Ci sono quelle serie che puntano decisamente sulla suggestione delle immagini, delle tematiche, delle interpretazioni, delle figure rappresentate. Poco importa se la storia ne esce estremamente rallentata, le trame (che siano prese dal fumetto originale o comunque dall’opera madre o meno) non esattamente brillanti e originali. Non importa niente. Solo l’ipnosi di un dialogo rallentato e suggestivo, gotico, crepuscolare, malinconico, pieno zeppo di miscugli di leggende e tradizioni delle più disparate che tanto sul piccolo schermo funzionano.
Basti pensare a quell’esercizio di stile interessante ma martellata sui cogl lievemente lento che fu Penny Dreadful. In quel caso però l’intera serie di basava su questo enorme cross-over di personaggi che non avevano a che fare granché gli uni con gli altri. Nel caso di The Sandman, la sfilata cui si assiste in questo episodio è unicamente, forse, funzionale alla svolta di trama specifica di “The Ruler Of Hell”.
QUESTO LAVORO É UN INFERNO
Lucifero molla tutto. Così, de botto. Solo nel precedente introduttivo episodio (link) sembrava voler guerreggiare più che mai con Morpheus. Eppure ora decide, forse con l’intenzione di un enorme scherzo, di dare le dimissioni, farsi tagliare le ali, in una delle sequenze più suggestive dell’episodio, chiudere baracca e burattini e lasciare l’inferno. Chiudendolo del tutto e lasciando le chiavi al protagonista.
Che fosse questa la battaglia enorme profetizzata nella premiére?
L’intero show, almeno da come è partita questa seconda stagione, sembra mettere in campo scelte di trama utili quasi totalmente per creare premesse appetibili per solleticare la curiosità del pubblico. Quanto può essere accattivante un Morpheus padrone dell’inferno oppure, meglio ancora, un Lucifero in pensione in giro a cazzeggiare?
RIUNIONI, CENE E TANTI PERSONAGGI
Se si pensa al precedente episodio, si può osservare come fratelli e sorelle del protagonista si fossero uniti in una specie di riunione, quasi a voler mostrare al personaggio la complessità dell’universo narrativo fantastico elaborato da Neil Gaiman.
In “The Ruler Of Hell” si sceglie una stessa strategia scenica, lievemente più hardcore. Quanto può essere divertente una cena con gente che ambisce a ereditare il governo dell’inferno? Ecco quindi fate, demoni, Dei del Valhalla. Tutto accorpato con quella logica creativa che Gaiman esprime già in American Gods, facendosi portavoce di un melting pot di divinità, tradizioni e superstizioni.
In tutto questo, per tutta la cena, la questione Nada rimane sullo sfondo. Rendendo quasi telefonato il finale in cui il capo dei diavolacci usa la donna per ottenere quello che vuole.
Dopo averne parlato così tanto, dopo aver visto “gente” disposta a tutto per ottenere la chiave degli inferi, senza mai nominare Nada, anima dispersa non si sa dove, veramente si poteva pensare che ci sarebbe stata una distrazione così grande da questo focus?
STRUTTURA TRIPARTITA DELL’EPISODIO
La lentezza di cui sopra è palesata dal setting e da una struttura che rimane minimal, pur portando un coacervo di ragazzacci a lottare per l’inferno.
Si può dire che i tre momenti chiave sono così suddivisi: il protagonista decide di cercare Nada, il protagonista incontra Lucifero e gli taglia le ali, il protagonista dà una cena un po’ complessa.
Viene da chiedersi se il prosieguo di questa seconda stagione avrà dei risvolti chiari a livello di trama, oppure le trame disegnate saranno la scusa per un esercizio di stile utile a porre la lente sula suggestione delle immagini, delle tematiche, delle interpretazioni, delle figure rappresentate.
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L’episodio si fa guardare ma servirà ben altro per svegliare l’interesse in una fase storica in cui roba simile è stata già mostrata.
