisamente di raccordo, che prosegue nel suo racconto evolutivo dei tre co-protagonisti. E che tuttavia dimostra di possedere un certo ritmo che non annoia e pone un punto preciso nell’evoluzione delle sue storylines che porta dritto fino al finale di stagione.
La rotta è tracciata, si spera che da adesso in poi lo show dimostri anche un po’ più di originalità e si tolga dai piedi i cliché triti e ritriti che finora l’hanno caratterizzato.

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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