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True Detective 2×04 – Down Will ComeTEMPO DI LETTURA 6 min

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In alcuni episodi di The Good Wife, con la brillante e raffinata ironia che contraddistingue i coniugi King, sullo sfondo compare anche True Detective. Naturalmente non è la serie reale, bensì un’ironica imitazione il cui nome nemmeno è True Detective. Si susseguono nichilisti monologhi sussurrati a scenari di brutali delitti, il tutto con una grottesca e ironica poetica. La parodia, ovviamente, non poteva che riferirsi alla prima stagione, in quanto la seconda era allora ben lontana dagli schermi. Perché citare questa imitazione televisiva? Per dimostrare un semplice punto. Con i suoi soli 8 episodi, la stagione 1 aveva impresso un proprio marchio nell’immaginario collettivo, tanto che anche una serie di un canale non via cavo si era permessa di sbeffeggiarne bonariamente lo stile (per quanto The Good Wife esca dai parametri della serie generalista media).
La seconda stagione partiva, quindi, già con un grande fardello: uscire dal marchio TD senza snaturare TD come telefilm, cercando, di conseguenza, di suggerire il meno possibile il confronto ai telespettatori, per forza di cose, ormai, molto esigenti. Ma esigenti non solo per un discorso qualitativo, quanto per le tempistiche proposte. La prima stagione uscì, infatti, intorno a marzo. L’attesa per questa seconda stagione si è protratta per ben più di un anno, durante il quale le prime 8 puntate sono state mitizzate, sviscerate, riproposte, portate in trionfo. La stagione 2 era un brutto anatroccolo ancor prima di uscire dall’uovo.
Premesse dovute, queste, quando siamo ormai al giro di boa del “mideseason”. Cosa abbiamo visto finora? Il disperato tentativo di differenziare ambienti e personaggi dalla prima stagione, cercando un’unità stilistica fatta di riprese dall’alto, dialoghi profondi o pseudo tali, casi intricati, ricerca interiore e una fedele riproduzione del marcio umano. Se la differenziazione di ambienti e personaggi può dirsi discretamente riuscita nell’evitare un continuo paragone (sigla malinconica e lirica VS sigla pulsante e profonda), così non è per lo stile che tuttora, al 50% della stagione, non nasconde eccessi di zelo e, forse, eccessi di sicurezza.
Partiamo dalla fine: in “Down Will Come” si fa un primo vero passo avanti nel caso (con conseguente sparatoria, sulla quale torneremo dopo). A cosa ha portato l’insieme di dialoghi e conflitti che si sono visti in questa metà di stagione? Unicamente ad un approfondimento sui personaggi, lasciando però da parte il caso dell’omicidio (palesatosi nella premiére solo a fine episodio). Un vizietto di certe serie, quindi, fa capolino. Ci riferiamo a quella tendenza nel trascurare e centellinare gli eventi in favore di tante lente conversazioni che, si pensa, più o meno a ragione, possano rapire ed affascinare il pubblico. In questo caso specifico, infatti, si è arrivati ad una notevole dispersione nei dettagli di un delitto tutto sommato “standard”. Ed ecco che tra un episodio e l’altro lo spettatore mediamente attento potrebbe arrivare a perdere il filo, dovendo fare più volte mente locale nel ricordare nomi e personaggi secondari: per quanto possa essere soggettivo un effetto simile, sicuramente è dimostrazione che qualcosa, nella distribuzione della trama, non funziona. Ed è ciò che è avvenuto in questi episodi. Certo, il problema non si porrebbe con una soluzione “netflixiana” (tanti dettagli erano presenti anche qui) che permette continuità immediata alla visione, in modo da tenere calde le nozioni acquisite: si potrebbe dire allora che il problema non è nella scrittura ma nel format (gli spettatori futuri che recupereranno il tutto in uno-due giorni ci sapranno dire se abbiamo ragione o meno).
Parliamo della sequenza finale. Qui la nostra memoria non ci potrà mai ingannare. L’ormai celebre piano sequenza conclusivo della 1×04 fa sentire la sua pesantissima eredità. Se allora fu un piano sequenza silenzioso, notturno, nell’insieme di villini spaziosi che l’ambiente richiedeva, oggi abbiamo un continuo cambio di inquadrature e punti di vista, un nervoso vai e vieni (di nuovo: pensiamo alla differenza tra le sigle). Gli spari del mitra intervallati da quelli delle pistole risultano vicinissimi rispetto alle urla intermittenti in “Who Goes There“. Nel primo caso Rust e Marty fuggono. In questo caso i tre protagonisti rimangono al centro delle macerie e dei cadaveri.
Si vuole forse fare un paragone qualitativo tra le due lunghe sequenze finali? No di certo. Sarebbe, ora come ora, facile innalzare su un piedistallo la spettacolarità di ciò che avvenne l’anno passato. Ma questo forse è proprio l’emblema tra l’impatto di True Detective nel 2014 e quello nel 2015. Una simile perla non passò inosservata. Basta, però, un po’ di rimbalzo mediatico ed ecco che ci troviamo ad annoiarci con il secondo capitolo di una serie antologica che cerca continuità stilistica, trovando, forse, solo una pallida imitazione.
Arrivati al giro di boa di quella che doveva/deve/dovrebbe essere la stagione della conferma di una delle rivelazioni dello scorso anno, quali possono essere le previsioni e, soprattutto, le speranze per la seconda metà? Ottimisticamente si può avanzare una considerazione, continuando, purtroppo, con l’inevitabile paragone. Il vero e proprio impatto positivo della stagione 1 fu quello della presentazione, dell’esordio. I primi 4 episodi avevano tutto quello che il fan di TD oggi ricorda. La seconda metà, invece, è quella che ha alimentato le critiche dei detrattori, con l’avanti veloce degli anni di narrazione e con una risoluzione del caso anticlimatica. La lentezza, la dispersione e i cambi di rotta di questa prima metà di stagione, si spera, potrebbero solo essere la sezione per cui pazientare, ma che aprirà poi la strada ai 4 episodi finali, i quali ci porteranno, l’anno prossimo, a storcere il naso e ad assistere con aria di sufficienza all’inizio della terza stagione. E così via.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’interpretazione di Vince Vaughn pone in diretta continuità, con la prima stagione, la capacità degli autori di stravolgere la natura di un attore
  • Avanzamento di trama nella risoluzione dell’omicidio
  • Il personaggio di Velcoro, sobrio, si pone come spalla degli altri due lasciando respirare la sua storyline e aumentando (con alterni risultati) la tridimensionalità dei colleghi
  • Ancora molta dispersione negli elementi da tenere a mente
  • La sequenza finale, seppur ben fatta, risente della pesante eredità della sua “predecessora” 
  • Le tante lenti di ingrandimento sulle vite dei tanti protagonisti

 

Il vostro recensore vuole essere ottimista e considerare il tutto come una rampa di lancio verso la seconda metà di stagione. Per questo motivo e per l’incapacità di valutare negativamente un prodotto che nella sua realizzazione puramente tecnica si trova ad alti livelli, non ci si sente di scendere sotto la sufficienza.
La differenza di votazione media con l’anno scorso rende ben chiaro il cambio di percezione nei confronti dello show. Il beneficio del dubbio, che ancora è permesso concedere, avrà probabilmente una sua definitiva risoluzione a partire dalla prossima settimana.

 

Maybe Tomorrow 2×03 2.62 milioni – 1.1 rating
Down Will Come 2×04 2.35 milioni – 1.1 rating

 

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

2 Comments

  1. Caro Giacomo, come potrai vedere siamo in 4 diversi recensori ad aver scritto 4 diverse recensioni. Se qualche mio/a collega può aver ritenuto di voler analizzare l'episodio senza fare paragoni con la precedente stagione, così non è stato per me. Intanto perché mi sono ritrovato a recensire il midseason, quindi una valutazione generale su questa metà di stagione ci stava. D'altro canto cosa avrei dovuto fare? Commentare i millemila dettagli sull'indagine che in maniera soporifera e dispersiva si vanno accumulando? O la caratterizzazione di personaggi di cui si è già parlato nelle precedenti recensioni?
    TD 1 volenti o nolenti ha lasciato impresso un marchio abbastanza "ingombrante" e una stagione come questa seconda (a mio parere) deve procedere sul filo di un parallelo continuo, sarebbe ingeneroso o ingiusto non farlo. E, attenzione, non intendo un paragone del genere "queste 4 puntate fanno schifo in confronto alle 8 precedenti" perché sarebbe un errore imperdonabile. Il paragone che piace fare a me è un'analisi parallela. Se poi mi piazzano alla fine della 2×04 pure un finale sulla falsa (falsissima) riga di quello della 1×04 si può forse non citare la cosa?
    E' proprio la diversità delle due stagioni che mi stimola un confronto, soprattutto quando ci si imbatte in punti comuni. Non mi sembra poi di aver fatto riferimento a differenze qualitative. Tutti i difetti (o qualità) che ho citato non li ho raffrontati con la prima stagione, ho cercato di contestualizzarli con l'attuale visione della serie.
    Il paragone a livello di approccio mediatico e sulle aspettative del pubblico, per come recepisco io le serie TV, non lo posso/voglio proprio evitare…

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