Better Call Saul 4×07 – Something StupidTEMPO DI LETTURA 5 min

in Better Call Saul/Recensioni by
“I practice every day to find some clever lines to say
To make the meaning come through
But then I think I’ll wait until the evening gets late
And I’m alone with you
The time is right, you perfume fills my head,
the stars get red
And, oh, the night’s so blue
And then I go and spoil it all by saying
something stupid
like ‘I love you'”
(Somethin’ Stupid, Carson and Gale, 1966)

 

C’è una particolare reazione tutta umana che accomuna la visione di due prodotti dell’audiovisivo, che altrimenti non avrebbero davvero nulla a che fare, come quest’episodio numero 7 della quarta stagione di Better Call Saul e il film d’animazione Pixar Up del 2009: un capolavoro di opening che ti rimane limpida e potente nella testa per tutta la successiva durata della fruizione; una sequenza, praticamente muta e accompagnata esclusivamente dalla sola musica, talmente perfetta e riuscita da innalzare il livello (sempre nella tua testa) di tutte le scene che vengono dopo. Il risultato è che finisci (quasi) per dimenticare il resto di quello che hai visto, dimenticando anche che quel resto in realtà potrebbe presentare dei lampanti difetti, che potrebbe non essere affatto altrettanto perfetto, ma a te non importa perché in cuor tuo non fai che ringraziare gli autori per quella meraviglia di sequenza introduttiva.
Arrivati a questo punto, probabilmente la bravura del team creativo capeggiato da Vince Gilligan non dovrebbe stupire più. Senza contare che, potrebbero dire alcuni, gli autori non fanno altro che mettere in scena una delle tante lezioni di montaggio cinematografico, mettendo in scena la crisi di una relazione, sovrapponendola, per contrasto, a una delle canzoni d’amore più celebri della storia. Eppure a sorprendere non è tanto la tecnica in sé, ma più che altro la scelta, accurata, mai banale e soprattutto sempre precisa e priva di qualsivoglia esagerazione, delle singole scene e inquadrature. Per esempio, basta vedere la stessa scelta della canzone, quella Somethin’ Stupid resa celebre dalla cover di Frank Sinatra e figlia (e poi dal duo Robbie Williams e Nicole Kidman), in cui l’uomo, pur sapendo che la partner odia le frasi scontate sull’amore, proprio non riesce a trovare un’altra maniera per dirle quanto la ama. Proprio perché quelle frasi, tanto semplici e iconiche, possono funzionare nel contesto di un amore sincero e genuino. E allora ecco che la scrittrice di puntata, Alison Tatlock, sceglie proprio quei momenti semplici, scontati e ripetitivi che una coppia affronta ogni giorno normale, dal mattino alla sera, per raccontare la crisi di Kim e Jimmy. Prima insieme, tanto nel lavarsi i denti quanto nelle gioie professionali, alla fine divisi e soli, l’uno nei confronti dell’altro.
Quell’amore semplice e genuino, quindi, dove può bastare anche solo “qualcosa di stupido da dire come ti amo”, sembra affievolirsi giorno dopo giorno, mese dopo mese. Kim spiccato il volo, raggiunge quello status professionale a cui è sempre stata destinata e che ha finito per meritarsi; Jimmy, d’altro canto, si trasforma sempre più in Saul Goodman, tanto che addirittura spunta un biglietto da visita col suo nome, ad ufficializzare l’avvenuto cambiamento. Nella scena coi colleghi di lavoro di Kim, si legge infatti tra le righe tutto il disprezzo e il rancore di Jimmy per quel mondo che tanto a lungo ha desiderato, che ha finito con l’inghiottirlo per poi rigurgitarlo con violenza, e che gli ha perfino portato via la donna per la quale tutto era cominciato. La nuova consapevolezza con cui ritroviamo Jimmy, però, sfuriata ispirata dall’alcol a parte, sembra proprio essere quella della definitiva accettazione di Saul da parte sua, riprovare ad essere Jimmy l’avvocato appare ormai un discorso davvero chiuso, come d’altronde testimonia tutta la gestione del caso Huell.
Jimmy, una volta, avrebbe anche solo cercato di convincere Kim che il suo modo d’aggirare la legge fosse il più giusto, magari il più furbo, o perlomeno avrebbe cercato di trovare una soluzione insieme. Stavolta, invece, lo si vede spiattellare a Kim la sua strategia, accettare silenziosamente (e apparentemente) il rifiuto di lei, dirle fra le righe che semplicemente continuerà a fare a modo suo. Perché Jimmy è ormai consapevole di voler fare le cose solo in quel modo, perché si trova a suo agio ad essere Saul e perché, in fondo, a lui piace. Se nella scorsa recensione si analizzavano le differenze tra il cammino di Walter White e quello del protagonista di Better Call Saul, in questo caso non si può che valutarne le somiglianze più lampanti. E allora, per citare lo stesso Heisenberg, nell’ormai celebre confessione fatta a Skyler in “Felina“, siamo probabilmente a un passo che Jimmy confessi a Kim qualcosa del genere:”All the things that I did, you need understand […] I did it for me. I liked it. I was good at it. And I was really I was alive“.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’opening d’episodio, capolavoro
  • La vendetta di Gus Fring su Salamanca che infine si consuma 
  • Il ghigno soddisfatto di Giancarlo Esposito 
  • Jimmy vs il poliziotto, semplicemente perché s’intravede in tutto il suo splendore Saul Goodman in fase embrionale
  • L’estremo tentativo di Kim di distogliere Jimmy dal fare “qualcosa di stupido”. Un tentativo che, se tutto andrà come immaginiamo, può anche valere come il motivo di rottura nella coppia
  • Come detto ad inizio recensione, potrebbero essercene. Probabilmente gran parte dell’episodio non è altro che un lungo preambolo a ciò che accadrà nelle puntate finali, ma abbiamo ancora in testa la sequenza iniziale e proprio non ce ne rendiamo conto

 

Saul Goodman è infine nato, ma mai avremmo pensato che per mostrarcelo gli autori ci avrebbero fatto ricordare un film della Pixar. Già solo per questo, ma soprattutto per quella sequenza, non potremmo che esserne eternamente “grati”.

 

Piñata 4×06 1.40 milioni – 0.4 rating
Something Stupid 4×07 1.35 milioni – 0.4 rating

 

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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