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Alfredino – Una Storia Italiana 1×03 – Terza PuntataTEMPO DI LETTURA 3 min

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Alfredino Una Storia Italiana 1x03 recensione La miniserie Sky, basata su fatti realmente accaduti, si inserisce in quei prodotti televisivi in cui lo spettatore conosce già l’esito della vicenda, come era stato per il destino di Pablo Escobar in Narcos per fare un celebre esempio. Tutto sta allora nel modo in cui viene sviluppata la narrazione che, almeno per ora, non ha deluso le aspettative grazie anche all’ottima regia di Marco Pontecorvo.

LO SCIACALLAGGIO MEDIATICO


La critica, sottile ma non troppo, allo sciacallaggio mediatico creatosi intorno al salvataggio di Alfredino permea l’intera puntata, con segni evidenti in tal senso già a partire dall’episodio precedente.
Infatti vi è ormai un vero e proprio pubblico fisso a seguire la vicenda, con tanto di transenne per trattenere la folla di curiosi, carichi di opinioni indesiderate ovviamente, paninari pronti a rifocillare le persone e una copertura mediatica 24h su 24, in modo che tutto ciò che accade venga puntualmente riferito ai telespettatori, a scapito anche di notizie politiche ben più importanti.
Ne è l’esempio lampante la storia del fattorino Angelo, interpretato da Riccardo De Filippis, un cittadino qualunque completamente inghiottito dalla storia e pronto a mettersi in gioco in prima persona per risolvere la situazione.
In questa bolgia mediatica si inserisce l’umanità del Vigile del Fuoco Nando, interpretato dall’ottimo Vinicio Marchioni che, a modo suo, riesce a comunicare con il ragazzo, cantando la sigla di Mazinga, in uno dei momenti migliori di questo terzo appuntamento.
L’attenzione sul caso è ormai spasmodica e i genitori di Alfredo sono ormai schiacciati dall’enorme seguito che sta avendo la vicenda, solo l‘arrivo del Presidente della Repubblica Pertini rappresenta uno dei pochi momenti di conforto umano per i coniugi Rampi, sempre più disperati
Ancora una volta è da segnalare l‘ottima prova attoriale di Anna Foglietta che, nonostante uno screen time a disposizione ridotto, riesce a far emergere il dramma di una madre che lotta per la sopravvivenza del figlio, con una prova che spicca rispetto al resto del cast di per sé comunque ottimo.

IL TEAM DEGLI SPELEOLOGI


A non convincere invece è il team di supporto degli speleologi che a modo loro cercano di aiutare i pompieri nel salvataggio del piccolo Rampi, nonostante l’ostilità del comandante dei Vigili del Fuoco Pastorelli, interpretato dal sempre ottimo Francesco Acquaroli.
Nonostante la presenza di Giacomo Ferrara, di solito una garanzia in tal senso, le prove attoriali del gruppo sono abbastanza opache e in parte risentono sicuramente della scrittura dei personaggi, approssimativa e superficiale, visto anche il poco tempo dedicato ai character durante lo sviluppo della narrazione.
Complessivamente la gestione dei personaggi secondari è insoddisfacente visto che nessuno lascia il segno ed è degno di nota, per una narrazione corale che comprende numerosi character, ma in cui sono pochi quelli che effettivamente riescono a colpire lo spettatore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’ottima regia di Marco Pontecorvo
  • L’interpretazione di Anna Foglietta, che spicca rispetto al resto del cast
  • Nando che canta la sigla di Mazinga
  • L’arrivo di Pertini, segno di come ormai la vicenda sia seguita a livello nazionale
  • La critica, sottile ma non troppo, allo sciacallaggio mediatico creatosi intorno al salvataggio di Alfredino
  • Il gruppo di speleologi non convince: superficiale la scrittura dei personaggi, opache le prove attoriali, nonostante la presenza di Giacomo Ferrara

 

Un ottimo episodio per la miniserie di casa Sky che conferma quanto di buono visto sino ad ora. Trattare un tema così delicato per l’immaginario collettivo era veramente difficile, ma il risultato per ora complessivamente è ottimo, peccato solo per i personaggi secondari, poco approfonditi e di scarso impatto all’interno della narrazione. Non resta che proseguire la visione e scoprire come Marco Pontecorvo ha deciso di trattare l’esito drammatico della vicenda.

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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