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Doctor Who 8×02 – Into The DalekTEMPO DI LETTURA 5 min

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“The answer to my next question, it must be honest, cold and considered, without kindness or restraint. Clara, be my pal, tell me: am I a good man?”


Nel lontano 1963, il Dottore, con i suoi compagni di viaggio, si trovò nella sua seconda avventura, ad incontrare i Dalek. I Dalek sono come la Banda Bassotti per Zio Paperone, come Gambadilegno per Topolino: sono i villain classici per eccellenza che in tutto il tempo e lo spazio è cosa frequentissima incontrare, ed anche il Dodicesimo è chiamato a togliersi immediatamente questo dente. Neanche il tempo di prendersi un caffè (letteralmente), ed eccolo coinvolto in una enorme guerra, in epoca imprecisata, tra umani e Dalek. E sicuramente, grazie ad “Into The Dalek”, gran parte dei più affezionati spettatori avranno visto i loro pensieri ramificati in mille direzioni. E seguiamole, queste direzioni.
La parentesi semi-introduttiva tra Clara e il nuovo personaggio Danny Pink potrebbe far storcere la bocca a molti. Tuttavia, l’alternanza tra momenti familiarmente british da commedia e l’estrema fantascienza è uno dei marchi di fabbrica di Doctor Who. Utilissimo quindi il siparietto tra i due per mitigare l’atmosfera estremamente claustrofobica, dinamica ed oscura che caratterizzerà la stragrande maggioranza dell’episodio. Inoltre, con l’introduzione del nuovo companion Danny Pink, si sta andando a toccare uno degli elementi più ancestrali di tutto lo show: due insegnanti al seguito del Dottore (che ricordo essere il dodicesimo, ma anche la prima incarnazione del nuovo set di rigenerazioni) evocano sicuramente tempi molto remoti. E tutto ciò è molto bello.
Senza andare tanto indietro nel tempo, è inevitabile che “Into The Dalek” ci ricordi tantissimo “Dalek!” del 2005. Il Dottore allora interpretato da Christopher Eccleston si trovava di fronte ad un Dalek prigioniero, trattenuto da un collezionista di manufatti alieni. Da una posizione di sottomesso, l’alieno inizierà poi a seminare il panico all’interno della struttura: con tempi diversi, ma questo è anche lo schema narrativo di “Into The Dalek”. C’è tuttavia un aspetto, oltre alla struttura dell’episodio, che è un sottilissimo filo che lega i due episodi, distanti tra loro nove anni. Quando alla fine della 8×02 il Dalek non cambia la sua inevitabile natura, pur cambiando bersagli, e il Dottore inizia a porsi domande sulla sua di personalità, una frase lo farà totalmente vacillare: “you are a good Dalek”. Dopo la furia di Eccleston del 2005, invece, la considerazione fu “You would make a good Dalek”. Il concetto appare lo stesso, tuttavia la sottile differenza che segna il cambiamento del personaggio in questi nove anni è dettata dall’aggettivo “good”. Il Nono venne additato come “buon Dalek”, essendo egli ancora caratterizzato da una furia belligerante, derivata dalla recente Time War, una sopita furia omicida colma d’odio degna di ogni buon Dalek. Nove anni dopo (o mille anni dopo), il Dottore è un “Dalek buono”. Ciò che il Dottore vorrebbe trovare in Rusty, quella coscienza, consapevolezza ed etica che tanto cambierebbero, alla fine le scopre come sue caratteristiche. Non c’è più la furia cieca: ora vi è bieco calcolo e manipolazione. Come disse Tennant in “The End Of Time”: “I got worse, I got clever”. Tolto il velo sorridente di Matt Smith, ciò che resta è l’inevitabile oscurità accumulata dopo oltre duemila anni di vita. Il Dottore è bellezza, divinità ma anche odio, un odio che scatena nel Dalek danneggiato la stessa identica furia omicida, cambiando solamente i bersagli. Odio verso i Dalek che sicuramente nasce da uno dei “many mistakes” di cui si era parlato in “Deep Breath“: ricordiamo che il Dottore aveva avuto la possibilità di impedire la nascita stessa degli abitanti di Skaro, su richiesta degli stessi Time Lords, ma i suoi scrupoli morali avevano avuto la meglio (“Genesis Of The Daleks“, 1975).
Stilisticamente l’episodio, oltre ad essere estremamente positivo in quanto a riuscita scenica, ci da modo di comprendere diverse direzioni sia sulla personalità di questo Dodicesimo, sia sul carattere dell’ottava stagione. Intanto è palese l’evocazione dei fasti dell’epoca di Russell T. Davies: forti tonalità di blu e grigio, ambienti stretti e lunghi. Inoltre la tematica principale sulla ricerca della propria identità, rivela il carattere radicalmente differente di questa nuova stagione. Toltosi il peso della colpa della distruzione di Gallifrey, ciò che rimangono sono fantasmi e una personalità molto complessa con cui fare i conti. In “The Rings Of Akhaten” il Dottore, in un’atmosfera totalmente romantica, fa i conti con il suo passato, evoca tutta la sua vita in una forma comunicativa “conservativa” come il monologo; in “Into The Dalek”, con un’inquadratura identica, ma con un panorama completamente diverso, ciò che si instaura è un dialettico dialogo, con uno dei suoi eterni nemici per giunta. “Am I a good man?” era la domanda chiave dell’episodio ed il confronto con Rusty altro non fa che amplificare la natura di questa ricerca. La risposta incerta che alla fine concede Clara rende manifesta la natura della stagione intera: un viaggio dentro una personalità complessa e antichissima, un vero e proprio viaggio into darkness.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Riuscita scenica dell’episodio
  • I caffè in ritardo
  • La porta del Tardis aperta con un calcio
  • Incontro tra Clara e Danny Pink
  • Nuova incursione di Missy
  • Come sempre, interpretazione di Capaldi
  • Doctor/Dalek
  • Riferimento al primo viaggio su Skaro: accadeva in “The Daleks” del 1963
  • “You are a good Dalek”
  • Ok i riferimenti, ma l’episodio era troppo sulla falsa riga di “Dalek!” del 2005
  • Poco comprensibile la scelta di andare a riparare un Dalek guasto
  • Ho dovuto scrivere la recensione due volte perché la precedente è andata perduta

 

La strada continua ad essere più che giusta. Pur con qualche evitabile ingenuità, quest’ottava stagione prende per la prima volta la strada dell’episodio (ma forse non completamente) procedurale, come poi Doctor Who è sempre stato. Non sarebbe durato cinquant’anni in caso contrario. Episodi come questo seminano elementi nascosti che torneranno più avanti (un Dalek-spia può essere una vera e propria mina vagante) e danno sempre più valore agli episodi speciali che vanno a toccare la mitologia della serie. Inoltre pur essendo un’ottava stagione, quindi si dovrebbe già conoscere bene lo show, la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Il continuo ricambio che viene garantito (dagli attori alle musiche, sempre più camaleontiche grazie al geniale Murray Gold) ci pone di fronte a quella che potrebbe essere vista sempre come una prima stagione. E anche per questo, nel breve periodo di trasmissione che ci viene concesso, Doctor Who rimane appuntamento attesissimo e graditissimo.

Deep Breath 8×01 6.8 milioni – ND rating
Into The Dalek 8×02 5.2 milioni – ND rating

 

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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