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Dr. Death 1×07 – Feet Of Clay

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Dr. Death 1x07 recensioneGiunti al penultimo episodio di questa miniserie, Dr. Death si ritrova a fare un giro completo della sua narrazione ricollegandosi direttamente al pilot. Come filo diretto del percorso costruito in questi sette episodi viene enfatizzato un piccolo, e apparentemente insignificante, elemento che la serie targata Peacock ha voluto utilizzare come punto di partenza/arrivo: il buco nei pantaloni del dr. Duntsch.
Apparso nel primo episodio per sottolineare la superficialità e la poca cura del medico, lo strappo nei pantaloni prende vita in “Feet Of Clay” creandosi un background e amplificando ancora di più la precaria condizione psicologica di un uomo decisamente fuori da ogni ragione.

“Got him.”

L’INIZIO DELLA FINE


Nel presentare la recensione del pilot si era sottolineato come i ritardi causati dal Covid nella produzione di Dr. Death avessero inciso con un cambio del cast. Joushua Jackson, in un primo momento, non era stato ingaggiato come protagonista della serie, ruolo invece affidato all’attore Jamie Dornan. A posteriori, e quasi alla fine della visione dello show, si può tranquillamente affermare che il cambio dell’ultimo momento non è stato affatto rimpianto. La performance di Joushua Jackson, infatti, si è rivelata sin dall’inizio di altissimo livello grazie innanzitutto ad un’espressività disarmante. L’apice, però, viene raggiunto in questo settimo episodio dove Jackson sfoggia tutte le sue qualità, amplificandole in due momenti specifici. A partire dai primi attimi di puntata, dove l’interrogatorio del dr. Duntsch regala cinque interi minuti di dialogo fissati in un costante primo piano incentrato sul medico. Il tutto termina poi, verso la fine dell’episodio, con l’acceso confronto tra Christopher e suo padre, anche qui un altro picco recitativo concesso da Joushua Jackson.

“So I can’t go home?”

L’ottima interpretazione dell’attore naturalmente favorisce di gran lunga la capacità di emergere del personaggio. In quest’occasione, con l’arresto e il conseguente processo, il Christopher che viene fuori è un uomo sempre rabbioso che inizia anche ad aver paura ma, alla cui base, permane sempre quell’egocentrismo presentato prepotentemente attraverso i flashback. Anche durante l’interrogatorio, infatti, Duntsch continua la sua feroce arrampicata sugli specchi, con un insieme di scuse e accuse ad altri, tutto pur di non assumersi alcuna responsabilità.
Ma se c’è un elemento che colpisce più di tutti riguardo la rappresentazione di questo character è l’impossibilità, ancora adesso, di decifrarne il comportamento. Costantemente in bilico tra sociopatia e incompetenza, il giudizio finale non sembra ancora ben chiaro, con la serie che approfitta di questo gioco mischiando azioni e dialoghi contraddittori, rimandando forse anche l’esito psichiatrico al finale.

PAURA E OMERTA’


“Well, he’s a better surgeon than he is a poet.”

Parallelamente alla battaglia giudiziaria e personale di Christopher, la serie decide di raccontare la parte riguardante le indagini e il processo mediante altri personaggi. In questo frangente, infatti, la figura del medico viene messa in secondo piano, emergendo attraverso i racconti di chi ha incrociato il suo cammino.
Con il sempre frizzante team composto dal dr. Kirby e dr. Henderson da un lato e l’assistente procuratore Michelle Shughart dall’altro, “Feet Of Clay” dedica una maggiore attenzione ai personaggi secondari, donando uno sguardo più personale anche ai pazienti, elemento che finora era mancato. Vengono così stabiliti vari blocchi di pensiero: dai ricordi di gioventù nostalgici alle opinioni contrariate dei colleghi russi; dalla fiducia dei pazienti, ai dubbi del padre; dalle paure di Wendy alla rabbia di Kim; dall’omertà degli addetti ai lavori (tra cui spicca il dr. Skadden) alla cieca e malata lealtà di Jerry Summers.
Tutti elementi che aiutano a formare un quadro più definito sulla figura di Christopher Duntsch per aiutare Michelle Shughart ad incriminarlo e lo spettatore, forse, finalmente ad inquadrarlo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il buco nei pantaloni come filo conduttore
  • Uno straordinario Joshua Jackson 
  • Il comportamento ancora indecifrabile di Christopher Duntsch
  • “You want to come to my house?”
    “Your parents home?”
  • Colonna sonora sempre azzeccatissima 
  • Fino alla fine la serie continua a mostrare sempre lo stesso limite: la pessima gestione delle timeline. Un vero peccato confondere così una narrazione sempre di livello 

 

Dr. Death si prepara all’atto finale ricongiungendosi al pilot e dando inizio al tanto agognato processo contro Christopher Duntsch. Nonostante un finale già conosciuto ai più, la serie riesce a mantenere alta l’attenzione in vista dell’ultimo episodio grazie ad un protagonista malgrado tutto ancora indecifrabile.

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Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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