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Devils 1×01 – 1×02 – Episode 1 – Episode 2TEMPO DI LETTURA 9 min

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Dopo tanta attesa è arrivata finalmente Devils, il nuovo prodotto di Sky Italia e Lux Vide, che vede come protagonisti Patrick Dempsey e Alessandro Borghi destreggiarsi nel famigerato mondo dell’alta finanza. La serie è stata fortemente pubblicizzata, prima attraverso gli account social degli attori, che hanno riempito in particolare Instagram di storie per alimentare la curiosità del pubblico, e poi tramite i canali ufficiali, con trailer e locandine pronti a spuntare su innumerevoli pagine e banner web (per lo meno dove non arrivava “La Casa De Papel“). Insomma, sembra che casa Sky abbia voluto proprio scommettere – ancora meglio “sia voluta andare corta” – su I Diavoli, il romanzo di Guido Maria Brera che ha ispirato questo financial thriller.
L’autore, che nella vita non fa lo scrittore ma lavora realmente nel mondo che racconta, è di origini romane, cresciuto a Milano ed emigrato a Londra per rincorrere la propria carriera. Non c’è da stupirsi, quindi, che abbia voluto seguire personalmente i lavori sul set: nel suo libro, in qualche misura, parlerà anche di sé.
Il racconto televisivo di Devils, nato da un’idea di Alessandro Sermoneta, è quindi quello di un mondo della finanza molto autentico, caratteristica che emerge dalle scelte dei set e della lingua – l’inglese, di cui si parlerà meglio più avanti – alla caratterizzazione dei personaggi, nei quali l’aspetto umano si fonde inevitabilmente con quello lavorativo, proprio come succede realmente in una banca d’investimento in cui si lavora, senza eccezioni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

NEL CUORE DELLA FINANZA EUROPEA


Per ambientare una vicenda di finanza, probabilmente, non si poteva scegliere un’altra location affascinante come quella della City di Londra. Benché il grande pubblico sia abituato a vedere queste storie di bankers e giovani trader ruotare attorno alla sfera di Wall Street, il distretto finanziario londinese rappresenta il centro della finanza europea e, per ragioni storiche, il cuore di quella mondiale.

Eduard Stuart:
“Do you know how many generations my family have been in banking? My great grandfather was Governor of the Bank of England. For us this line of work has always been about safeguarding people’s savings, not risking them in some sort of gambling hall. Banking used to be a noble profession, but unfortunately these days it seems to stoop ever lower.”

La fredda eleganza dei grattacieli di Londra racchiude in sé l’immagine di un mondo dalla potenza ineguagliabile e dalla ricchezza irraggiungibile, che ha radici profonde nella storia del nostra società e che è fiorito in maniera incontrastata, elevandosi oltre i profili delle nostre città. L’atmosfera che ci viene presentata nel primo episodio è, quindi, molto lontana dal setting più tradizionale del cinema (si pensi al mondo spregiudicato dei Wall Street di Oliver Stone o agli eccessi del più recente “The Wolf Of Wall Street” di Martin Scorsese) o delle serie tv del medesimo genere (il giocare sporco di “Billions“, l’assurdità controversa di “Black Monday“).
Il mondo di Devils, con poche strette di mano e tanto instant messaging, tra uffici, ristoranti costosi e lussuosi appartamenti open space, corrisponde sufficientemente a quello che racconterebbe chi in questo mondo ci lavora per davvero.

LA SCOMMESSA SULL’INGLESE


Chiunque abbia studiato finanza, si sia documentato sul mondo delle borse o, più semplicemente, si sia convinto a guardare uno di quei video su come diventare George Soros in 30 secondi, sarà stato sommerso da una valanga di termini tecnici. Di questo gergo fitto e un po’ astruso, con il quale l’uomo comune fatica a destreggiarsi, l’unica cosa che tutti certo capiscono è che la finanza parla in una sola lingua: l’inglese.
La decisione della produzione è stata quindi quella di muoversi coerentemente, sia nella scelta della lingua originale sia nelle scelte di casting, volendo rispecchiare l’ambiente multiculturale che si respira ai piani bassi delle banche d’investimento e che si rarefà via via che sale l’ascensore. Sono stati quindi selezionati, oltre all’americano Patrick Dempsey nel ruolo del CEO Dominic Morgan (scelta che ha fatto gola al pubblico seriale per la sua partecipazione in “Grey’s Anatomy“), quasi tutti attori di nazionalità diverse e, soprattutto, di diversa madre lingua.
Primo fra tutti, l’italiano Alessandro Borghi, diventato famoso con la serie tv “Suburra” e scoperto anche attore cinematografico di spessore, conclamato con pellicole quali “Sulla Mia Pelle” di Alessio Cremonini e “Il Primo Re” di Matteo Rovere. Specialmente quest’ultimo film aveva testimoniato che Borghi potesse cimentarsi in altre lingue oltre l’italiano, anche se in quel particolarissimo caso si trattava del latino antico. Con l’inglese, l’attore non ha nascosto il proprio timore di cimentarsi in una lingua d’uso comune che tuttavia lui non conoscesse, o per lo meno non così bene da essere sicuro di risultare credibile nel ruolo di un trader dell’alta finanza. Invece, la prova è stata superata assolutamente con successo – e anche con un pizzico di accento british – riuscendo fluentemente nella recitazione e senza sacrificare naturalezza ed espressività. D’altra parte, il personaggio stesso di Massimo Ruggero è un italiano, quindi il ruolo non comportava pretese da madrelingua.
Altra notizia ha fatto, poi, la scelta di Borghi di non voler doppiare sé stesso nella versione italiana per lasciare questo compito ai doppiatori di mestiere. Non una novità, ma un gesto che comunque dimostra il rispetto da parte dell’attore per il mondo del cinema, in cui sta acquistando rapidamente notorietà senza però volerla rincorrere.
Altro membro del cast degno di menzione è infine Kasia Smutniak, di origini polacche naturalizzata italiana, la cui carriera spazia da passerelle a produzioni televisive e cinematografiche, sin anche alle serie tv (“In Treatment” di Sergio Castellitto). In confidenza con ruoli drammatici, il personaggio di Nina Morgan le consentirà senza dubbio di offrire una performance di buon livello e, come suggerisce il secondo episodio, di diversificare il contesto narrativo della serie portando lo spettatore intimamente a contatto con i giochi di potere.

L’ATTUALITÀ DI DEVILS


La vicenda narrativa è inquadrata in un framework fattuale e temporale ben preciso, scandita peraltro dall’incessante flusso informativo delle news – con un equilibrato mix di notizie vere e fittizie – che fanno da sottofondo costante durante tutta la visione. I fatti di Devils hanno luogo nel febbraio del 2011, al centro della crisi del debito sovrano europeo, immediatamente successiva al crack finanziario del 2008. Il protagonista Massimo si trova a un passo dai vertici della più grossa banca d’investimento mondiale, avendone favorito le sorti con un’operazione speculativa sul debito sovrano della Grecia prima del default.
Nonostante la materia tecnica venga sciorinata senza freni, soprattutto nella prima puntata, l’unico concetto che lo spettatore ha bisogno di capire per volere comprendere le vicende economiche alla base della trama è quello di short selling, come viene spiegato, forse troppo in là, nel pilota:

“It’s when an investor borrows shares and sells them, in order to buy them back at a later date at a lower price, and poket the difference”.

In pratica, normalmente chi non è del settore è abituato a pensare alla speculazione come acquistare a un prezzo basso per poi rivendere a un prezzo più alto, mentre in questo caso avviene esattamente l’inverso: prima si vende qualcosa che non si possiede (“prendendola in prestito”) per poi acquistarla successivamente ad un altro prezzo. Se al momento dell’acquisto il prezzo sarà inferiore al quello di vendita si guadagnerà un profitto, se sarà maggiore si otterrà una perdita. Si tratta quindi di una scommessa sul valore futuro di un titolo. Quanto è facile prevedere di vincere o perdere questa scommessa? La risposta è: dipende. In alcuni casi si hanno parecchie informazioni che suggeriscono cosa succederà e il guadagno non sarà certo notevole, in altri casi invece avere queste informazioni è quasi impossibile e il valore della scommessa sale vertiginosamente.
Si pensi, ad esempio, ad “Episode 1”: tutte le informazioni di pubblico dominio suggerivano che la bio-tech Davenport fosse solida come un colosso, chi poteva sapere che il suo magnate alla direzione avesse una malattia neuro-degenerativa, quando nemmeno la sua famiglia ne era a conoscenza? Ecco quindi che il successo del protagonista Massimo Ruggero dovuto alla sue maxi-scommesse – prima fra tutte quella sul fallimento della Grecia – porta con sé nell’ombra tracce sospette di insider trading. Queste vengono seguite diligentemente dalla giornalista Sofia Flores, interpretata da Laia Costa (nomination ai BAFTA per “Victoria” come stella emergente), attivista di un movimento d’informazione anarchica che viene esplicitamente paragonato all’opera di Julian Assange.
Nella seconda puntata, c’è anche una citazione indiretta ai fatti del “datagate” e al caso Snowden, essendo in ballo un’intervista anonima di Massimo con il giornale The Guardian nella quale il trader rivelerebbe informazioni cruciali sulla NYL Bank. La riconciliazione con fatti di cronaca realmente accaduti e la scelta di tematiche sociali rilevanti innalzano la seriosità d’intenti della serie e contribuiscono senza dubbio a accrescerne il valore. Non è un prodotto d’intrattenimento, insomma, ma un’opera che riporta alla luce interrogativi scottanti e quanto mai attuali: chi decide quanto vale il debito di uno Stato? Chi siede nelle commissioni che votano le sorti di una moneta? Cosa può fare fallire una banca? Chi ha il diritto di possedere queste informazioni?
In un periodo di crisi globale scatenata da un virus che nessuno poteva prevedere (o forse qualcuno sì?), i temi portati alla luce da Devils risultano essere al giorno d’oggi particolarmente interessanti e coinvolgenti. Con queste due prime puntate la serie, grazie ad un ben documentato background e al giusto mix di realtà e finzione, riesce a calare lo spettatore in un mondo diabolico e a catturarne indubbiamente l’attenzione.

Duval: “Aaron Swarts said that “Information is power”, but, like all power, there are those who want to keep it to themselves […] These are the new gods. Really. They don’t worry themselves with little things like politics or democracy, because they’re up here. They’re making their own rules, manipulating the social pyramid and virtually… killing the future for the next generation.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Alessandro Borghi
  • La ricostruzione del background, utilizzando luoghi ed fatti reali
  • Il mondo della finanza raccontato in maniera autentica
  • La rilevanza delle tematiche di sfondo
  • L’ambiguità dei personaggi tra buono e cattivo, giusto e sbagliato
  • L’intreccio apparentemente semplice che si rivela via via sempre più complesso
  • L’inizio a strapiombo sul trading, che può inizialmente scoraggiare lo spettatore
  • Poca profondità al personaggio di Dominic Morgan

 

Sky sembra volersi giocare un asso nella manica con Devils, presentando al pubblico del piccolo schermo una serie tv sorprendentemente accurata, che scende nel cuore profondo della finanza trascinando con sé fatti di cronaca reali della nostra storia ed eventi privati fittizi dei protagonisti. Ciò non garantisce che Devils si rivelerà una carta vincente, ma di certo lo spettatore è portato a volerlo scoprire.

 

Episode 1 1×01 ND milioni – ND rating
Episode 2 1×02 ND milioni – ND rating

Dalle fila sudiste di Recenserie, la sua lotta con le puntate da recensire imperversa tra slanci creativi e ritardi clamorosi. Le sue recensioni possono essere ottime o totalmente a cazzo di cane. Detesta le serie romantiche, abomina i teen drama e mal sopporta le comedy. Fantascienza e fantasy sono le uniche vie del sapere, al di fuori di queste è ammissibile solo il mystery.

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