
Un pilot ambizioso e incisivo che mette troppa carne al fuoco, ma trova nei suoi protagonisti il principale punto di forza.
La nuova miniserie britannica di Channel 4, sbarcata su HBO Max per essere distribuita globalmente, affronta una problematica contemporanea, come il fenomeno dell’odio e della crescente polarizzazione sociale. Russell T. Davies (creatore e sceneggiatore) sceglie di raccontare una storia che rifletta la sua visione di questo cambiamento, concentrandosi sulla crescente radicalizzazione dell’odio nei confronti della comunità LGBTQ+.
Lo fa inserendo numerosi temi sociali, dai forti connotati politici, e posizioni dai valori eticamente ineccepibili, che però faticano a sedimentarsi a causa dell’enorme volume di fatti e questioni affrontati già nel pilota.
Tip Toe, in questo primo episodio, si presenta come un thriller drama focalizzato su tematiche sociali contemporanee, privo di romanticismi e lontano dal classico racconto d’amore, ma che a tratti assume i contorni di un trattato politico. La serie approfondisce queste dinamiche esplorando come il rapporto tra un vicino di casa eterosessuale conservatore (David Morrissey) e un gay dichiarato (Alan Cumming) possa degenerare fino alla morte di quest’ultimo. Un viaggio lungo dieci giorni che scandisce la discesa all’inferno per due conoscenti che, fondamentalmente, si erano ignorati per anni.
“The president of America has given these men permission to attack us. Leo, you’re queer in 2026, you’re a political act.”
A PUNTA DI PIEDI
Nel corso della puntata, Melba, una donna queer di una certa età, riflette con Leo (Alan Cumming) su come sia cambiato il modo di vivere la propria identità. Se un tempo poteva entrare in una stanza mostrando apertamente chi era, oggi sente di dover essere più cauta, muovendosi quasi “in punta di piedi” (Tip Toe). È proprio questa riflessione a dare il titolo alla serie di Russell T. Davies.
Il produttore e sceneggiatore britannico torna così ad affrontare sia le tematiche LGBTQ+, come già fatto in Queer As Folk e It’s A Sin, sia la polarizzazione e la radicalizzazione delle idee, esplorate in Years And Years.
La genesi dello show, come dichiarato dallo stesso Davies in un’intervista rilasciata a Channel 4, è nata da un gesto quotidiano: l’aver consegnato le chiavi di casa a un suo vicino per ogni evenienza. Da questo spunto prende il via la vicenda tra Leo Struthers (Alan Cumming) e Clive Goss (David Morrissey). Naturalmente quell’episodio non ha preso la piega drammatica raccontata nello show, ma ha rappresentato il punto d’avvio per questa complessa riflessione. Curiosamente, i due protagonisti, come raccontato in un’intervista alla Royal Television Society, erano stati davvero vicini di casa a Londra e si conoscono da circa quarant’anni, ma questa è la loro prima produzione insieme.
GENESI DI UN OMICIDIO
Come precedentemente raccontato, la storia inizia a 10 giorni dalla morte di Leo e segue l’evoluzione del rapporto tra quest’ultimo e Clive. Essendo una serie di sole cinque puntate, ogni capitolo racconta più giornate, concentrate in 45 minuti. Con questo ritmo e con l’elevato numero di temi che lo show vuole trattare, lo spettatore non ha il tempo di assimilare i messaggi e i concetti che vengono espressi. Inoltre, i protagonisti sono al centro di molte vicende, anche molto diverse tra loro, senza avere il tempo di far empatizzare il pubblico.
Nonostante tutto, Alan Cumming (The Good Wife; The Good Fight) in primis e David Morrissey (The Walking Dead) offrono interpretazioni molto convincenti e dimostrano di avere un’ottima chimica. Resta quindi da vedere come l’ossessione di Clive evolverà e quanto questa dinamica riuscirà a diventare il vero centro della serie.
La speranza è che la serie sappia rallentare per concentrarsi sul rapporto tra i due, piuttosto che sulla moltitudine di temi trattati. In una sola puntata Russell T. Davies (Doctor Who) ha voluto raccontare: la radicalizzazione delle idee, come la comunità LGBTQ+ percepisce questo cambiamento, la difficoltà di una donna transgender nel rapportarsi con estranei, l’esasperazione di affrontare problematiche economiche ed affettive, la difficoltà di una persona omosessuale nel vivere la propria identità in un contesto ancora segnato dalla mascolinità tossica.
Nel complesso la serie è comunque un prodotto con dei difetti, ma che funziona, merito sia della curiosità nel vedere questo dramma scatenarsi, sia della bravura dei protagonisti. Da segnalare anche una regia attenta, sebbene talvolta fin troppo insistente nel soffermarsi su alcuni dettagli destinati a essere esplorati e approfonditi in seguito.
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