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Arrow 6×09 – Irreconciliables DifferencesTEMPO DI LETTURA 5 min

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L’ultimo e (sì, va detto) totalmente inaspettato frame di questo mid-season della sesta stagione può anche fregiarsi del merito di rimbrottare ai propri spettatori (e, quindi, anche noi recensori) che, qualche volta, prima di muovere qualsiasi critica all’operato degli autori, conviene aspettare. È una regola sacrosanta, specie negli ultimi anni di serialità televisiva, dove la qualità media si è alzata notevolmente e vengono realizzati sempre più show che godono di una costruzione narrativa oltremodo continuativa e cinematografica; una regola di cui invece spesso ci si dimentica, soprattutto in questi ultimi anni, dove il fruitore è talmente inflazionato di ottime serie tv da poter mollare (o bollare) subito un prodotto, poiché questo non riesce subito a “catturare la sua attenzione” (per parafrasare il Calvin Candie di Tarantino) o semplicemente perché lo annoia. Anche su questi lidi, allora, ci si è subito lamentati della troppa abbondanza di cattivi stagionali che si sono avvicendati, uno dopo l’altro, contro il Team Arrow. La rivelazione finale di “Irreconciliable Differences” ce li mostra, però, tutti uniti e in combutta, dando un senso alle discutibili (almeno in precedenza) scelte degli autori. Certo, i problemi di efficacia narrativa all’interno dei singoli episodi, come lo scarso carisma di almeno metà di questi nemici, restano, ma perlomeno si è dato un discreto senso a tutto.
Differenze inconciliabili (come da titolo) all’interno della fazione dei buoni, ossia coloro che naturalmente dovrebbero mettere da parte le proprie divergenze per un fine superiore, poste in netta opposizione a coloro che invece naturalmente le possiedono queste differenze, ossia la fazione dei cattivi. Resta qualche dubbio sulla loro unione futura, visto il potenziale (e magari evitabile) ravvedimento di Black Siren (proprio ora che Katie Cassidy ci stava definitivamente convincendo), ma comunque l’idea appare interessante o quantomeno nuova per lo show.
Sono i buoni allora, come detto, a trovare la propria crisi nella puntata. Pensare che partono benissimo, nell’atmosfera gioiosa del ricevimento per il matrimonio di Oliver e Felicity (celebratosi in “Crisis On Earth X, Part 2“), in pieno trionfo dell’Olicity purtroppo che finalmente trova la sua consacrazione. Eppure, ironia della sorte, appena la coppia trova l’armonia nella vita amorosa, ecco arrivare i problemi in quella “lavorativa”. Quasi come se Oliver e Felicity riconciliati e sposati non possano convivere con una positiva gestione del Team Arrow, come se con essa fossero, per l’appunto, inconciliabili. Si scherza, ma magari i due un giorno riusciranno a cogliere i segnali, chi lo sa.
Ecco, a proposito della crisi del Team, storyline alla base della puntata, se da una parte il frame finale giunge inaspettato, la prevedibilità regna nella restante trama dell’episodio, almeno per come si sviluppa. Senza contare che la fine della squadra segna molto probabilmente la fine di Diggle/Arrow, visto che difficilmente potrà sostituire Oliver, come abbondantemente previsto. Certo, alla fine è durato un mid-season, anche più di quello che si poteva immaginare. Inoltre, tutta la situazione su “chi ha tradito Oliver?”, che aleggia per gran parte dell’episodio, appare oltremodo ripetitiva, come viene detto più volte dagli stessi personaggi, suonando quasi come ammissione di colpa degli stessi scrittori.
Per spezzare una lancia in favore degli autori, va detto che la rivelazione in sé della presenza di un “traditore” all’interno del Team sorprende ed è abbastanza forte. Se Evelyn/Artemis nella scorsa stagione sembrava in effetti la più probabile, con un percorso già ben inquadrato da subito, col senno di poi, tra gli attuali protagonisti, invece, praticamente non ce n’è uno che ne abbia le tipiche fattezze.  Alla fine, ragionandoci, non può che rimanere Renè perché l’unico con ancora dei legami concreti e profondi fuori dal Team, ma lì per lì non è affatto così scontato (non a caso la prima su cui cadono i sospetti è Dinah, data la sua relazione col Vigilante). A deludere, invece, è tutto il resto, come annunciato, ossia lo sviluppo della storia, con la contrapposizione tra il “trio originale” e i “nuovi”, forzatamente messo in piedi in men che non si dica, con le parti che si fanno “i dispetti” a vicenda per poi “offendersi a morte”, rendendo l’intera trama più una lite tra liceali che tra vigilanti.

Episodio a parte, va infine fatto notare come la separazione del Team si presenta come un’arma a doppio taglio. Se è pur vero che la cattiva e spesso banale gestione delle dinamiche interne non ha mai fatto brillare la serie nell’ultimo periodo, va pure riconosciuto che la “rinascita” di Arrow è coincisa proprio con l’arrivo di Renè & co., ossia quanto lo show aveva assoluto bisogno di una ventata fresca. Probabilmente, visti i “Sinistri Sei” della Distinta Concorrenza, ci sarà presto da radunare le forze, con gran parte del mid-season che presumibilmente si occuperà proprio del loro ritorno. Eppure i momenti di Oliver in solitaria restano in generale i meglio riusciti all’interno della serie tutta; dopotutto Oliver era solo, a parte i due fedeli aiutanti Felicity/Diggle, nelle prime due finora impareggiabili stagioni. E se fosse, allora, che ad essere inconciliabili siano proprio la qualità della scrittura e l’abbondanza di inquilini dell’Arrow-cave?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La rivelazione sulla presenza di un traditore nel Team
  • Quentin Lance, sempre inossidabile 
  • La separazione del Team, può essere un bene 
  • I villain uniti! (semi-cit.) 
  • Thea già miracolosamente guarita e in salute
  • Black Laurel che comincia a ravvedersi 
  • Olicity, perché ora è proprio ufficiale 
  • Tutto lo sviluppo della trama alla Gossip Girl

 

Mid-season e nuova rivoluzione per la serie. Necessaria, sicuramente, davvero utile? Solo l’altra metà di stagione potrà dirlo, sperando che la qualità e Arrow possano finalmente riconciliarsi. 

 

Crisis On Earth X, Part 2, 6×08 2.52 milioni – 0.9 rating
Irreconciliables Differences 6×09 1.30 milioni – 0.4 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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