Suburra 1×03 – Cani ArrabbiatiTEMPO DI LETTURA 4 min

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Roma: una città che da sempre ha incantato il mondo intero con la sua maestosità e la sua storia, entrando di prepotenza nell’immaginario di chiunque, invadendo ogni arte visiva esistente, compresi cinema e televisione. Quando si pensa alla capitale del bel paese, tuttavia, la prima cosa che viene in mente sono sicuramente i grandiosi monumenti che la rendono tanto bella quanto importante da un punto di vista artistico; strutture che vengono messe da parte, in questa serie, per dare spazio ai quartieri malfamati e alle persone che li abitano. Un’oscurità spirituale che, passando attraverso i suoi personaggi, impregna l’intera struttura della serie e quindi la città stessa. Nonostante questa scura scelta stilistica sia da apprezzare, poiché rispecchia pienamente le tematiche crime della serie, c’è da dire però che la capitale laziale può, anzi deve, essere valorizzata di più.
Quando nel 2015 uscì il film dall’omonimo titolo, diretto dal bravo Sollima, l’atmosfera che si respirava infatti era pesantemente condizionata dalla metropoli che aveva un ruolo primario nelle vicende dei protagonisti, non facendo soltanto da sfondo, ma mostrando anche i suoi lati positivi e negativi. Quello che per ora manca a questa serie è quindi uno sguardo più approfondito ed integrato a Roma che, non solo le darebbe un’identità più forte in grado di distinguerla dalle centinaia di produzioni dello stesso genere, ma la renderebbe anche la prima vera serie tv italiana internazionale. Nel corso degli anni la penisola si è dovuta confrontare con prodotti dalla dubbia qualità che, partendo dal presupposto di raggiungere i picchi qualitativi delle serie oltreoceano, si riducevano a misere imitazioni, più vicine ad una telenovela che ad uno show televisivo. Nel 2008 arrivò nelle televisioni italiane Romanzo Criminale, un serial che si distinse subito per l’ottima sceneggiatura e la regia del sempre bravo Sollima che curò nel 2014 anche Gomorra, un prodotto che eguagliava il primo e portava finalmente un po’ di qualità nelle case italiane. La prima produzione italiana supportata da Netflix però, dopo tre episodi, non si colloca ancora ai livelli delle altre due serie, ma nemmeno a quelli di una telenovela. Si trova nel mezzo.
Dopo la visione di questa puntata, infatti, è chiaro che il livello generale della serie sia buono, anzi ottimo, considerando i precedenti a cui il paese ha abituato, ma si può sicuramente fare di meglio. Suburra riesce nell’impresa di riunire a sé un cast ottimo (Borghi in primis) ed una sceneggiatura solida, elementi però a tratti rovinati da alcune pecche. I primi due episodi avevano visto alla regia un Michele Placido in ottima forma, che era riuscito a gestire bene il tutto, confezionando un’anteprima niente male; non si può dire lo stesso di Andrea Molaioli però. Questo terzo capitolo vede il passaggio di testimone alla cabina di regia, un cambiamento che non ha apparentemente fatto molto bene alla puntata. Una direzione non tanto pessima o piena di errori, ma scialba, senza spessore, che non porta nessuna novità nella serie e rende questa parte “lenta” nonostante i ritmi e gli avvenimenti abbastanza movimentati.
Ad alimentare questa sensazione di apparente immobilità ci si mette anche la sottotrama di Cinaglia che non è progredita quasi per nulla dal primo episodio e che, messa a confronto con le vicende degli altri personaggi, stona un po’ e facendo storcere il naso. Di tutt’altro stampo sono invece le vicende dei tre protagonisti che grazie alla bravura degli attori, alle storyline movimentate ed alla caratterizzazione dei personaggi riescono ad intrattenere lo spettatore e a farlo fraternizzare con ognuno di loro. Quello che un buon prodotto televisivo incentrato sul crimine deve fare è infatti far empatizzare chi guarda con il soggetto in questione; che sia un demonio o un antieroe, che sia il Pablo Escobar di Narcos o Spadino di Suburra, il personaggio deve entrare nei cuori degli spettatori, per poter permettere un immedesimazione più completa con il prodotto in questione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Caratterizzazione dei tre protagonisti
  • Performance di Alessandro Borghi
  • La discussione in spiaggia della famiglia Adami
  • Trama di Cinaglia sottotono
  • Cambio di Regia

 

Netflix sforna quindi il terzo episodio di una buona serie Italiana che non riesce però a mantenere il buon ritmo delle prime due puntate, arrancando a tratti, ma non facendo comunque perdere la speranza per il futuro.

 

Patrizi E Plebei 1×02 ND milioni – ND rating
Cani Arrabbiati 1×03 ND milioni – ND rating

Nato in un freddo autunno degli anni 90, questo giovane recensore ha dedicato la propria vita al servizio della grande causa del mondo televisivo, contrastando le pessime serie e chi le guarda.

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