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American Crime Story: Impeachment 3×08 – Stand By Your ManTEMPO DI LETTURA 3 min

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american crime story 3x08Quasi alla fine della stagione, arriva il turno di Hillary Clinton nell’ottavo episodio di American Crime Story: Impeachment.
Un personaggio, quello della First Lady, che si fa largo contribuendo con la caratura della sua personalità (e dell’attrice che la interpreta, Edie Falco), confermando l’approccio narrativo di questa vicenda notissima: l’impatto della storia sulla vita delle donne coinvolte e le loro reazioni conseguenti. Un tema che prende il sopravvento a scapito dell’aspetto prettamente più politico della vicenda, messo in secondo piano.

LA DELUSIONE


Se si potesse cercare una parola che riassuma la sensazione principale che queste donne provano nella serie (tra le tante, sia chiaro) questa sarebbe “delusione”.
In questo episodio, è evidente quella provata da Hillary verso suo marito, con cui ha condiviso un progetto di vita che sta controllando sotto gli effetti delle sue (ataviche) debolezze. L’interpretazione di Edie Falco è semplicemente perfetta, di nuovo moglie di un marito importante ma stavolta parte “forte” della coppia, pronta a prendersi carico del linguaggio non verbale di Hillary più che delle sue parole. A prescindere che sia in pubblico o nel privato, Hillary/Edie riescono a comunicare il loro disagio attraverso la sottrazione, avendo l’effetto di accentuare la portata gravissima dei sentimenti che ne scaturiscono. Hillary è tremendamente delusa dal marito e si sente defraudata del suo stesso valore poiché, come dice lei stessa a Bill, qualsiasi cosa deciderà di fare sarà comunque sbagliata, costringendola ormai nel posto che più odia: quell’angolo in cui nessuno più di lei vuole trovarsi.

AMMISSIONE DI COLPA


Da spettatori italiani non è facile capire quanto pesa vedere il proprio presidente ammettere di aver mentito di fronte alla legge, il tutto mischiato ad una “torbida” relazione “impropria”. Da un lato colpisce la sagacia con cui lo stesso Clinton riesce a gestire la testimonianza davanti al Gran Giurì, ammettendo la colpevolezza solo verso la sua famiglia ma non verso la legge. Tuttavia, gli occhi del pubblico italiano sono più scafati a queste situazioni e, forse, meno sensibili all’ipocrisia bigotta della società americana da un lato e alla sacralità della macchina statale dall’altro.
Quello che risulta evidente è che il cuore stesso della vicenda, cioè l’abuso di potere verso le parti “deboli” dei singoli rapporti, venga messo da parte in favore del vantaggio politico/sociale che ne può derivare. Hillary, Monica e anche Linda (così come Paula) sono le vittime di quel sistema non in quanto esseri prive di difese e di carattere, ma in quanto ancora lontane da quel potere che le renderebbe partecipanti attive e paritarie assieme agli uomini.
Per il pubblico americano, quindi, (anche grazie alla narrazione del periodo), Monica diventa solo una stalker in cerca di attenzione e un lavoro prestigioso; Paula un’ignorante che si vuole arricchire; Linda una stronza vendicativa senza scrupoli; Hillary la donna troppo fredda e calcolatrice nonostante sia prima di tutto moglie e madre. Con tali raffigurazioni appiccicate addosso, nell’immaginario collettivo queste donne rischiano di essere solo questo, diventando macchiette e non persone.

ISOLATE NELLA DISPERAZIONE


Alla fine, nessuno potrà mai davvero capire i sentimenti provati da queste donne, poiché sovrastate da un qualcosa evidentemente più grande di loro.
American Crime Story sceglie così di restituire uno sguardo su queste donne tremendamente umane nelle loro debolezze, con la volontà di raccontare che c’è molto altro dietro le etichette con cui sono state segnate, al di là delle antipatie che si possono provare nei loro confronti. E il lavoro svolto dalla serie a tal riguardo risulta egregio.
Nelle recensioni precedenti ci si interrogava sulla necessità di dare spazio alle implicazioni politiche della vicenda. In parte questo episodio risponde a questa necessità, anche se il segmento relativo a Clinton serve più ad inquadrare quei meccanismi su cui il potere si muove, per poi agire senza provare troppo rimorso per le proprie colpe.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Edie Falco e la sua Hillary
  • Le varie versioni della verità di Bill Clinton, pubblica e privata
  • Manca sempre un po’ di spazio in più per la parte politico/giornalistica ma non pesa più di tanto

 

Stagione sempre molto interessante con un altro episodio di pregevole fattura. Al contrario della sua controparte horror, in American Crime Story la volontà di mantenere un livello alto è sempre assicurato.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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